
(Tommaso Merlo) – Le difese aeree di Tel Aviv sono state polverizzate. Gli israeliani sono rintanati nei bunker mentre fuori tuona ovunque e le case di quei belzebù di Netanyahu e Ben-Gvir sono ridotte in cenere. Siamo al festival del karma mediorientale col mondo intero che scrolla gioioso. Eventi inauditi che il circo mainstream censura chirurgicamente. Cruda realtà da una parte, verità dall’altra col giornalismo che subisce un quotidiano vilipendio di cadavere. Eventi inauditi e che nessuno prevedeva. L’arroganza con cui sionisti ed americani hanno aggredito l’Iran faceva pensare che finisse tutto come al solito, con la libizzazzione dell’ennesimo paese colpevole di stare dalla parte sbagliata della storia o meglio da quella palestinese e di essere pure farcito di oro nero. Una guerra alla sionista, calpestando il diritto, decapitando oppositori e bombardando a tappeto. Ormai certa cocciutaggine sorprende più della brutalità con cui hanno ammazzano un leader anche religioso e bombardato una scuola sterminando 170 bambine. E Trump ha avuto pure il fegato di dare la colpa all’Iran quando un video immortala il tomahawk che lo inchioda tra i peggiori criminali di guerra in circolazione. Se il cervello gli è andato in pappa, il cuore non l’ha mai avuto. È passata una settimana e doveva esserci già stata la sua passerella trionfale e invece dalla Casa Bianca echeggiano solo logorroiche farneticazioni. Il pallino ce l’ha l’Iran e la seconda fase del piano prevede la distruzione delle infrastrutture civili, economiche e militari israeliani in modo da riportare il paese ai livelli del 1948 anche a livello di interazione col popolo palestinese. Inutile del resto mettere pezze, meglio ripartire da zero. Lo vuole Teheran e il mondo intero ma non certo i sionisti che terrorizzati di dover fare le valigie stanno chiedendo di trattare un cessate dietro le quinte. Benvenuti nell’era missilista, mentre sionisti e americani pensavano ai dollari e a frequentare isole degli orrori, i persiani pensavano a come salvare la pellaccia da chi li impoverisce e tiene nel mirino da decenni. Benvenuti nella cruda realtà israeliana coi belzebù al potere che hanno lanciato all’arrembaggio le truppe sioniste già stremate da oltre due anni di follia bellica, con un genocidio sulla coscienza e un caos interiore che si fa sociale mentre dal cielo grandina di tutto e a nord le stanno prendendo pure dai redivivi libanesi. Ci sfido che vogliono una tregua, il problemino è che per i sionisti il cessate il fuoco vale solo per gli altri e se l’Iran accettasse chiamerebbero al volo i loro amichetti miliardari per rimuovere le macerie e riarmarsi in vista della prossima aggressione. Il loro obiettivo è la Grande Israele e finché non verranno sradicati certi deliri ideologici suprematisti, non vi sarà mai pace. E l’Iran lo sa, a giungo ha accettato di fermarsi ed oggi sono sotto un immenso nuvolone nero a contare migliaia di morti. Il loro piano adesso prevede di passare ai missili più potenti a meno di una resa incondizionata. Siamo al festival del karma mediorientale col mondo intero che scrolla gioioso ad altissima velocità. Sogna la liberazione di Gaza coi sionisti costretti a pagare danni e ricostruzione, sogna i criminali di guerra portati davanti alle corti internazionali, sogna la nascita della nazione palestinese e la libertà per quel popolo martoriato, sogna il ritorno all’umanità e al buonsenso e che quella terra torni ad essere santa per tutti. Ma un conto sono i sogni, un altro la cruda realtà e molto dipende dagli americani. Se Trump rilancia si rischia una terza guerra mondiale per cui gli Stati Uniti non sono