๐Œ๐ž๐ฅ๐จ๐ง๐ข ๐š ๐Ÿ๐ž๐ญ๐ญ๐ž ๐จ๐ฉ๐ฉ๐ฎ๐ซ๐ž ๐ง๐จ?

(di Marcello Veneziani) – Insomma, che succede al governo Meloni con la botta del referendum perduto? La spiegazione piatta e superficiale รจ che ha vinto lโ€™Italia del no, che era poi non solo il no alla riforma ma soprattutto il no al governo Meloni. Ma รจ una spiegazione che non spiega nulla. Era scontato che lโ€™Italia di opposizione, con poche defezioni, votasse compatta in quel modo, ma non era prevedibile che il No diventasse la maggioranza dei votanti: resta da spiegare perchรฉ un arcipelago di minoranze si trova poi maggioranza nelle urne; da dove proviene la differenza, lo scarto di due milioni di voti a vantaggio del no, quando si partiva da uno scarto equivalente a favore del governo Meloni? รˆ lรฌ che bisogna trovare la chiave.

A mio parere la principale spiegazione resta il mutato clima internazionale tra dazi, occupazioni, invasioni, guerre, distruzioni, minacce e gli effetti che ha generato nella gente tra riflessi e paure. Una guerra pericolosa e insensata che risponde al disegno egemonico di Israele nel Medio Oriente; il governo Meloni รจ stato assimilato per affinitร  politica al duo Trump-Netanyahu, scontando colpe altrui. Naturalmente la guerra per noi italiani non vuol dire solo paura del conflitto, mobilitazione in armi; vuol dire crisi energetica, ricaduta economica nella vita corrente.

Fino a ieri il quadro internazionale era il punto di maggior consenso per la Meloni: vederla considerata e rispettata nei consessi mondiali รจ stata la prima argomentazione di questi anni in suo favore. Quando chiedevi quale fosse il successo della Meloni ti rispondevano con quello che vedevano in tv: il suo protagonismo internazionale era visto come il segno di una mutata considerazione dellโ€™Italia a livello mondiale. Ora, quello che รจ stato il punto di forza della Meloni, la politica estera, รจ diventato il suo punto debole: la Meloni doveva essere il ponte tra lโ€™Unione europea e agli Stati Uniti, lโ€™alleata preferita di Trump, ma tutto questo si รจ capovolto da quando lโ€™aspirante Nobel della Pace ha preteso il Nobel della guerra. Cosรฌ la Meloni รจ rimasta schiacciata tra la prepotenza dellโ€™Alleato e lโ€™impotenza dellโ€™Unione Europea; e tra la situazione esplosiva del Medio Oriente e lโ€™appiattimento europeo sullโ€™Ucraina nella guerra unilaterale che abbiamo dichiarato alla Russia a nostro danno. Insomma la politica estera รจ diventata il tallone dโ€™Achille della Meloni e la smentita nei fatti del sovranismo con cui si era presentata agli italiani. Bisogna pure aggiungere che il voto giovanile al referendum รจ stato molto condizionato dal quadro internazionale: il loro era un no alla guerra, a Trump, a Israele e al loro terminale italiano, oltre i ProPal o gli Antifa.

Ma torniamo alle cose di casa nostra. Dopo tre anni e mezzo di prudenza e piccoli passi, in cui il bene principale del governo era la sua stabilitร  duratura, lโ€™unica cosa che veniva prospettata al paese era la riforma della giustizia, ossia il compimento di un progetto berlusconiano. Riforma condivisibile, intendiamoci, che non metteva a repentaglio la Costituzione, lโ€™equilibrio tra i poteri, la democrazia: ma si possono concentrare gli sforzi su quella riforma rispetto a ogni altra prioritร  e riforma, mobilitare il paese su quel tema che veniva recepito come un regolamento di conti tra politica e magistratura? Qui permettetemi di dar voce a quel segmento critico di elettori della Meloni che dice: l’abbiamo votata per cambiare, dopo aver avuto un governo tecno-politico di coalizione generale; ma dopo tre anni e mezzo cosa รจ cambiato davvero per noi italiani, per noi cittadini, per noi contribuenti, per noi famiglie? Cosa รจ cambiato sul piano dei flussi migratori, della sicurezza, del declino culturale e sociale, dei โ€œvaloriโ€, della salute, della vita pubblica, dei servizi e della pubblica amministrazione? quella fetta di elettorato risponde che non รจ cambiato niente o quasi e qualcuno aggiunge: di tracce della destra sociale e nazionale al governo neanche l’ombra. A loro io continuo a replicare che se lโ€™avesse fatto, avrebbero fatto cadere il suo governo. Comunque non ci ha nemmeno provato, neppure in quegli ambiti meno condizionati dagli assetti sovranazionali. Poi, se si andasse a votare, di fronte allโ€™alternativa della sinistra al governo, una parte degli scontenti ripiegherebbe comunque sul sostegno alla Meloni. Intendiamoci, questo ragionamento o questo malumore non riguarda lโ€™intera platea degli elettori meloniani ma solo una porzione, pur consistente; perรฒ le elezioni si vincono se tieni unito il corpo sparso del tuo consenso, e invece si perdono se quel coagulo elettorale si sfilaccia. Cโ€™รจ chi obbietta: ma quel malcontento riguarda quel cinque, dieci per cento di destra, il voto alla Meloni รจ piรน ampio. Vero, ma se togli quel cinque, dieci per cento, la Meloni perde la sfida.

