Il sottosegretario Sbarra a Domani smentisce la Camera di commercio: «Ho lasciato tutto appena nominato». Caputi ha rinnovato una consulenza con Notartel, e gli interessi immobiliari di La Russa e Santanchè

(Stefano Iannaccone e Nello Trocchia – editorialedomani.it) – Un via vai di affari privati che incrociano il ruolo di ministri, sottosegretari o parlamentari. La vicenda dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, è solo la più rumorosa, a braccetto con la storia di Daniela Santanchè. Ma l’impasto di interessi personali e ruolo istituzionale è una consuetudine diffusa nella destra italiana. Intrecci che spesso sfociano in palesi conflitti di interessi. Del resto non esiste ancora una legge seria che regoli la materia, che a differenza di altri paesi è considerata una questione marginale. In Germania, Francia, Inghilterra, le dimissioni arrivano per molto meno senza dover aspettare un “caso Bisteccheria” alla Delmastro, che nel pieno del suo mandato ha pensato bene di investire assieme alla figlia di un prestanome dei clan romani.
C’è un caso molto recente di attività e ruoli che si intrecciano, la vicenda riguarda, come è in grado di rivelare Domani, Luigi Sbarra, sottosegretario al Sud ed ex segretario Cisl, che non ha mai reciso il cordone con il sindacato. Con tutti i benefici del caso per l’organizzazione sindacale, oggi guidata da Daniela Fumarola, e le rispettive emanazioni. Palazzo Chigi, a metà marzo, ha concesso un affidamento diretto, da 90mila euro, alla Fondazione Ezio Tarantelli, che di fatto è il centro studi della Cisl. Fondazione in cui Sbarra risulta tuttora componente del comitato di gestione. Un cortocircuito. Gli uffici del sottosegretario fanno capo alla presidenza del Consiglio e lo stanziamento è stato ufficialmente messo a disposizione dal dipartimento della Coesione, guidato dal meloniano Tommaso Foti, altra struttura di Palazzo Chigi. E ancora: l’affidamento di 90mila euro ha durata di un anno e riguarda «la realizzazione di prodotti tecnico-scientifici relativi all’attuazione di attività concernenti al piano nazionale della famiglia». Un progetto affine alle politiche sulla famiglia, delegate alla ministra Eugenia Roccella. Il sottosegretario dichiara di non sapere nulla di questo affidamento. «Al momento della nomina a sottosegretario, avvenuta in data 12 giugno 2025, Sbarra ha rassegnato le dimissioni da tutti gli organismi collegiali e da qualsiasi ente, associazione, fondazione sindacale e non», fa sapere l’ufficio stampa. Non solo: «I funzionari della fondazione ci hanno confermato di avere chiesto l’aggiornamento delle scritture e di avere effettuato da poco un sollecito in tal senso. Il dato inveritiero deriva da tale intempestività». Insomma il sottosegretario ha lasciato, ma la Camera di commercio dice altro. In attesa di aggiornamento.

Dal cibo alla salute
Una delle passioni della destra degli affari è poi la ristorazione. Per una tagliata al sangue bastava rivolgersi – fino a qualche settimana fa – a Delmastro, alla sua Bisteccheria d’Italia, nel quartiere Tuscolano, a Roma. Lì c’era il locale suo e della giovanissima prestanome del padre, a sua volta uomo del boss Senese.
Per la cacio e pepe, invece, meglio bussare al parlamentare, e tra i leader di Fratelli d’Italia nel Lazio, Paolo Trancassini, proprietario del ristorante di famiglia la Campana (di recente sottoposto a lavori di ristrutturazione), nel cuore della capitale, tra via della Scrofa, sede del partito di Giorgia Meloni e i palazzi della politica. Proprio a Montecitorio, da deputato questore, vigila sulla Cd servizi, società in house della Camera, che ha nei servizi di ristorazione una delle principali attività.
La passione dei meloniani per la cucina arriva fino a Trezzano sul Naviglio, a Milano, dove Marco Osnato, presidente della commissione Finanze alla Camera, è socio di un ristorante di pesce. Ma non di solo cibo si nutre la destra che investe nelle attività private.
C’è la compravendita di immobili, dove è attivo il presidente del Senato, Ignazio La Russa, anche attraverso la famiglia.
