Meloni ha scaricato su Delmastro e Bartolozzi la responsabilità del fallimento referendario. Per la serie Mors tua, vita mea

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – La débâcle referendaria ha i suoi capri espiatori. Giusi Bartolozzi, la ormai ex capo di gabinetto del ministro Nordio – che ieri si è intestato la responsabilità politica della sconfitta – e Andrea Delmastro, già sottosegretario alla Giustizia ed ex socio in affari della figlia del prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia.
La prima indagata per false dichiarazioni ai pm in relazione al caso Almasri, rimpatriato in Libia su un volo di Stato dal governo nonostante il mandato di cattura della Corte penale internazionale pendente sulla sua testa. Il secondo condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda Cospito e fotografato, insieme a Bartolozzi, nel ristorante dei Caroccia giusto qualche mese fa.
Giorgia Meloni, che accompagnandoli alla porta ha salutato con “apprezzamento” di rito le doppie dimissioni, ha messo nella lista pure Daniela Santanchè, indagata per una serie di reati legati alle sue vecchie aziende (tra cui la truffa ai danni dello Stato per la Cassa Covid). L’auspicio della premier è che, “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale” dimostrata da Delmastro e Bartolozzi, “analoga scelta sia condivisa” anche da lei. Per ora, la ministra non ha raccolto l’invito, anche se la sensazione è che anche la sua esperienza di governo sia arrivata al capolinea.
Ma il tardivo repulisti di ieri, all’indomani del rovinoso naufragio della riforma Nordio, è solo il palese tentativo della premier di scrollarsi la responsabilità di una sconfitta che è innanzitutto sua. Scaricando i capri espiatori di turno, strenuamente difesi fino a pochi giorni fa, che avrebbe dovuto mettere alla porta già da tempo e per ben altri motivi. Per la serie Mors tua, vita mea.
GIULIO CAVALLI
Dunque il referendum che non era “politico” in poche ore ha infilzato un sottosegretario alla giustizia (Andrea Delmastro), la capa di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi e una quasi ex ministra al Turismo (Daniela Santanchè) nel giro di qualche ora. C’era da aspettarselo. Una presidente del Consiglio che da quattro anni dà la colpa dei suoi fallimenti polirtici sempre ad altri non poteva che esimersi dal consumare la vendetta per il capitombolo referendario contro qualcuno. C’è da scommettersi che l’avrebbe fatto ben più volentieri contro i giudici o contro quei 14 milioni e mezzo di italiani ma il voto, per fortuna, non glielo consente. Forse Meloni pensa così di scrollarsi di dosso la sua prima cocente sconfitta nel più infantile dei modi, ovvero attribuendola agli altri ma no, non funziona e no non basterà. È la stessa Meloni che s’è tenuta stretto l’amico Delmastro dopo una condanna di otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, reato gravissimo per un uomo di Stato in un ministero così delicato. È la stessa Meloni che definisce “una leggerezza” il mettersi in società con un mafioso, tramite figlia sacrificale, e sorridere e cenare con lui. È la stessa Meloni che ha difeso Bartolozzi, e quindi anche il ministro Nordio, per avere gentilmente liberato uno stupratore criminale libico come Almasri. È la stessa Meloni che non ha alzato ciglio per l’accusa alla ministra Santanché di avere truffato lo Stato che in questo momento rappresenta. È la stessa Meloni che non riesce a scollare Santanché dalla poltrona del ministero del Turismo. A uscirne scassata è lei. Lei che voleva essere ricordata mentre dialogava con i grandi della terra e invece si svela come capobanda di inetti, inadatti e irresponsabili. E li ha scelti lei.
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Sono tutti degli zombie politici oramai. Il No popolare, libero e diretto, lunedì li ha infettati tutti, soprattutto la loro ducessa, prima firmataria della riforma costituzionale denominata per l’appunto Meloni. Possono ancora blaterare di avere il consenso virtuale nei sondaggi, ma nella dura realtà hanno meno voti dell’opposizione, sono minoranza e in politica contano solo i voti, non le intenzioni. L’azione governativa è stata rigettata da una sovrana inconfutabile volontà popolare e nelle urne abbiamo trovato finalmente le ceneri di questi pericolosi sciacqualattughe. Rien ne va plus. Se vogliono fare gli zombi al governo ancora per un anno sono liberissimi di farlo; sarà ancora più divertente seppellirli con le risate.
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secondo me è un errore mandarli a casa. Avrebbe dovuto essere coerente fino alla fine e forse sarebbe riuscita a ribaltare la narrazione. Avrebbe avuto argomenti per sostenere che il voto era tecnico e non politico.
Beh, Delmastro forse era già spacciato ma la santa e questa Bartolozzi avrebbe dovuto tenerle al loro posto.
Ma che godimento!
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