
(Tommaso Merlo) – Lo Stretto di Hormuz è una valvola aortica essenziale, da sotto quei deserti roventi estraggono l’oro nero e gassoso che fa funzionare l’economia mondiale a partire da colossi come Cina ed India. Il destino di miliardi di persone messo a rischio da un paesello di dieci milioni di abitanti come Israele che ha corrotto la decadente superpotenza americana per imporre i propri deliri ideologici in Medioriente. Davvero ridicolo ma anche pericolosissimo. Miliardi di persone rimarrebbero disoccupati o con stipendi e pensioni insufficienti per riuscire a pagare bollette e riempirsi lo stomaco allo stesso tempo. Una polveriera sociale dalle devastanti conseguenze politiche. Un conflitto anche energetico potenzialmente nucleare che mette a rischio il destino di tutti. Per evitarlo bisogna tornare a dialogare anche se non è affatto facile. Dopo decenni di persecuzione e dopo l’aggressione criminale, l’Iran vuole venirne a capo. Del resto hanno provato a trattare, sono stati traditi più volte e oggi si ritrovano a combattere una guerra esistenziale che non cesseranno se non con solide garanzie. Lo hanno dichiarato, il martirio piuttosto che la resa. Quanto a ragionare con quel demonio di Netanyahu è pura fantascienza, quell’assetato di sangue cederà solo se i missili sciiti ridurranno Tel Aviv come Khan Yunis. Come l’altra volta che si è messo a piagnucolare dopo una dozzina di giorni terrorizzato di passare alla storia come il distruttore di Israele. Anche con Trump non è facile ragionare, i neuroni sani ormai scarseggiano e cambia idea ogni quarto d’ora. Certo, è contento che grazie alla guerra non si parla più di Epstein ma ha scatenato un pandemonio tale da non riuscire più ad abbioccarsi. A Washington si parla apertamente di boomerang epocale e di colpo di grazia all’impero a stelle e strisce. Una tragedia per loro, una speranza per il resto del pianeta. Perfino l’esercito si è spaccato, con generali che condividono mal di pancia davanti alle telecamere e veterani del disastro iracheno ed afgano che postano video per esortare i giovani a disertare in massa mentre gli analisti militari si grattano il capo e non solo quello. Hanno finito le scorte di bombe su Gaza e a furia di regalarne a Kiev e con l’Iran stanno usando i fondi di magazzino. Se il conflitto si allungasse e si allargargasse, devono produrne a nastro. Il problema è che hanno dislocato la manifattura in Cina che col cazzo si mette a produrre armi per il suo principale nemico. Agli americani serve tempo e pure soldi e scarseggiano entrambi. L’economia americana sorride solo agli oligarchi e agli avvoltoi di Wall Street mentre il dollaro crolla insieme alla qualità della vita dei comuni mortali e il debito pubblico dilaga. Ma non solo, per un conflitto su larga scala, agli americani mancano altri elementi strategici essenziali come il consenso popolare e una leadership solida. La società americana è dilaniata dal trumpismo ma concorda in massa nel non volere affatto l’ennesima guerra contro un paese che non saprebbero nemmeno individuare su una mappa. Se poi è per conto dei sionisti, apriti cielo. E se non bastasse, Trump è il presidente più detestato dai tempi di Toro Seduto con perfino esponenti della sua base che postano video in cui dilaniati dalla vergogna chiedono scusa per aver sostenuto un uomo così squallido e rovinoso. E con l’ulteriore impennata dei prezzi per la chiusura dello Stretto, Trump rischia la ghigliottina a Times Square. Davvero, lanciarsi in un conflitto mondiale senza un perché e con un comandante in capo del genere, sarebbe un suicidio. E le disgrazie non vengono mai da sole. Trump ha messo a capo del Pentagono un presentatore televisivo dalla lingua sciolta e il cervello rattrappito con pure il vizietto di alzare il gomito. Scene da fine impero con l’arroganza che aggrava l’ignoranza e politicanti da strapazzo che contemporaneamente sottovalutano l’Iran e la situazione e sopravvalutano un esercito americano che loro stessi definivano pieno di burocrati con la pancetta, travestiti ed emarginati in cerca di riscatto o perlomeno di uno stipendio. Una immensa macchina ma da soldi più che da guerra visto che spendono cifre folli ma non vincono un conflitto dai tempi del Vietnam. Ma bisogna dargli atto che a Teheran hanno già ottenuto un cambio di regime, peccato che è arrivato il figlio dell’Ayatollah, molto più arzillo e che potrebbe rimuovere la fatwa sul nucleare. Se poi faranno fuori pure lui arriverà il cugino estremista che oltre ad averla vorrà pure lanciarla. Ma capire che la violenza alimenta violenza e che la guerra aggrava i problemi invece di risolverli, sarebbe troppo. Per adesso possiamo solo auspicare che qualcuno si degni di tornare a dialogare per evitare che miliardi di persone finiscano per strada o in qualche trincea per colpa dei deliri ideologici di un paesello di dieci milioni di abitanti che ha corrotto la decadente superpotenza americana. In modo da evitare un conflitto mondiale anche energetico e potenzialmente nucleare che mette a rischio il destino di tutti.