La seconda carica dello Stato si divide tra la famiglia del bosco, la difesa di Santanché e qualche affare di famiglia nel tempo libero. La memoria torna alla villa, in zona Forte dei Marmi, immersa nel verde del parco della Versiliana, 350 metri quadrati su tre livelli, con giardino e piscina. E a quell’affare incredibile fatto tre anni fa dalla consorte del presidente del Senato, Laura De Cicco, e dal compagno dell’allora ministra Santanchè, Dimitri Kunz. Avevano comprato e rivenduto in meno di un’ora la stessa magione guadagnando un milione di euro. Passano due anni, ma non la voglia di fare affari con il mattone. Nel giugno 2025 proprio De Cicco, come procuratrice del marito La Russa, ha venduto un appartamento a 280mila euro in una palazzina in un comune in provincia di Vercelli. La parte venditrice «dichiara di aver ricevuto la somma prima d’ora dalla parte acquirente», si legge nell’atto tramite vaglia e assegni. A guardare in Camera di commercio il presidente del Senato mantiene ancora il suo ruolo di socio accomandante nella società Interiblea sas che si occupa di beni immobili e affitti, gestita dalla moglie, ma anche in Gibson dove possiede anche una quota.
In questa srl, impegnata nello stesso settore, ci sono anche l’ex deputato Massimo Corsaro e Sergio Conti, quest’ultimo in passato processato e assolto, imputato prima per estorsione e poi per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, reato che prevede una querela di parte, mai presentata dalla presunta vittima. Un passato di incroci pericolosi con soggetti vicini alla ‘ndrangheta. Il caso è stato nuovamente al centro delle cronache tre anni fa, ma La Russa è ancora lì: in società con lui.
Quote societarie erano nelle mani anche di Guido Crosetto, il potente ministro della Difesa, che le deteneva in tre srl insieme ai fratelli Mangione nel settore dell’accoglienza e dei B&B. Passato burrascoso per i Mangione, in informative e carte giudiziarie sono stati accostati a nomi di peso della criminalità romana come Massimo Carminati. Accostamenti che sono stati sempre respinti dagli imprenditori: il boss Carminati era solo un cliente del ristorante.
Lo scorso novembre Domani ha raccontato la cessione delle quote da parte di Crosetto con incasso di 250mila euro. «Le quote societarie citate sono state cedute al prezzo che corrisponde, peraltro neanche interamente, ai capitali investiti ed ai finanziamenti, tutti tracciati e regolari effettuati da un libero cittadino italiano che oggi è ministro», aveva confermato. Poi c’è il settore della sanità privata dove giganteggia Antonio Angelucci, deputato della Lega (nella precedente legislatura con Forza Italia) capostipite della dinastia della sanità privata, con il gruppo San Raffaele, beneficiario di milioni di euro di fondi pubblici oltreché di rottamazioni fiscali varie di cui il suo gruppo ha beneficiato. Ufficialmente ha lasciato tutto agli eredi. Ma Angelucci è anche fondatore di un polo editoriale. Sotto il suo controllo ci sono i quotidiani Libero, Il Giornale e Il Tempo.
Ci sono poi dirigenti di governo, come il capo di gabinetto, Gaetano Caputi, che ha avuto interessi societari in varie realtà anche durante il proprio mandato a Palazzo Chigi. E, intanto, di recente ha rinnovato la «consulenza professionale in ambito scientifico e giuridico con Notartel s.p.a.» per la cifra di 50mila euro, che si somma ai vari incarichi come quello di presidente (fino al marzo 2027) dell’organismo indipendente di valutazione dell’Ismea, ente del ministero della Agricoltura, di Unirelab (15mila euro), società in house del dicastero di Francesco Lollobrigida, e di componente dell’Oiv del ministero della Difesa (20mila euro all’anno). Non ci sono imprese di mezzo, ma la professione di vigilante di Caputi.
Insomma, non ci sono solo volti mediatici, come l’ex ministra Santanchè, che fino all’incarico governativo aveva una serie di interessi imprenditoriali, dagli stabilimenti balneari, il Twiga, all’editoria con Visibilia, foriera poi di guai giudiziari. Il suo possibile erede, Gianluca Caramanna, che tra partito e consulenze varie nelle regioni governate dalla destra, ha gestito l’affittacamere “Gianluca Caramanna”, in via XX Settembre, nel centro di Roma, ceduto a due signori nati nelle Filippine e amministrata dall’indiano Jacob Thottapallil.
