Come già nel Board of peace, il nostro governo si è ritagliato lo stesso ruolo sull’Iran. Quello di osservatore pagante

Il prezzo dell’irrilevanza, pure sull’Iran

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Il copione si ripete. Nessuna condanna da parte del governo Meloni per l’attacco illegale a quattro mani Trump-Netanyahu contro l’Iran. Del resto, quando sono gli alleati privilegiati del governo italiano a violarlo platealmente, come aveva detto il ministro degli Esteri Tajani a suo tempo, il diritto internazionale vale fino a un certo punto.

L’audizione nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato del titolare della Farnesina (protagonista di un durissimo scambio con il leader M5S Conte) insieme al collega Crosetto, rimasto bloccato a Dubai mentre gli alleati bombardavano l’Iran dimenticandosi di avvertire, tra gli altri, anche l’Italia della pontiera Meloni – che ieri ha ritrovato la parola per scaricare su Teheran (l’aggredito) la colpa della nuova crisi mediorientale aperta dai raid dei suoi amichetti (gli aggressori) – è servita a certificare quello che era parso subito chiaro sin dall’inizio dell’offensiva contro il regime degli ayatollah.

L’irrilevanza del nostro Paese (e del nostro governo) agli occhi di Trump, cui ci siamo legati mani e piedi in una sorta di rapporto di vassallaggio, e persino del ricercato internazionale Netanyahu, nonostante l’incondizionato sostegno politico (e non solo) offerto dall’Italia durante la devastazione e lo sterminio indiscriminato a Gaza. Bel ringraziamento per il sostegno – o meglio, per la sudditanza – dimostrata. E neppure il tentativo di puntare sul fine, cioè l’eliminazione del leader (Khamenei) della sanguinaria teocrazia iraniana, sorvolando sui mezzi, l’assassinio pianificato del capo di uno Stato sovrano al di fuori di ogni regola del diritto internazionale (come a suo tempo avvenuto per il sequestro del presidente venezuelano Maduro) alleggerisce minimamente la débâcle diplomatica italiana.

Da cui, però, almeno una conclusione si può certamente trarre. Nella vicenda iraniana il nostro governo, più che alleato privilegiato, sembra relegato allo stesso ruolo di comprimario che si è ritagliato con imbarazzante riverenza nel Board of Peace della vergogna di Trump. Quello di mero osservatore pagante. Perché anche stavolta, c’è da scommetterci, il costo delle bombe finiremo per pagarlo caro.