Ma mi faccia il piacere
(Di Marco Travaglio) – L’autoguerra. “La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, anche non lontano dalla nostra Italia” (Sergio Mattarella, presidente Repubblica, 4.3). Hai capito ‘ste guerre? Quando le fa Putin, è il nuovo Hitler. Quando le fanno Usa e Israele, scoppiano da sole e te le ritrovi tra capo e collo quando e dove meno te le aspetti. Tipo la grandine.
L’autoattacco. “Attacco contro l’Unifil, caschi blu gravi in Libano” (Repubblica, 7.3). Avete presenti gli attacchi che partono da soli senza che li sferri nessuno? Ecco, quelli.
Mai dire invasione. “Libano, Israele sconfina” (Repubblica, 4.3). I russi invadono, gli israeliani sconfinano.
Sincronizzate gli orologi. “I dati e gli orari sono molto chiari: sabato 31 febbraio c’è stato il bombardamento” (Antonio Tajani, ministro FI degli Esteri, Camera, 5.3). Sicuro che non fosse il 32 febbraio?
Kamasutra. “L’Europa non ha preso una posizione su Usa-Iran. La nostra posizione è quella dell’Unione Europea” (Tajani, 4.3). Ne riparliamo il 33 marzo.
Rinascimento iraniano. “Magari ci fosse un Bin Salman in Iran” (Matteo Renzi, leader Iv, El Pais, 7.3). Sega elettrica per i giornalisti e doppio stipendio per lui.
Ingrati. “Non meritano la fatica che ho dedicato al servizio della nazione in questi anni” (Guido Crosetto, ministro FdI della Difesa, 2.3). Ma infatti, per noi è troppo: ci lasci soli.
Pd corrente Bibi. “Gentiloni ai pro Sánchez: ‘Il No alla guerra non basta’ ” (Foglio, 7.3). Ci vuole anche il Sì alla guerra.
Allarme democratico. “L’insidia liberticida ha un sapore nuovo… La famosa convenzione che tiene in vita Radio Radicale è stata prorogata ma dimezzata a sei mesi e il finanziamento è stato concesso ma dimezzato a 4 milioni” (Francesco Merlo, Repubblica, 2,3). Giusto, 4 milioni sono pochi: dài, Merlo, gli altri 4 mettili tu.
Controesodo. “Se vince il Sì la magistratura riacquisirà credibilità, le aziende si fideranno del nostro Paese e torneranno a investire, i giovani che vanno via perché non si fidano dell’Italia ritorneranno a fidarsi” (Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto ministero della Giustizia, Telecolor Sicilia, 6.3). Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.
Esodo. “Ho un’inchiesta in corso, io scapperò da questo Paese” (Bartolozzi, ibidem). Praticamente dobbiamo votare Sì per evitare che la capo di gabinetto di Nordio, indagata per false dichiarazioni al pm sullo scandalo Almasri, si dia alla latitanza.
Fino a un certo punto. “Per il Parlamento europeo il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne” (Roberta Metsola, presidente del Parlamento Ue, Avvenire, 4.3). Ma infatti, non esageriamo.
Ah, anche critica d’arte! “Riteniamo inaccettabile la partecipazione della Federazione Russa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Condanniamo con la massima fermezza la decisione di consentire alla Russia di partecipare… Una scelta del genere rischia di legittimare un regime responsabile di violenze continue e danneggerà inevitabilmente la reputazione e l’autorevolezza morale della Biennale stessa” (Pina Picierno, vicepresidente Pd del Parlamento Ue, e altri eurodeputati Ppe, Pse, Renew, Verdi, Ecr e Sinistra, 6.3). Fortuna che la presenza di Usa e Israele rende la Biennale molto più morale e autorevole.
L’acquolina in bocca. “C’è un po’ di preoccupazione ovunque, ma queste situazioni sono anche opportunità per gli imprenditori della logistica” (Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, sul conflitto in Iran, 4.3). Finché c’è guerra, c’è speranza.
