
(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Certo, il livello è quello che è. E non fa eccezione neppure la premier Meloni, quella che passa per statista al cospetto di certi ministri del suo governo che continuano a collezionare gaffe e scivoloni come se non ci fosse un domani. Se del resto l’Armageddon escogitata dalla presidente del Consiglio per raddrizzare le sorti di un referendum dall’esito sempre più incerto è arruolare – come rivelato da Repubblica – il cantante Sal Da Vinci, vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo con Per sempre Sì, allora siamo messi davvero male.
Sempre meglio, d’altra parte, delle sparate di Nordio (tipo quella sul sistema “paramafioso” del Csm) e Tajani (che vorrebbe sottrarre la polizia giudiziaria al pm). Per non parlare della performance della capo di gabinetto del guardasigilli, Bartolozzi (“Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è un plotone d’esecuzione”). Insomma, se gli argomenti sono questi, meno si parla del merito della riforma che demolisce il Csm e meglio è per il centrodestra. Deve esserselo detto pure il direttore de Il Giornale, Cerno, che ieri nella seconda puntata della sua striscia quotidiana su Rai2, ha deciso di seguire proprio lo spartito della canzone di Sal Da Vinci.
Prima per parlare di referendum e poi, ospite di BellaMa’, per esibirsi chitarra in mano nella cover del vincitore di Sanremo. Un propiziatorio Per sempre Sì in vista della consultazione del 22 e 23 marzo. Sempre che, dopo quello degli ascolti tutt’altro che entusiasmanti della prima puntata, gli elettori non rifilino un 2 di picche pure a Meloni.
Sarà tre volte Natale
(Di Marco Travaglio) – A undici giorni dal referendum siamo entrati nel Momento Renzi-Boschi: quando il governo di turno e i suoi trombettieri (di solito sempre gli stessi), terrorizzati dai sondaggi, promettono il regno di Saturno se vince il Sì e l’Apocalisse con cavallette se vince il No. Nel 2016, per spingere la schiforma renziana che aboliva le elezioni per il Senato trasformandolo in un ospizio per consiglieri regionali e sindaci autoimmuni, l’Ufficio Studi di Confindustria spiegò che col No la produzione industriale sarebbe crollata in tre anni del 4%, il Pil dell’1,7 (non, per dire, dell’1,6 o dell’1,8) e gli occupati di 258 mila unità, mentre i poveri sarebbero stati 430 mila in più e il debito/Pil sarebbe balzato al 144%. Non contenta, la Boschi spiegò a TeleMeloni (la Rai) che “la riforma aiuta non solo per le cose brutte come il cancro, ma anche per le maternità”. Renzi e la Lorenzin confermarono le sensazionali migliorie contro i tumori e vi aggiunsero diabete, glicemia alta e cirrosi epatica, lasciando incerti solo gli italiani affetti da unghie incarnite, ragadi ed emorroidi.
Ora ci risiamo. Le Camere penali riciclano la puttanata radical-craxiana della “giustizia giusta”, come se i processi degli ultimi 80 anni fossero stati ingiusti. Il Giornale titola: “La guerra santa del referendum: ‘Il No conviene agli islamici’” (devono aver saputo che i cattolici votano Sì da Mantovano, che quando stava col No era musulmano). Nordio e Meloni promettono una giustizia più efficiente e rapida, per rispondere alla domanda della Bongiorno: “Chi è l’ignorante che dice che con la riforma la giustizia sarà più efficiente e rapida?”. Promettono pure che “chi sbaglia pagherà”, confondendo la schiforma con la responsabilità civile dei magistrati (che esiste dal 1987); e che spariranno gli errori giudiziari, confondendo la schiforma col processo di revisione (previsto dalla notte dei tempi). Bocchino spiega che pm e gip non faranno più arrestare indagati che poi verranno assolti: cioè, appena separati, assumeranno poteri medianici e prevedranno le sentenze dieci anni prima. Naturalmente scompariranno tutti gli immigrati clandestini condannati, anche se a condannarli sono i giudici, mentre a espellerli (nei loro Paesi, non in Albania) dovrebbe essere il governo, che non lo fa perché non è capace. L’Oscar per la Miglior Cazzata va a Giusi Bartolozzi, magistrata prestata alla politica che per fortuna non l’ha mai restituita: “Se vince il Sì la magistratura riacquisirà credibilità, le aziende torneranno a investire e i giovani che vanno via ritorneranno a fidarsi”. Lei invece, essendo indagata per le sue bugie ai pm su Almasri, se vince il No “scapperò dall’Italia”. Motivo in più per votare No. Anche perché il suo cervello in fuga ormai è andato.
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