Il Nobel Giorgio Parisi in “Le simmetrie nascoste” riflette sulle maggiori sfide del nostro futuro

(Massimo Cacciari – lastampa.it) – La straordinaria impresa compiuta dalla fisica matematica del XX° secolo andando “oltre sé stessa” nei campi della biologia, della psicologia e dell’evoluzione delle strutture complesse, impresa spiegata da Giorgio Parisi in questo suo chiarissimo e affascinante volume, giunge oggi a sfide e problemi che decideranno il nostro futuro, la nostra cultura, nel senso antropologico del termine. Questo futuro non sarà estrapolabile dall’analisi dello stato presente, poiché dipenderà appunto dai nostri comportamenti collettivi, dalle decisioni che prenderemo. Le decisioni comportano salti, discontinuità, crisi. Ma – ed è bene ricordarlo – la scelta della strada, una volta operata, determinerà in modo irreversibile l’evoluzione successiva. Chi determinerà tale scelta? Chi governerà lo sviluppo delle bio-tecnologie e delle Intelligenze artificiali? Secondo quale “senso” procederà il loro inarrestabile progresso? Il lavoro dello spirito ha segnato conquiste straordinarie. Ma potrebbe essere a sua volta “conquistato” – ed è forse ciò che minaccia di accadere. I capitoli finali del libro di Parisi denunciano il pericolo – e indicano come affrontarlo.
L’I.A.non riproduce il nostro cervello (come l’aereo non riproduce il volo degli uccelli o la ruota un paio di gambe), ne rappresenta una equivalenza funzionale. Capace non solo di “sovrumane” capacità di calcolo, ma anche di apprendimento autonomo e di intuizione strategica, e quindi in grado di porre e risolvere problemi, fornendo indicazioni, consigli e terapie. Che cosa la distingue dall’Intelligenza umana? Il fatto che questa è inseparabile dal corpo. E questo corpo dalla singolarità di questo essere vivente. Il cervello è un corpo che pensa. Affetti, passioni e immaginazione non rappresentano ostacoli per l’intelligenza, ma suoi fattori intrinseci. Senza le ragioni del corpo non si darebbe ragione. Senza immaginazione non sarebbe mai nata alcuna grande scoperta scientifica. Ma queste ragioni affondano nell’inconscio, e l’inconscio a sua volta nel labirinto della genesi, fino alle irraggiungibili Madri del Faust di Goethe. Si giungerà a dare un corpo all’I.A.? E a inserirvi una memoria come quella umana, memoria associativa, che ricorda anche di aver dimenticato (Agostino)? Non sembra sia interesse di nessuno procedere in questa direzione, che sarebbe quella del “replicante”. A che serve una I.A. che sa di morire e prova angoscia per questo, che soffre di non avere corpo (e come farebbe a soffrirne se non lo ha?), che sogna? L’I.A. opera riducendo la complessità del cervello umano. Si potrebbe però pensare che proprio questa complessità, questa sua “infinita” plasticità, che giunge fino a porsi problemi irrisolvibili o fini impossibili, siano “mali” da guarire, magari attraverso opportuni interventi che ne trasformino la struttura. La Tecnica, intesa nel suo significato meta-fisico, tiene dentro di sé questa possibile prospettiva: dalla trasformazione della natura a noi esterna come non giungere all’idea della trasformabilità della natura che noi stessi siamo, e di quel suo “fiore” che è il nostro cervello?
Siamo a un bivio tra utopia e distopia, e lo scienziato che ha corpo e mente in questo mondo reale, come Parisi, lo sa bene. La Tecnica attuale può essere un formidabile agente di liberazione da lavoro meccanico, comandato, da una gestione irrazionale delle risorse, da malattie di ogni tipo, così come aumentare vertiginosamente disuguaglianze, ingiustizie, favorire il potere di grandi sistemi economico-finanziari estranei a ogni possibile forma di democrazia, responsabili soltanto difronte all’incremento della propria ricchezza e del proprio potere.
Quale vita si vuole costruire con l’I.A.? poiché essa sarà sempre più chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nelle scelte che dovranno essere assunte in campi socialmente e politicamente decisivi, dalla scuola, alla sanità, alla giustizia, ma, oltre ancora, anche nelle stesse relazioni politiche internazionali, diviene allora fondamentale sapere da quali fonti il sistema delle Intelligenze artificiali “imparerà”, quali “valori” saranno elementi del loro input, chi ne governerà le fasi di apprendimento, se e quale discernimento si realizzerà nella sterminata massa dei dati di cui dispone. Le Intelligenze artificiali entrano ormai prepotentemente nella sfera del dover essere. A quale etica saranno informate? Dalla risposta, dice Parisi, dipende in quale mondo vivranno gli umani.