Insomma sul referendum ha influito il clima generale di sfiducia; la gente, o meglio una fetta non maggioritaria ma determinante del popolo italiano, non si fida di nessuno, e ha paura; e chi ha paura non vuole scossoni, diventa conservatore ma non nel senso dei valori. Questo รจ un paese di rivoluzionari a parole e immobilista nei fatti; la cosa piรน difficile da fare sono le riforme. La Meloni non ha perso la simpatia popolare che riscuote nel Paese, anche se si รจ appannato il suo appeal e si รจ incrinata quellโ€™aura vincente. In ogni caso, lโ€™insofferenza verso la Meloni non รจ paragonabile allโ€™odio che si avvertiva in mezza Italia contro Berlusconi quando era al governo. La Meloni non suscita odio, e lโ€™antipatia che riscuote in una parte del paese resta di tipo politico e ideologico, non รจ personale o umana.

Comโ€™era prevedibile il superamento della sconfitta richiede riti sacrificali e si sono perciรฒ trovati alcuni capri espiatori. Qui magari hanno ragione i critici e gli oppositori a osservare: cโ€™รจ stato bisogno di una sconfitta per farli dimettere, non sarebbe stato piรน credibile farlo prima? Vero, ma in politica non conta ciรฒ che รจ giusto o ciรฒ che รจ bene ma conta il messaggio di forza o di debolezza che dai al Paese. Se mandi via dal governo i tuoi che sono stati attaccati dalla stampa e dallโ€™opposizione dai un segno di debolezza. Se lo fai dopo una sconfitta, invece, puรฒ essere un rito sacrificale per riprendere vigore.

Resta ora da compiere una scelta di fondo per lโ€™ultimo giro di boa prima del voto: tirare a campare, come un governo democristiano di piccolo cabotaggio, senza piรน osare riforme oppure tentare il colpo dโ€™ala e di reni, coi rischi che comporta unโ€™azione tardiva in una compagine ammaccata. Temo la sintesi al peggio: la parvenza di un drastico cambio di passo solo annunciato per continuare poi di fatto a galleggiare. E magari rinchiudersi in un bunker in cui ci si fida solo dei famigliari.

Perรฒ lasciateci tornare sul tema dellโ€™inadeguatezza del ceto di governo; la sua sola giustificazione รจ che dallโ€™altra parte non รจ meglio. Inadeguati sono in tanti, anche nel cerchio piรน ristretto e militante della Meloni, e lo vediamo ogni giorno. Ma questa รจ la realtร , ora non si puรฒ fare altrimenti. Vorreste per questo lasciare il campo a Schlein & C. o ai tecnici alla Draghi e Monti? No, per caritร . E qui siamo punto e daccapo. Perรฒ lasciateci dire infine una cosa: chi, come noi, aveva espresso โ€œda destraโ€ critiche ragionate al governo Meloni evidentemente non aveva torto. Se le avessero prese in considerazione anzichรฉ sentirsi traditi e pugnalati, e se avessero capito che volevano spingere a cercare rimedi e non facevano โ€œil gioco della sinistraโ€ per trarre immaginari vantaggi, sarebbe stato piรน utile per loro. Una critica preventiva vale molto piรน della constatazione postuma del sinistro. Aprite la mente e gli scenari, chiudete le sezioni in cui siete ancora barricati.