Vi è un fatto contraddittorio quanto ricorrente nella politica internazionale: gli Stati Uniti sono percepiti come una potenza militare smisurata e come tali si presentano. Tuttavia, quando avviano una guerra minimamente impegnativa, chiedono aiuto a decine di alleati in tutto il mondo. È accaduto con […]

(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] Vi è un fatto contraddittorio quanto ricorrente nella politica internazionale: gli Stati Uniti sono percepiti come una potenza militare smisurata e come tali si presentano. Tuttavia, quando avviano una guerra minimamente impegnativa, chiedono aiuto a decine di alleati in tutto il mondo. È accaduto con le guerre in Afghanistan e in Iraq. In entrambi i casi, gli Stati Uniti, messo piede in quei Paesi martoriati, invocarono l’intervento militare di una moltitudine di Stati, inclusa l’Italia. Nel primo caso, in Afghanistan, gli Stati Uniti hanno perso la guerra. Nel secondo caso, in Iraq, non l’hanno vinta egregiamente, a giudicare dalle milizie sciite filo-iraniane che bombardano i soldati americani in queste ore, dall’Isis, dall’influenza dell’Iran su quel Paese e molto altro. La storia si ripete oggi. Trump ha chiesto a tutti i Paesi della Nato, dell’Unione europea, ma anche al Regno Unito, al Giappone, alla Corea del Sud, di inviare le proprie navi da guerra per liberare lo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti non riescono da soli?

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Un’altra anomalia ricorrente della politica internazionale è il ruolo nascosto svolto dall’Italia nelle guerre americane. In estrema sintesi, i soldati italiani partecipano a tutte le guerre americane o quasi, ma il vertice della Repubblica italiana nasconde questo fatto attraverso gigantesche campagne di disinformazione e di manipolazione dell’opinione pubblica, come ho documentato nel mio ultimo libro: Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali. Il lettore perdonerà la citazione, ma è utile per proteggersi dalle querele temerarie delle lobby più potenti e corrotte di questo Paese. […]

Questi sono i fatti: un drone italiano MQ-9A Predator del valore di 30 milioni di dollari è stato distrutto dall’Iran mentre stazionava in Kuwait. Che cosa faceva quel drone italiano in Kuwait? Quel drone raccoglieva immagini e dati per aiutare gli americani e gli israeliani a bombardare l’Iran? Sempre per proteggersi dalle lobby di cui sopra, meglio citare l’Agi: “Il drone è prodotto dalla americana General Atomics e grazie a un collegamento satellitare può essere controllato anche da centinaia di chilometri di distanza mentre è in grado con il suo radar di veder tutto ciò che si trova a terra. Le immagini e i dati raccolti sono esaminati in tempo reale dalla stazione operativa”. Probabilmente, Guido Crosetto risponderà che quel drone era usato nella missione anti-Isis e non per raccogliere informazioni sull’Iran. Ammettendo che sia vero, domandiamo: ma se a un certo punto l’Iran bombarda i soldati italiani a Erbil, come è accaduto l’altro giorno, il drone può essere usato per spiare gli iraniani in collaborazione con israeliani e americani? Tutto sommato, un modo per fugare i dubbi ci sarebbe: riportare in Italia tutti i soldati con tutte le strumentazioni per essere sicuri che l’Italia non aiuti Trump e Netanyahu in questa guerra illegale contro il popolo iraniano.

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Infine, Trump minaccia di bombardare i siti petroliferi iraniani se gli alleati non lo aiuteranno a liberare lo Stretto di Hormuz. Però nessuno capisce perché l’Iran, non avendo più niente da perdere, dovrebbe interrompere gli attacchi nello Stretto. Trump sembra in crisi: non si aspettava la resistenza dell’Iran e il compattamento degli iraniani intorno al regime. Senza considerare che l’Iran, pozzi o non pozzi petroliferi, è in grado di cancellare l’economia del Golfo Persico dalla faccia della Terra.