La dichiarazione di maggioranza non ricorda che la crisi è stata provocata dall’attacco di Israele e Stati Uniti, mai citati. L‘asservimento cortigiano del nostro esecutivo al presidente Usa rasenta l’indegnità. Del resto, il coraggio uno se non ce l’ha mica se lo può dare….

(Piero Ignazi – editorialedomani.it) – È stato detto molte volte, ma va ripetuto ancora. Siamo entrati in un’era diversa da quella creata da chi aveva conosciuto la guerra e per questo l’aveva relegata negli angoli del possibile.

Le ex potenze coloniali e le due superpotenze hanno impiegato un po’ per scrollarsi di dosso l’abitudine a far risuonare le armi e si sono dedicate negli anni Cinquanta a Indocina, Algeria, Indonesia, Africa inglese e lusitana, passando per la Corea e successivamente il Vietnam. Tuttavia c’erano delle linee rosse.

Nel 1956 gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica fermarono Israele che insieme a Francia e Gran Bretagna voleva sottrarre il controllo di Suez agli egiziani. Poi l’invio di missili sovietici a Cuba nel 1962 arroventò il telefono rosso tra Usa e Urss, ma funzionò. La storia del Dopoguerra non è rose e fiori, sia chiaro. Ma c’erano delle regole, delle norme, delle istituzioni che imbrigliavano le pulsioni all’uso indiscriminato della forza. L’Onu sopra ogni altro godeva di rispetto e autorevolezza.

Basti ricordare come George W Bush avesse cercato il suo avallo prima di scatenare la seconda guerra del golfo nel 2003, avallo che era stato invece garantito per la prima guerra del golfo del 1991, attivata a respingere l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein.

Alle Nazioni Unite Bush subì una cocente umiliazione politico-diplomatica in quanto la maggioranza dei componenti del consiglio di sicurezza incoraggiata dalle nette posizioni contro l’invasione di tedeschi e francesi (espresse in quella sede da un memorabile discorso dei ministro degli esteri francese, Dominique de Villepin), era pronta a negare il consenso.

Da allora gli Stati Uniti hanno boicottato le Nazioni Unite, senza che nemmeno i presidenti democratici invertissero la rotta. Prive del sostegno del paese che le ha inventate, e che ne assicurava gran parte del senza le bussole di un tempo. La Nato, guidata da un lustrascarpe di Trump, è in pre morte cerebrale. L’Unione europea non ha mai dato sostanza alla sua politica di difesa e sicurezza, tant’è che nessun leader politico di peso ne ha occupato il posto (e che errore fece Matteo Renzi quando, per pura vendetta interna, vi nominò la giovane e inesperta Federica Mogherini invece di Massimo D’Alema). In questo quadro come si muove l’Italia?

Meloni ha dimostrato eccellenti doti di equilibrismo. Ma quando è arrivato Donald Trump la corda su cui camminare si è fatta sempre più tesa e sottile. Oggi il governo è di fronte ad una scelta netta: o con il bellicismo sfrenato israelo-americano o con l’opposizione alla prepotenza e all’arroganza guerriera di chi fa piovere bombe su chicchessia, a proprio gradimento. Per quanto non piacesse a nessuno quel macellaio oscurantista della Guida suprema iraniana, la sua uccisione, a freddo, non è altro che un crimine. Nessuno può arrogarsi questo diritto, fuori da ogni diritto.

Se un missile colpisse il criminale di guerra Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale per lo sterminio perpetrato a Gaza (dove l’esercito israeliano continua a massacrare civili e impedire l’afflusso di viveri e medicine in barba agli accordi siglati) chissà cosa si direbbe…. Il ministro della difesa Guido Crosetto, alla Camera ha affermato, bontà sua, che l’azione in corso contro l’Iran si colloca al di fuori dal diritto internazionale.

Peccato che la dichiarazione di maggioranza abbia omesso di ricordare che la situazione di crisi nella regione mediorientale è stata provocata dall’attacco di Israele e Stati Uniti: nemmeno mai citati nel testo. L‘asservimento cortigiano a Trump rasenta l’indegnità. Il governo non ha nemmeno l’onesta intellettuale di affermare che i missili che l’Iran scaglia in ogni dove sono la conseguenza di quell’aggressione. Si premura soltanto di restare fuori da ogni guaio, militare o diplomatico, cercando di non scontentare troppo l’amico americano.

Del resto, come diceva Don Abbondio, il coraggio uno se non ce l’ha mica se lo può dare…