I giureconsulti. “Fu il ministro fascista Dino Grandi a unificare le carriere” (Verità, 22.2). “La non separazione delle carriere è una reliquia fascista, un’invenzione del 1941” (Silvana De Mari, Verità, 5.3). Infatti il concorso unico per pm e giudici risale agli Ordinamenti giudiziari di La Marmora (1865) e di Zanardelli (1890): due noti fascistoni ante litteram.
Il modello. “Appalti, Gualtieri parla alla Ue: ‘Metodo Giubileo in Europa’” (Messaggero, 5.3). Non è mica da tutti spendere 2,2 miliardi per 668 cantieri e lasciarne incompiuti 327.
Magari. “Un imputato su due non avrebbe dovuto subire un processo” (Francesco Greco, presidente Consiglio nazionale forense, Verità, 2.3). A parte l’avvincente teoria dei gup-medium che devono prevedere anni prima le sentenze definitive, il vantaggio sarebbe che un avvocato su due sarebbe disoccupato.
Il titolo della settimana/1. “Votare Sì e sognare un’alternativa alla leadership del centrosinistra” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 5.3). Tipo la Meloni, per dire.
Il titolo della settimana/2. “Noi magistrati del Sì ci stiamo battendo per il nostro 25 aprile. Siamo diventati parte di una vera ‘primavera’ e siamo amati dalla gente” (Natalia Ceccarelli, Verità, 5.3). Tutti e tre?
Il titolo della settimana/3. “Centri sociali ed ex Br fanno festa. Impedirono 50 sfratti: tutti salvi. Dopo 11 anni, reato prescritto per 75 attivisti” (Verità, 1.3). Ma come, i prescritti non erano innocenti perseguitati e poi assolti?
Il titolo della settimana/4. “Cerno cala il ‘2 di picche’ su Rai2 per dare voce a chi non ce l’ha” (Giornale, 6.3). Cioè al governo.
Il titolo della settimana/5.“Da Zapatero a Sánchez: il centrosinistra e quell’eterno fascino per il ‘papa straniero’” (Corriere della sera, 6.3). E nessuno che s’invaghisca, che so, di Netanyahu.
Il titolo della settimana/6. “Nasce il Comitato Sanitari per il Sì” (Dubbio, 5.3). Pozzi-Ginori o Ideal Standard?
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COMUNQUE VADA QUESTA GUERRA SEGNA LA FINE DEGLI STATI UNITI
di Vincenzo Costa – 06/03/2026
Immaginiamo per un istante che gli anglo sionisti vincano questa guerra. Che cosa e chi avrebbe vinto? L’Occidente? Il diritto internazionale? La Ragione?
Avrebbe vinto un pazzo sanguinario che ha sterminato donne e bambini a Gaza.
Un pedofilo (sotto ricatto di Netanyahu/Mossad che ha in mano gli Epstin-files esplosivi che lo riguardano, ndr) oramai in pieno stato delirante senza più contatto con il mondo reale.
Un esaltato ministro della Guerra usa che vuole il terzo tempio e crede che stia per realizzarsi non si sa quale parusia.
Le sette di fanatici evangelici che si sono riuniti alla casa bianca per pregare per e attorno a Trump, cioè un perverso.
Qualche liberale che ancora pensa che la libertà consista nell’imporre a tutto il mondo la sua mitologia.
Intanto le tariffe di spedizione del GNL sono passate da 40.000 a 300.000 dollari al giorno.
Il Qatar blocca la produzione
Il greggio si impenna.
Quei pazzi stanno bombardando le nostre vite.
Nei prossimi mesi lo vedremo al supermercato, nella chiusura di fabbriche e imprese, nella perdita di posti di lavoro, nell’impossibilità di arrivare a fine mese.
Nessuno ha il coraggio di dire quelli che è sotto gli occhi di tutti: Trump è pazzo. Non lo dico per esprimere rabbia, ma perché è un problema.
Ci sono problemi strutturali e tutto quanto si vuole, ma la storia è fatta anche da uomini, e qui a capo della più grande Potenza economici-militare al mondo c’è un pazzo attorniato da degli esaltati.
Comunque vada questa guerra segna la fine degli Stati Uniti.
Può avere potere, ma non ha più egemonia, credibilità.
Nessuno (ad eccezione della Melona, ndr) vuol più fare l’americano. Ed essere alleati di questa nazione significa condannarsi a morte, distruggere la propria economia, stare al traino di un branco di dementi.