pronti. Se Trump volta invece le spalle ad una lobby sionista mai così potente, rischia che i suoi immondi altarini finiscano in mondovisione o peggio ancora l’osso del collo visto che l’ultimo che ha osato è stato JFK. Ma un conto è il presunto complottismo, un altro la cruda realtà. Trump sta cercando di cavarsela col solito pasticcio e dalla Casa Bianca echeggiano logorroiche farneticazioni. Ma la questione è seria. L’esercito americano è stato cacciato a calci nel sedere dal Golfo manco fosse una manica di ladri. Secondo alcuni analisti la peggiore legnata da Pearl Harbor, secondo la stampa mainstream bazzecole. E mentre gli americani sono rimasti ciechi e sordi in quella regione strategica, Cinesi e Russi riescono ad identificare anche le mosche che tra dune e grattacieli rimasti deserti si chiedono dove diamine siano finiti tutti i puttanieri e le ignare vittime del capitalismo esistenziale. Un impressionante ribaltamento degli equilibri di potere e degli scenari futuri e se davvero gli americani rinunciassero a quelle risorse e rotte commerciali, significherebbe la fine dell’impero e di conseguenza quella del sionismo che ha aggredito l’Iran per l’egemonia e si ritorvare a pregare per la sopravvivenza. Il tutto mentre il mondo intero scrolla gioioso e nella speranza che finisca la sofferenza immane del popolo palestinese e quella terra torni ad essere santa per tutti.
E dai, scriviamoglielo almeno un commentino a questo individuo delirante che tra un po’ arriverà a informarci che anche New York è stata rasa al suolo dagli iraniani, ma i giornali mainstream non ce lo dicono!!!
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Il delirio di Merlo che di lavoro fa il giornalista, e’ certamente meno pericoloso del delirio del presidente americano a capo della potenza militare più potente al mondo……Comunque i sogni son desideri e una bella fetta di popolazione mondiale condivide sogni e desideri esposti nel suo articolo! Sicuramente non si realizzeranno, ma il sentiment di repulsione e condanna alle azioni di Bibi e Dodo mi pare diffuso e reale….non cambierà nulla o poco al momento, ma potrebbe essere un buon inizio!
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Infatti, QUESTO non te lo dicono:
Paolo Consiglio
2 g
“L’Iran sta mandando a puttane le basi
statunitensi”: l’accusa del giornalista israeliano
Alon Mizrahi sulla guerra che può cambiare il
Medio Oriente
Radar distrutti, basi militari colpite e un
confronto sempre più diretto tra Iran, Stati Uniti
e Israele. Alcuni analisti parlano di un
passaggio destinato a cambiare gli equilibri
strategici dell’intera regione.
Il Medio Oriente è entrato in una fase nuova e
molto pericolosa. Non si tratta solo di
bombardamenti o di uno scontro regionale. Gli
attacchi degli ultimi giorni stanno mettendo in
discussione la presenza militare americana nel
Golfo e potrebbero cambiare gli equilibri
geopolitici dell’intera area.
In queste ore stanno circolando analisi molto
dure sull’andamento del conflitto. Una delle voci
più critiche arriva dal giornalista israeliano e
attivista per la pace Alon Mizrahi, che ha
commentato gli sviluppi della guerra con parole
molto dirette.
“Stiamo assistendo alla storia. L’Iran, con
sorpresa di tutti, sta mandando a puttane le
basi statunitensi in modo così approfondito e
così deciso che il mondo non è pronto a vederlo.
”
Secondo Mizrahi, nel giro di pochi giorni l’Iran
avrebbe colpito alcune delle infrastrutture
militari più importanti degli Stati Uniti nella
regione. Parliamo di basi costruite nel corso di
decenni e costate miliardi di dollari, presenti in
paesi come Bahrein, Kuwait, Qatar e Arabia
Saudita.
