Nella reazione di Meloni alla pesante sconfitta c’è un sorprendente sovraccarico emotivo che francamente non ci aspettavamo. Ma l’errore che si sta compiendo, da entrambe le parti in queste ore, è di ritenere il risultato del referendum un test del tutto attendibile sui rapporti di forza tra i due schieramenti

(di Ferruccio De Bortoli – corriere.it) – La sconfitta è stata pesante, ma forse la reazione di Giorgia Meloni è persino eccessiva. C’è un sorprendente sovraccarico emotivo che francamente non ci aspettavamo. Quando si è abituati a quattro anni di successi, un passo falso appare come l’affacciarsi impaurito a un burrone. Meloni era abituata troppo bene

La presidente del Consiglio attribuisce al voto referendario un significato politico, indubbiamente rilevante, persino superiore a quello che, esultando fuori misura, ritengono all’opposizione. Come il patrimonio di No non è un’esclusiva del cosiddetto campo largo (i cui confini sono incerti) allo stesso tempo anche la platea dei sì non appartiene al centrodestra e non ne costituisce il limite.

L’errore che si sta compiendo, da entrambe le parti in queste ore, è di ritenere il risultato del referendum un test del tutto attendibile sui rapporti di forza tra i due schieramenti. Se si andasse al voto politico anticipato sarebbe tutta un’altra storia, come peraltro emerge dai sondaggi. 

La sconfitta referendaria però mette a nudo un metodo di governo, tendenzialmente incline al comando, una visione da testuggine romana nell’occupazione di ogni posto di potere per la quale si difendono gli amici, i colleghi, finché è possibile e li si sacrifica strumentalmente quando diventa necessario se non inevitabile. 

Non importa se questi hanno violato delle leggi, subito una condanna, commesso delle “leggerezze”. Se fossero state giudicate gravi si sarebbe operato per tempo. Sono salvi finché il potere è saldo e indiscusso, quando non lo è più o lo è molto meno, vengono scaricati, sempre che ci si riesca, senza tanti complimenti.