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LA GRANDE MACCHINA DELLA PROPAGANDA
di Massimo Mazzucco – 04/03/2026
La grande macchina della propaganda subliminale è ripartita a pieni giri.
Tutti i principali quotidiani sembrano essersi sintonizzati contemporaneamente sullo stesso messaggio: per quanto sia stato l’Iran subire un attacco, è comunque lui il “cattivo” della situazione.
Il Corriere della Sera: “Così Teheran semina il caos” (quindi è colpa sua). La Repubblica: “Iran, il Golfo si infiamma” (quindi è colpa sua). La Stampa: “L’Iran minaccia l’Europa” (quindi è colpa sua). Sempre La Stampa: “La strategia del caos arma degli Ayatollah” (quindi è colpa loro). Il Messaggero: “Pioggia di droni, Golfo in fiamme” (quindi è colpa dell’Iran che lancia i droni). Il Giornale di Feltri: “Teheran minaccia l’Europa” (quindi è colpa loro). Libero di Sechi: “La nuova guerra persiana” (quindi sono loro a fare la guerra). Il Tempo di Capezzone: “Trump non si farà impantanare in Iran” (quindi Trump è la vittima che è stata tirata dentro, non è lui che ha iniziato la guerra).
Goccia per goccia, frase per frase, articolo per articolo, ecco che nuovamente la realtà viene capovolta sotto i nostri occhi: nell’arco di sole 72 ore la nazione aggredita è diventata la vera responsabile del caos in Medioriente.
Tutto questo, purtroppo, serve a preparare la nostra opinione pubblica ad un eventuale intervento militare da parte delle nazioni europee. Il giorno in cui Francia, Inghilterra o Germania (o anche la stessa Italia) dovessero intervenire nel conflitto, anche dando soltanto supporto logistico agli americani, ecco che nessuno avrebbe niente da ridire.
In fondo, ci vuole poco a trasformare i crimini più efferati in qualcosa di “giusto e lodevole”. Basta cambiare il segno davanti alla parentesi, e il senso di tutta l’equazione viene capovolto.
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Chissà perché i più esilaranti riguardano sempre i PD ,con Picierno al primo posto .
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E’ sempre un piacere leggere gli articoli di Tommaso Merlo, ti tira su il morale e ti da coraggio e forza per proseguire. Grazie.
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Anche a me mette parecchio buon umore. Ogni tanto una grassa risata ci sta, nel logorio della vita moderna.
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Sincronizzate gli orologi. “I dati e gli orari sono molto chiari: sabato 31 febbraio c’è stato il bombardamento” (Antonio Tajani, ministro FI degli Esteri, Camera, 5.3). Sicuro che non fosse il 32 febbraio?
Ma l’ha detto davvero?
Kamasutra. “L’Europa non ha preso una posizione su Usa-Iran. La nostra posizione è quella dell’Unione Europea” (Tajani, 4.3). Ne riparliamo il 33 marzo.
Sto morendo! 🤣
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la fonte audio/video diretta dal Parlamento
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Daaaaaaiiiii… mi era sfuggitooooo😆🤣😂
🤦🏻♀️
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30 giorni ha novembre con aprile giugno e settembre di 28 ( ? ) ce n’è uno e tutti gli altri ne ha 41 o forse 51 . Ste filastrocche sono una rottura di cog…
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In Rep puoi cambiare tutto o direttori che vuoi ..
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“Controesodo. “Se vince il Sì la magistratura riacquisirà credibilità, le aziende si fideranno del nostro Paese e torneranno a investire, i giovani che vanno via perché non si fidano dell’Italia ritorneranno a fidarsi” (Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto ministero della Giustizia, Telecolor Sicilia, 6.3). Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.” 🎵🎶
Giuro che ho pensato la stessa cosa😆🤣😂😆🤣😂😆🤣😂
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Valerio Calcagni
L’IRAN HA APPENA DISTRUTTO UNA DELLE PIÙ GRANDI STRUTTURE MILITARI USA-ISRAELE DEL MEDIO ORIENTE, NON CON MISSILI COSTOSI, MA CON UN DRONE CHE COSTA APPENA 1.000 DOLLARI Questo magazzino, pieno di armi, missili, carri armati e altre attrezzature militari, il valore di 500 miliardi di dollari è ora completamente distrutto Nota: l’Iran non ha nemmeno iniziato ufficialmente la guerra Circa 100.000 combattenti Hezbollah, 100.000 soldati Houthi e innumerevoli fanteria in 18 paesi sono in attesa, pronti a marciare contro lo stato israeliano !
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