Tra i ministri che coltivano interessi privati c’è quello dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, socio della E-co, società che opera nel campo della ricerca nelle tecnologie per la mobilità del futuro.
Alle spalle di ministri e sottosegretari, vecchi o futuribili, ci sono poi i parlamentari meno noti, come Luca Squeri, deputato di Forza Italia e segretario della commissione Attività produttive alla Camera, che è proprietario di una pompa di benzina. Ma risulta anche consigliere Figisc service, una srl che si occupa del marketing e della promozione degli impianti della distruzione di carburanti.
La società è al 90 per cento della Federazione italiana che tutela i gestori degli impianti di carburante e al 10 per cento dell’Associazione nazionale imprese servizi autostradali, due lobby del settore che hanno un loro naturale interlocutore a Montecitorio. Nel centro nevralgico delle scelte sulle politiche energetiche. La capogruppo di FdI in commissione Bilancio alla Camera, Ylenja Lucaselli, è la principale azionista (con il 30 per cento delle quote, insieme alla Day Advisory Group) della Hc Consulting, amministrata dal marito, Daniel Hager. La società si occupa di servizi legati alle operazioni doganali. Altra materia di cui il Parlamento si occupa.

Sotto gli affari
Al ministero dell’Economia c’è come sottosegretaria la forzista Sandra Savino. È socia della Esse re, detiene il 20 per cento delle quote. Una srl che si occupa dell’acquisto e della vendita di terreni e beni immobili e che, a sua volta, detiene quote di minoranza di un’altra sigla: la Esse.Data, quelle di maggioranza sono in mano al figlio. Una srl impegnata nell’offerta di servizi di raccolta ed elaborazione dati, relativi anche alla contabilità, per imprese e aziende. Tra il 2025 e il 2026 alla srl sono arrivati due affidamenti, in tutto 50mila euro, per il servizio di gestione degli adempimenti amministrativi del personale dell’istituto Rittmeyer per ciechi, un istituto regionale commissariato che, nei mesi scorsi, ha messo all’asta tre immobili per ripianare i debiti. «Si tratta di aziende di famiglia, la mia partecipazione è priva di qualsiasi ruolo gestionale o potere di indirizzo. L’istituto richiamato non è di competenza statale. Non sussiste alcuna situazione, diretta o indiretta, di conflitto di interessi», dice Savino.
Altro ministero, altro sottosegretario. Si tratta di Marcello Gemmato, fedelissimo di Giorgia Meloni. Ha mollato, dopo polemiche e spot per la sanità privata, le quote di una srl, la Therapia di Bitonto, che ha finanziato in passato anche Fratelli d’Italia. Ma ha ancora un piede nella farmacia storica di famiglia. E anche questa, nemmeno a dirlo, ha sostenuto il partito. La farmacia resta il mondo di riferimento di Gemmato. Un ministro ombra che con quello vero manco parla più. Orazio Schillaci da una parte, Gemmato il farmacista-sottosegretario dall’altra.
DEL MASTRO E I SENESE
CHI È MICHELE SENESE- Viviana Vivarelli
Michele Senese, detto ‘o pazzo (Afragola, 18 novembre 1957) è un mafioso italiano, membro della Camorra, fondatore e boss del clan Senese, ritenuto uno dei più potenti boss della città di Roma.
Nato ad Afragola da una famiglia onesta e soprannominato ‘o pazzo per via delle numerose perizie psichiatriche, dalla dubbia veridicità, che lo indicavano quale soggetto affetto da epilessia e schizofrenia, grazie alle quali ha più volte scampato il carcere, rappresentando, negli anni ’70 e ’80, come molti altri mafiosi di quei tempi, il cliché del boss folle e incapace di intendere (proprio come Raffaele Cutolo, evase dal manicomio criminale di Aversa, dov’era stato internato in virtù del suo presunto vizio di mente), Michele Senese inizia la sua carriera criminale come esponente del clan Moccia e della Nuova Famiglia, venendo ben presto coinvolto nell’esecuzione di omicidi, tra cui quello di Alfonso Catapano, fratello di Raffaele Catapano, elemento di spicco della Nuova Camorra Organizzata, ucciso a Nola agli inizi degli anni ottanta.
«È zio Michele, amico mio intimo, lui comanda tutta Roma, qualsiasi cosa passa prima da lui e poi va avanti.»
