Il solo Paese dell’Unione europea che ha tenuto la schiena dritta, e continua a farlo, in questa “guerra preventiva” scatenata dai giudeo americani è la Spagna del socialista Pedro Sánchez che ha innanzitutto negato agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi yankee di Moron e Rota. Ma è interessante riportare anche una parte del discorso che il leader socialista […]

(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] Il solo Paese dell’Unione europea che ha tenuto la schiena dritta, e continua a farlo, in questa “guerra preventiva” scatenata dai giudeo americani è la Spagna del socialista Pedro Sánchez che ha innanzitutto negato agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi yankee di Moron e Rota. Ma è interessante riportare anche una parte del discorso che il leader socialista ha tenuto a Palazzo Moncloa il 4.3.2026. Eccolo: “La posizione del governo di Spagna è chiara e coerente: no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto le popolazioni civili. No all’idea che i problemi del mondo si risolvano con conflitti e bombe. No alla ripetizione degli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo di Spagna si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono trovati qui prima. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente che ha prodotto l’effetto contrario di quanto promesso: maggiore insicurezza, terrorismo, crisi migratoria e aumento dei prezzi dell’energia. È vero che è ancora presto per sapere se la guerra con l’Iran avrà effetti simili a quelli in Iraq o porterà alla caduta del regime degli ayatollah, ma da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto né benefici per le persone comuni. Per questo la Spagna si oppone a questo disastro, perché i governi devono migliorare la vita delle persone, non peggiorarla. Ed è inaccettabile che leader incapaci utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e arricchire pochi. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili…”.
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A proposito della guerra all’Iraq del 2003, è bene ricordare che fu il leader socialista Zapatero a ritirare i soldati spagnoli che il suo predecessore, il cattolicissimo Aznar, aveva inviato sul terreno, nonostante Papa Wojtyla avesse tuonato contro quella guerra. Trump sta facendo pressioni sui curdi iracheni perché attacchino il contiguo Iran. Insomma siccome gli americani non hanno il coraggio di scendere direttamente sul terreno vorrebbero utilizzare i curdi, che questo coraggio ce l’hanno, come fecero già quando si trattò di smantellare lo Stato islamico di al-Baghdadi. Come premio furono dati in pasto a Saddam Hussein che concluse un patto leonino con la Turchia per cui l’esercito iracheno e quello turco, violando ogni limite di confine, potevano inseguire e massacrare i curdi per ogni dove. Famoso è rimasto il Massacro di Halabja, del 16 marzo 1988, dove circa 5000 curdi furono ‘gasati’ in un sol giorno, ma Saddam, che era allora un nostro cripto alleato, non fu mai perseguito per questo genocidio, ma per reati di gran lunga minori che aveva compiuto nel suo Paese. Perché denunciare Saddam per Halabja significava smascherare le responsabilità occidentali, dato che la Turchia è membro della Nato. All’epoca avevo dei contatti coi curdi della zona che mi informarono nei dettagli su quella criminale operazione. Ne scrissi sull’Europeo (“Chi si ricorda dei poveri curdi?”) ma nessun giornale europeo e in genere occidentale riprese la notizia di quell’orrore. Insomma si vuole riavverare l’affermazione che il giornalista statunitense del New York Times, William Safire, fece nel 1991: “Svendere i curdi è una specialità del Dipartimento di Stato americano”. Insomma i curdi prima vengono utilizzati e poi mazzolati. È vero che il popolo curdo, come tutti i popoli tradizionali, è ingenuo ma visti i precedenti non credo proprio che oggi voglia farsi massacrare e stendersi ai piedi degli Usa per le brame egemoniche di Trump. Brame che non hanno mai fine, se è vero che The Donald ha rimesso nel mirino Cuba per farla finita una volta per tutte con l’unico Stato comunista rimasto al mondo e di cui l’aggressione al Venezuela era un prodromo.
[…] E l’Italia? Concederà le numerose basi yankee che si trovano nel nostro Paese agli Usa per concorrere alla guerra contro l’Iran? Meloni, specialista in surfing politico, è stata come al solito ambigua rinviando tutto alle decisioni del Parlamento. Invece, come hanno giustamente obiettato le opposizioni, per una volta unite, avrebbe dovuto prendere una decisione chiara, alla Sánchez, non oggi ma ieri o l’altroieri. Il più esplicito è stato il ministro della Difesa Crosetto che ha parlato di “una guerra di cui nessuno era a conoscenza e che ha trovato noi di fronte allo stesso scenario degli altri, non una decisione condivisa, che è al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Ora le cose sono due: o Crosetto non crede a ciò che dice oppure ci crede e allora, di fronte a una decisione del nostro governo di permettere l’uso agli americani delle loro basi in Italia, dovrebbe dimettersi. Questa guerra sarà lunghissima, interminabile. La mia impressione è che gli americani abbiano messo il piede su una merda planetaria dalla quale alla fine usciranno largamente imbrattati, più di quanto lo siano già ora.
Non credo che si tratti di coraggio ma di condivisione delle posizioni degli aggressori che però non vuole dichiarare perché poco popolari da noi . Vuole la botte piena e il marito ubriaco e non riuscendovi tace.
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La scelta di Sanchez di non concedere le basi e al tempo stesso di inviare nella zona di guerra la fregata Cristobal Colon, da una chiara dimostrazione di come si debba sempte diffidare dei megafoni di complemento.
La realtà è molto più complessa; l’unica cosa che dimostra è l’abilità politica di Sanchez che ha dato il contentino ai suoi negando le basi e allo stesso tempo mostra una buons dose di pragmatismo inviando la sua nave di punta.
Per tutto il resto c’è la narrativa: Sanchez ha avuto coraggio: narrasi così cola dove si puote narrar ciò che si vuole e più non dimandare.
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Meno male che non siamo tutti ciucci che credono ad un abile politico che “ha fatto un bel discorso”. Discorso.
Il coraggio glielo si potrà riconoscere davvero quando la situazione lo obbligherà a fare sul serio una scelta difficile, cioè di quelle che si pagano: o da una parte o dall’altra., ma si pagano.
Non è molto diverso da Meloni (e anche altri): con modi diversi, entrambi cercano di tenere a riparo le rispettive nazioni dai guai più grossi. Ma fino ad un certo punto, possono riuscirci. Speriamo che basti.
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