(Tommaso Merlo) – Il baraccone mainstream è con gli americani, i popoli del pianeta coi persiani e sognano la sconfitta storica del sionismo e la liberazione del popolo palestinese. Un sogno mai così possibile perché un conto è radere al suolo dal cielo, un conto la vittoria strategica. I sionisti massacrano Gaza e il Libano da decenni, hanno distrutto, occupato ed ucciso civili ma i loro nemici sono ancora lì e non hanno ottenuto nulla se non sdegno planetario. E figurarsi con un paese grande come l’Europa dell’est con risorse naturali e storia da vendere. Americani e sionisti pensavano ad un blitz venezuelano ed invece rischiano un calvario vietnamita e pure la decolonizzazione. Ma meglio tenere i piedi per terra. I persiani si trovano di fronte quello che rimane l’esercito più imponente del mondo affiancato da quello sionista specializzato in stermini di massa. E tutto dipenderà dal punto di rottura. A Washington come a Teheran. Le spese militari americane hanno raggiunto il triliardo di dollari annuo mentre gli iraniani sono reduci da decenni di embargo e attacchi anche monetari. Ma invece di scoraggiarsi, si sono messi a studiare e sgobbare per fronteggiare una aggressione che si aspettavano. Armamenti ma anche strategia. È cronaca. Mentre Trump improvvisa e fa il gradasso, l’Iran ha già previsto le mosse dei suoi aggressori. Americani e sionisti sono bravi a far soldi con le guerre, non a vincerle. E più che guerra permanente, siamo al bombardamento permanente con l’intelligenza artificiale alla barra di comando. Più comodo, redditizio e che riduce al massimo le bare di ritorno e quindi non scombussola i telespettatori. Anche perché quando sguinzagliano i soldati in carne ed ossa come in Iraq o Afghanistan, finisce con epiche figuracce. Davvero tanti ma. Tipo il fattore cervello e quello della panza. Mentre i persiani si scervellavano e sudavano, gli americani mangiavano cibo spazzatura davanti a film spazzatura ed eleggevano un comandate in capo spazzatura. Tipo il fattore tempo, altro che blitz di un weekend e annuncio trionfale dopo la partita di golf. I tempi si allungano e in guerra il tempo è un’arma davvero micidiale. Trump vive alla giornata e incombono le elezioni, Israele è alla canna del gas mentre la civiltà persiana è lì da 3000 anni ed è intenzionata a fare almeno il bis. C’è poi il fattore munizioni, a furia di bombardare il Creato americani e quindi sionisti sono rimasti a corto. E se non bastasse, i loro missili intercettori costano uno sproposito e se fermano ogni tanto qualche missile balistico, quelli ipersonici non li vedono neanche passare. C’è poi il fattore psicologico, un conto è essere aggressori illegali che combattono per uno stipendio o per qualche lavaggio del cervello adolescenziale, un conto la legittima difesa per la propria sopravvivenza. Fattore motivazionale che diventa politico. Americani e sionisti speravano nelle rivolte, ma il dissenso politico verso un governo viene dopo lo spirito nazionale e ancora dopo l’istinto di sopravvivenza come civiltà persiana. Fattore arroganza che aggrava quello ignoranza. Col paradosso di piazze iraniane piene anche sotto le bombe mentre i giovani cominciano a capire perché i loro padri e nonni hanno fondato la Repubblica islamica. E se non bastasse, c’è pure il fattore militare. I persiani hanno capito la nuova era missilistica in largo anticipo e si sono buttati a capofitto aiutati dalle nuove tecnologie che hanno ridotto il gap tra ricchi e poveri. La chiamano guerra asimmetrica. L’Iran non ha un Pentagono ma centri di comando decentralizzati e indipendenti, come diversi paesi in guerra contro lo stesso nemico e se uno crolla gli altri vanno avanti. E non ha basi militari sotto al cielo, ma sottoterra insieme ad immensi arsenali e fabbriche e quartieri a prova di bomba. Non hanno sfidato cioè la superiore aviazione dei nemici, ma l’hanno aggirata. Mentre americani e sionisti bombardano a tappeto e si pavoneggiano su carrarmati e portaerei da secolo scorso, i persiani hanno bolidi missilistici in grado di ridurli in rottami oltre che droni inarrestabili che con due lire possono produrre a nastro mandando in fumo miliardi. Con lanciatori mobili che appaiono e poi scompaiono in profondità. Non hanno nemmeno una marina tradizionale, ma droni subacquei e delle specie di motoscafi velocissimi che sparano missili micidiali in corsa. Roba mai vista e al Pentagono sono esterrefatti oltre che fatti e anche se facessero la minchiata di ricostruire le basi militari del Golfo, verrebbero rase al suolo il giorno dopo, e se volessero sbarcare in Iran non si capisce dove e come. Anche lo Stretto appare inespugnabile e rimane questa l’arma più micidiale contro l’impero occidentale ormai devoto giusto al dio danaro. Col paradosso che un giorno potremmo addirittura dover ringraziare l’Iran per la fine epocale del consumismo esistenziale. Americani e sionisti pensavano ad un blitz venezuelano ed invece rischiano un calvario vietnamita. Ma meglio rimanere coi piedi per terra. Tutto dipenderà dal punto di rottura. A Washington come a Teheran. Di certo il baraccone mainstream è con gli americani, mentre i popoli del pianeta coi persiani e sognano la sconfitta storica del sionismo e la liberazione del popolo palestinese. Un sogno mai così possibile. La decolonizzazione e l’inizio di un nuovo paradigma di tolleranza, solidarietà e pace.