“In 4 giorni, l’Iran è riuscito ad espandere il suo
campo di dominio militare nella regione. L’Iran
ha distrutto le basi militari, i beni e le
attrezzature più preziose e costose del mondo
intero. Le basi americane in Bahrein, Kuwait,
Qatar e Arabia Saudita sono alcune delle più
grandi installazioni militari del mondo intero.
Questi sono beni che hanno impiegato miliardi
per essere costruiti nel corso di diversi decenni.
Parliamo di una grossa fetta di spese militari da
oltre 30 anni che va in fumo.”
Il giornalista sostiene che gli attacchi avrebbero
colpito anche sistemi tecnologici estremamente
costosi.
“Stiamo assistendo a radar che costano
centinaia di milioni di dollari a pezzo distrutti in
un istante. Stiamo assistendo a intere basi
militari abbandonate e bruciate, decimate e
distrutte. E ve lo dico per quanto ne so: gli USA
non hanno mai subito una tale devastazione in
tutta la loro storia, tranne forse Pearl Harbor, ma
quello fu un attacco.”
Mizrahi sottolinea anche un altro elemento: la
scarsità di immagini e informazioni provenienti
dal teatro di guerra.
“Nessun nemico in una guerra normale ha fatto
all’esercito americano quello che gli iraniani
stanno facendo all’esercito americano in questo
momento. Questo sfida la fede. La situazione
militare è talmente grave che la censura blocca
praticamente ogni nuova informazione su
questa guerra. Se avete notato, veniamo esposti
ogni giorno a meno informazioni.”
Nel suo intervento ricorda anche come venivano
raccontate le guerre in passato.
“Trentacinque anni fa, durante la prima guerra
in Iraq, ci venivano mostrate infinite riprese
dall’Iraq. Le bombe intelligenti e le telecamere
erano una novità all’epoca, ma ogni sera
venivano mostrati filmati notturni. Ora stiamo
vedendo quasi nessun video.”
Il punto centrale della sua analisi riguarda la
capacità difensiva dell’Iran.
“Capisci questo! Questa è presumibilmente la
più grande potenza militare del mondo, che
possiede le più grandi capacità aeree del
pianeta, e per quattro giorni, mentre gli USA
sono all’offensiva e dovrebbero sfondare le
difese iraniane, non vediamo segni di dominio
americano sui cieli iraniani. Dove sono tutti i
filmati dei nostri aerei che sorvolano Teheran o
qualsiasi parte dell’Iran?”
Mizrahi sostiene inoltre che una guerra terrestre
sarebbe praticamente impossibile.
“I soldati americani non possono nemmeno
sognare di mettere piede in Iran. E per capire
quanto sia disperata questa guerra, già al
quarto giorno si sentono suggerimenti e idee tra
le più folli dell’amministrazione Trump.”
“Suggeriscono di inviare scorte militari per navi
petrolifere in uscita dal Golfo Persico. Ma di
cosa stiamo parlando? Volete inviare navi
americane nel raggio di migliaia di missili
iraniani? Nessuno può passare attraverso lo
stretto di Hormuz in questo momento.”
Secondo il giornalista israeliano, l’Iran si
sarebbe preparato per decenni a questo tipo di
confronto.
“Gli iraniani si stanno preparando per questo da
decenni. Stanno ostentando l’idea di armare le
milizie curde per invadere l’Iran. Ma di che cosa
stiamo parlando? Avete visto una mappa
dell’Iran? Sembra che l’amministrazione Trump
non abbia mai visto una mappa dell’Iran.
Sapete quanto è enorme?”
“Cosa intendi con invadere l’Iran? Pensi che una
milizia di 10.000 uomini possa invadere l’Iran?
O anche 50.000? O 100.000? L’Iran li inghiottirà.
”
La sua conclusione è estremamente netta.
“USA e Israele hanno già perso questa guerra.
USA e Israele possono uccidere milioni di civili
nelle loro case. Hanno bombe enormi e possono
far esplodere edifici, ma non vinceranno questa
guerra.”
