Nel dibattito in Parlamento, Giorgia Meloni ancora una volta non riesce a condannare la guerra di Usa e Israele all’Iran. Ma le bombe su Teheran rischiano di mandare al tappeto proprio la nostra economia. Forse è il caso di smetterla di dire sempre sì a Donald Trump.

(di Francesco Cancellato – fanpage.it) – Sapete cos’è la sindrome di Stoccolma, no? Quella condizione psicologica in cui le vittime finiscono per provare affetto verso il proprio carnefice.
Ecco, forse dopo questa guerra finiremo per ribattezzarla sindrome di Roma, o sindrome di Giorgia Meloni, per definire il livello di subalternità e sostegno acritico del nostro governo, nei confronti di chi, come Donald Trump, ha iniziato una guerra con l’Iran che rischia di fare malissimo alla nostra economia.
Perché mentre la presidente del consiglio, alla Camera e al Senato, per non dire mezza parola contro Trump, deve arrampicarsi sugli specchi delle “contromanovre” dell’Italia, mentre sostiene senza opporre alcuna critica sia il Board of Peace sia questa guerra a Teheran, altrove si fanno i conti di quanto potrebbe costarci questo scherzetto. E non sono belle notizie.
Secondo Oxford Economics, in uno studio ripreso dal Financial Times, l’Italia è uno tra i grandi Paesi che pagheranno un’eventualecrisi energetica molto più degli altri, a causa della nostra dipendenza endemica dal petrolio e dal gas altrui, acuita dal fatto che ormai da anni gli investimenti sulle energie rinnovabili sono al palo, anche perché chi sta al governo li ha liquidati – forse un pochino improvvidamente – come “follie green”.
Prezzi dell’energia che crescono, vuol dire anche aumento dei prezzi e del costo della vita, in un contesto in cui il potere d’acquisto delle famiglie che si stava riprendendo a fatica dopo anni passati a dover fare i conti con un’altra crisi energetica, legata a un’altra guerra e ai combustibili fossili da cui dipendiamo.
Aumento del carovita vuol dire anche calo dei consumi interni. Rimarrebbero le esportazioni, ma siccome le disgrazie non vengono mai da sole, c’è quella piccola incognita chiamata “dazi di Trump”.
Tocca alla mano pubblica sostenere l’economia? Forse no. Perché proprio quest’anno, il 31 agosto per la precisione, devono terminare tutti i lavori legati al Pnrr, il cui impatto è stimato attorno al punto percentuale di prodotti interno lordo. E perché – grazie Trump, di nuovo – ci toccherà investire in armi (americane) quel po’ di denaro che raggranelleremo dalle entrate fiscali, che difficilmente aumenteranno.
Tutto questo condurrà l’Italia in recessione? Difficile dirlo ora, ma il futuro cui dovremmo lavorare è quello di una crisi che si risolve in fretta, con lo stretto di Hormuz che si sblocca definitivamente e con una pacificazione complessiva del quadro internazionale, che faccia ripartire l’economia.
Ecco: magari, visto che siamo così amici di Trump e così abili a contromanovrare, non sarebbe male dirglielo, fargli capire che questa guerra rischia di non liberare i giovani e le donne iraniane e di mandare la nostra economia al tappeto. In un mondo di “cattive opzioni” come le chiama Giorgia Meloni, la peggiore è fare come Sal Da Vinci e dire sempre sì a Donald Trump.
Manca una voce unica europea. Se la Meloni avesse detto pubblicamente (come Sanchez), siamo contro questa guerra, gli italiani vogliono la pace, non sarebbe cambiato nulla. Come non è cambiato nulla dopo l’uscita del premier spagnolo. A parte la sua bella figura (soprattutto con gli ipocriti supporters italiani) e i sondaggi politici in vista delle elezioni spagnole. Se le stesse cose le avesse dette l’Europa intera, forse, dico forse, qualcosa sarebbe potuto succedere.
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Meglio se stava zitta del tutto, invece che parafrasare il serpente:
“Meglio i rincari della bomba”
a noi è andata malissimo: abbiamo spento i condizionatori ma anche la guerra,
con la pesciarola cosa ci capiterà ancora di male?
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sarebbe successo che lo stato italiano rappresentato dalla melona avrebbe avuto un po di dignità e avrebbe sancito un principio di sovranità, che evidentemente è ormai sparito dall’orizzonte di questo branco di scappati di casa al governo, per dire la le pen, e dico la le pen, quando gli usa hanno rapito maduro ha dichiarato:
“c’erano mille ragioni per condannare il regime di Nicolas Maduro: comunista, oligarchico e autoritario, aveva imposto per troppi anni un velo di oppressione al suo popolo, gettando milioni di venezuelani nella miseria, quando non li aveva costretti all’esilio. Ma c’è una ragione fondamentale per opporsi al cambio di regime che gli Stati Uniti hanno appena portato in Venezuela. La sovranità degli Stati non è mai negoziabile, indipendentemente dalle loro dimensioni, dalla loro potenza o dal loro continente. È inviolabile e sacra. Rinunciare a questo principio oggi, per il Venezuela, per qualsiasi Stato, equivarrebbe ad accettare la nostra stessa servitù domani. Sarebbe un pericolo mortale, soprattutto perché il XXI secolo sta già assistendo a importanti sconvolgimenti geopolitici che gettano un’ombra permanente di guerra e caos sull’umanità. Di fronte a questa situazione, non possiamo fare altro che sperare che al popolo venezuelano venga data voce il prima possibile. È lui che deve avere il potere di definire, sovranamente e liberamente, il futuro che desidera creare per sé stesso come nazione“
estrememente critica anche la posizione del RN sulla guerra illegale israelo-americana, ma è cambiato qualcosa? no, ma si è ribadito un concetto chiaro e non negoziabile, comunque comprendo che gli zerbini facciano fatica solo ad immaginare di pensare una cosa del genere
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Giusto quello che dici, e c’è dell’altro:
se prendi posizioni ispirate ad indipendenza di giudizio ti accrediti come controparte affidabile per futuri negoziati. Puoi promuovere iniziative diplomatiche quando tutti gli altri soggetti della tua alleanza hanno perso credibilità…
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😅
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