(Indagato parla di Michele Senese a un conoscente)
A soli 22 anni, Senese viene inviato a Roma da Carmine Alfieri, per assolvere al compito, per conto della Nuova Famiglia, di muovere guerra e dare la caccia ai cutoliani presenti nella città ma, soprattutto, per uccidere Vincenzo Casillo, il quale soggiornava a Roma ed era ritenuto da Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, entrambi vertici della Nuova Famiglia, responsabile della morte dei propri fratelli. È proprio qui, a Roma, che Senese, caldeggiato dal clan Moccia, inizia ad imporsi come un vero e proprio boss, fondando un’associazione criminale dedita principalmente al traffico di sostanze stupefacenti e un crescente impero criminale, stringendo alleanze con altre organizzazioni ivi attive, come la Banda della Magliana, il clan Pagnozzi, i Fasciani e i Casamonica (i quali si approvvigionavano di stupefacenti principalmente da Senese e dalla ‘ndrangheta), stringendo un solido legame con Massimo Carminati e altri clan camorristici e cosche mafiose, quali i Gallo di Torre Annunziata, gli Abate di San Giorgio a Cremano, i Rinzivillo di Gela e le cosche palermitane dell’Acquasanta e di Santa Maria di Gesù[1][5], fino ad arrivare a controllare lo spaccio di droga in diversi quartieri di Roma, come San Basilio, Cinecittà, Tor Bella Monaca, Tuscolano e Tiburtino, tramite gruppi associati[.
Al clan Senese sarebbe stato legato, inoltre, Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, legato anche a Carminati e considerato il punto di raccordo fra estrema destra romana, criminalità romana, gruppi criminali albanesi e camorra, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, a sud-est di Roma, zona ricadente nel raggio d’azione dei Senese e dei Pagnozzi. Piscitelli, noto trafficante di droga, sarebbe stato a capo di una batteria di picchiatori, composta da soggetti italiani e albanesi, facente capo al gruppo Senese. Michele Senese inoltre, tramite il fratello Gennaro e il Piscitelli, agli inizi degli anni ’90, era entrato in contatto con il clan Abate di San Giorgio a Cremano, da cui si riforniva di eroina – prodotta in Turchia e trasportata in Italia via Germania – e di hashish proveniente dalla Spagna, da piazzare poi sul mercato della droga capitolino.
Nel giugno del 2013, Michele Senese viene tratto in arresto poiché riconosciuto mandante dell’omicidio di Giuseppe “Pinocchietto” Carlino, malavitoso membro della Banda della Marranella, occorso in data 10 settembre 2001, a Torvajanica, eseguito da Domenico Pagnozzi, esponente di spicco del clan omonimo, operante ed egemone tra l’avellinese e il beneventano e anch’esso con forti ramificazioni nella Capitale. Carlino fu ucciso per vendicare la morte di Gennaro Senese, fratello di Michele, che era stato assassinato a pugnalate il 16 settembre del 1997 da Francesco Carlino, fratello di Giuseppe, ma anche per questioni di debiti economici che i Carlino avevano procurato a Senese con altre organizzazioni dedite al narcotraffico, che gli stessi Carlino non avevano mai onorato. (Wikipedia)
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Proprio una bella persona perché il sottosegretario alla Giustizia Delmastro non lo avesse mai sentito nominare al punto da entrare in società con sua figlia in una bisteccheria, portandoci poi a mangiare mezzo Governo !!!!
Berlusconi era in rapporto tramite dell’Utri con i clan palermitani mafiosi del boss Stefano Bontate, con i clan di Santa Maria del Gesù. Mezzo dipartimento della Giustizia si dà da mangiare dalla camorra romana.
Davvero una bella compagnia!
E’ chiaro dunque perché Nordio ha intenzione di depenalizzare il reato di Concorso esterno in associazione mafiosa, ora punito col carcere da 10 a 18 anni, pena equiparata a quella del 416-bis.
Da notare che la contiguità mafiosa nerl codice penale non è nemmeno un reato a parte. E sarebbe la prima cosa da fare qualora il M5S arrivasse al Governo, assieme a una legge contro il conflitto di interesse e all’espulsione da qualunque carica pubblica per chi incorre in reati passati in giudicato.
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da D’Antoni in poi la CISL trasformata in CISNAL, con gli ultimi 5 segretari è diventata la “cinghia di trasmissione” di Confindustria e portatrice di voti per i fratellini di Salò.
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