
(Flavia Perina – lastampa.it) – Dalla casetta di Palmoli agli stucchi dorati del Senato ed ecco i genitori nel bosco tornare in scena in una nuova versione, non più eroi romantici della vita selvaggia e ultimi renitenti all’educazione artificiale, alla plastica, alle siringhe, ma simboli accarezzati dallo stesso Stato che rifiutano, anarchici addomesticati dal potere, o forse solo due poveretti che passano sotto le forche caudine di un sistema odiato e disconosciuto pur di avere una chances in più di ricongiungersi con i loro tre figli. L’invito a Palazzo Madama di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa fa scalpore. Si diceva fosse fissato per domani, per ore le opposizioni hanno scatenato un putiferio sulla mossa a “bassi scopi referendari”, poi il presidente del Senato ha precisato: è mercoledì quell’altro, il 23, quando il referendum sarà già storia. Visita privata, ne avrò pure il diritto?

E tuttavia, la connessione tra i Trevallion, la campagna referendaria e la polemica del centrodestra sui giudici “che dividono le famiglie” è cosa fatta da un pezzo, e l’invito nella solenne sede istituzionale di Palazzo Madama costituisce in qualche modo il coronamento dell’impresa. Si vorrebbe dire: sicuri che questo tipo di attenzione paghi, nelle urne e nelle simpatie degli italiani? La glorificazione degli irregolari, dei border line, dei disobbedienti è stata finora specialità dei progressisti, e ogni Greta Thumberg, ogni Soumahoro, ogni Carola Rakete, ogni Ilaria Salis, ha seguito la stessa parabola: sovraesposizione, noia e alla fine “uffa, ancora questo?”. I genitori del bosco sono sugli scudi da mesi, il loro dramma è stato spremuto dalle destre fino all’ultima goccia in tv, nei comizi, nelle polemiche politiche, accademiche e giudiziarie. Di sicuro nell’opinione pubblica c’è disagio per quella famiglia spezzata, ma vai a vedere che l’annuncio della passerella istituzionale non faccia emergere altri sentimenti. Ad esempio, la saturazione di chi ogni giorno fa i salti mortali per portare i figli a scuola come dice la legge, paga per i libri, lo sport, le ripetizioni, e mica lo invitano a palazzo, mica gli danno una medaglia, mica gli offrono una casa e una maestra a domicilio per facilitargli la vita.
Il passaggio dalla casetta di Palmoli agli stucchi dorati del Senato, dal no al sondino di plastica al sì al pass plastificato, demolisce anche la parte più suggestiva del racconto di Catherine e Nathan: l’irriducibile rifiuto della modernità che soprattutto Catherine ha interpretato con ostinazione cinematografica, opponendosi a ogni singola regola dettata dall’esterno della sua “famiglia combattente”, dagli orari della cena ai materiali degli spazzolini da denti. Fa un certo effetto vedere i Trevallion trasformati in pupazzi del mercato del demonio che avevano rifiutato e denunciato, della polis che hanno abbandonato, della tv che odiano, della giungla dei social che disprezzano, del Palazzo che disconoscono e, da ultimo, pure del trash quintessenziale della tiktoker Rita De Crescenzo. Oggi sarà a Palmoli (ha annunciato) per portare pure lei “solidarietà e conforto”. Poveri ex-neorurali, poveri noi che per dovere di cronaca dobbiamo continuare a parlarne.
Benito La Russa ha dimenticato il decreto Caivano…..
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Dalla casa nel bosco alla tana del lupo è un attimo!
Disciamolooo!!!
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Ma qualcuno ha mai riflettuto che la vicenda coinvolge due extracomunitari? Da quanto in qua i cittadini extracomunitari possono soggiornare in Italia senza un contratto di lavoro o una pensione?Il visto turistico con cui hanno fatto ingresso nella nazzzione per loro ha una durata eterna? Gli altri extracomunitari che invece risiedono regolarmente – non in stamberghe – e lavorano devono integrarsi totalmente con le nostre leggi, usi e consuetudini? Ma se questi Hobbit non sanno nemmeno parlare l’italiano dopo anni di permanenza…
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eeeeeh giorgia, finiti i tempi in cui un nomade doveva “nomadare”
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