“Le infrastrutture e le armi militari iraniane sono
finora sotterranee in tutto l’Iran. Non c’è modo
per gli americani, e sicuramente non per gli
israeliani, di raggiungerle. Sono fottuti.”
“Hanno iniziato qualcosa che non hanno
alcuna possibilità di portare a termine. Quando
tutto questo sarà finito, gli Stati Uniti non
torneranno mai più in Asia occidentale. Non ci
sarà alcuna presenza americana in Medio
Oriente. Ve lo dico ora con certezza.”
Analisi simili stanno circolando anche in
ambienti vicini al mondo arabo e islamico.
Secondo queste interpretazioni, l’Iran avrebbe
preparato per anni una strategia difensiva
basata su sistemi missilistici, guerra elettronica
e attacchi simultanei contro le basi americane
nella regione.
Secondo ricostruzioni circolate sulla stampa
internazionale, tra cui il Wall Street Journal,
anche ambienti militari americani avrebbero
mostrato sorpresa per alcune capacità
operative iraniane. Diverse installazioni militari
americane presenti nella regione — tra cui basi
in Giordania, Iraq, Qatar, Emirati Arabi Uniti,
Bahrein, Arabia Saudita e Kuwait — sarebbero
state prese di mira nel corso degli attacchi.
Tra gli obiettivi che, secondo alcune analisi,
sarebbero stati colpiti figurerebbe anche un
grande radar strategico della rete di difesa
americana nel Golfo, sistemi che possono
costare centinaia di milioni o oltre un miliardo di
dollari e che vengono utilizzati per tracciare
missili balistici e movimenti aerei nella regione.
Alcuni analisti sostengono che la distruzione o
il danneggiamento di radar di questo tipo
potrebbe rendere molto più vulnerabili le basi
navali e le navi militari americane nel Golfo
Persico.
Secondo queste letture, il conflitto non riguarda
soltanto Iran, Stati Uniti e Israele. Potrebbe avere
conseguenze molto più ampie e influenzare
anche altri scenari internazionali, dall’Ucraina
fino alle tensioni tra Cina e Stati Uniti nello
Stretto di Taiwan.
In altre parole, ciò che sta accadendo nel Golfo
Persico potrebbe essere l’inizio di una fase
nuova nei rapporti di forza tra le grandi potenze.
Il giornalista israeliano Alon Mizrahi sostiene
che questo passaggio sia già iniziato e che gli
Stati Uniti e Israele stiano affrontando una
situazione militare molto più complessa di
quanto venga raccontato pubblicamente. Le
sue parole sono dure, a tratti brutali, ma
riflettono una lettura che in queste ore sta
circolando anche in altri ambienti politici e
mediatici.
Non esistono, al momento, elementi sufficienti
per stabilire con certezza quanto di queste
ricostruzioni sia destinato a essere confermato
dai fatti. Allo stesso tempo, però, la storia
recente insegna che le grandi potenze hanno
spesso gestito l’informazione sui conflitti in
modo selettivo, orientando l’opinione pubblica e
limitando la diffusione di dati sensibili.
Per questo motivo, più che trarre conclusioni
definitive, oggi resta soprattutto una cosa da
fare: osservare gli eventi e capire, nei prossimi
giorni e nelle prossime settimane, quale parte di
queste analisi troverà riscontro nella realtà dei
fatti.
Paolo Consiglio
Fonti principali:
– Analisi e dichiarazioni del giornalista
israeliano Alon Mizrahi pubblicate sulla
piattaforma Substack.
– Informazioni e ricostruzioni riportate dalla
stampa internazionale, tra cui Wall Street
Journal, Reuters e Financial Times.
– Analisi geopolitiche pubblicate da Al Jazeera
e Middle East Eye.
– Studi sui sistemi radar militari e sulle difese
missilistiche pubblicati da International Institute
for Strategic Studies e Center for Strategic and
International Studies.
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