
(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – Niente da fare. La guerra per l’America è tentazione irresistibile. Nevrosi. Anche quando tutto sembrerebbe invitare alla sobrietà, scatta la coazione a ripetere. Siamo i più forti, nessuno ci può battere. E se qualcuno lo pensasse gli faremo cambiare idea. L’attacco all’Iran combinato con Israele è guerra preventiva contro una potenza talmente malridotta che alla vigilia dell’attacco aveva accettato di rinunciare nei fatti all’atomica, come svelato dal ministro degli Esteri dell’Oman, mediatore fra Washington e Teheran.Trump e Netanyahu vogliono prevenire la pace. E mentre Israele già annuncia l’eliminazione di Khamenei, l’attacco rischia di volgere in conflitto regionale.
Trump ama descriversi brillante pokerista. Sarà. Ma questa mano la sta giocando al buio. E senza nessuna urgenza né minaccia esistenziale all’orizzonte. Dopo avere frenato ma non spento il bellicismo fine a sé stesso di Netanyahu, Trump ne sposa lo stile: guerra per la guerra. Senza strategia. Meglio: la strategia è la guerra. Dettata da privati interessi di potere assai più che dalla salvaguardia della nazione. In perfetta contraddizione con quanto sostenuto finora dall’aspirante Nobel per la Pace. Dopo aver beffeggiato i suoi predecessori, da Bush figlio alla “scimmia” Obama e a “Sleepy Joe” Biden per le loro guerre invincibili in Medio Oriente, Trump ne inaugura l’ennesima versione. Fino a proclamare l’obiettivo che nessuno aveva mai osato azzardare: far fuori il regime iraniano. Come se l’Iran fosse una qualsiasi petrodittatura postcoloniale del Golfo e non la Persia. Al cui “nobile popolo” lui e Bibi si rivolgono per completare l’opera avviata dall’operazione militare. Ma chiunque venisse insediato da Stati Uniti e Israele sul metaforico (o effettivo?) Trono del Pavone parrebbe agente straniero a buona parte del “nobile popolo”. Soprattutto ai coraggiosi oppositori del regime che per rovesciarlo rischiano la vita. Colpisce il divario fra scopo e mezzi, propaganda e realtà. Il Pentagono avrebbe munizioni per 5-7 giorni di difesa missilistica sostenuta. E delle undici portaerei disponibili sulla carta solo quattro sono oggi utilizzabili: le due in teatro (Lincoln e Ford, quest’ultima frenata nei giorni scorsi da guasti al sistema fognario), più George Herbert Walker Bush in Atlantico e Theodore Roosevelt nel Pacifico. L’America arrischia questa guerra spaccata come mai e con gli apparati militari e di intelligence piuttosto scettici sulla possibilità di vincerla in tempi accettabili. Comunque non a costo zero, anzi. E allora?
I casi sembrano tre. Primo, entro la settimana o poco più una parte ribelle dei pasdaran e di quel che resta di esercito regolare e polizia, in combutta con Mossad e Cia, prende il potere a Teheran (non per forza in tutta la Persia) in nome del “nobile popolo”. Secondo, il regime non crolla, la guerra si allarga in modo insostenibile e gli Stati Uniti d’intesa con Israele usano lo scalpo di Khamenei per dichiarare “missione compiuta”. Terzo, la scelta iraniana di rispondere colpendo le installazioni americane nei paesi arabi del Golfo e nell’intero Medio Oriente costringe Trump e Netanyahu a impantanarsi in un conflitto prolungato. Cadono le maschere e la guerra dei pochi giorni non ha più limiti. Né di tempo né di mezzi. Compresi stivali a stelle e strisce a calpestare il suolo persiano. All’ombra delle rispettive atomiche. In un clima di mobilitazione generale.
Oggi l’America sta agendo da cliente di Israele, il quale a sua volta è impegnato dal 7 ottobre in una guerra infinita contro sé stesso. La fu superpotenza globale è agita da una potenza regionale impazzita — scenario ideale per Cina e Russia. Trump pare il ventriloquo di Netanyahu. Dice o fa dire dai suoi quel che Bibi pensa ma non può (vuole) esprimere. L’ambasciatore americano a Gerusalemme, Mike Huckabee, ha stabilito che Israele deve per concessione divina estendersi su tutto il Medio Oriente, dal Nilo all’Eufrate. Magari con un proconsole a vegliare sull’acrocoro iraniano?
Follie, certo. Ma forse la vera follia è intravvedere una logica in questa America fuori sesto.
E’ sempre un “piacere” leggere ed ascoltarlo dalla Gruber dove spesso viene invitato…una Persona dalla spiccata onesta’ intellettuale….!!! Grazie Lucio…
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Sempre più rare, persone come Caracciolo. Analisi lucida la sua.
Starebbe meglio su “Il Fatto quotidiano”, ma va bene ugualmente. Ci saranno buoni motivi, che non conosco.
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Trump sta contraddicendo se stesso sui temi più importanti della sua campagna elettorale. Ciò gli potrebbe costare molto caro ma nonostante tutto continua imperterrito ad impegolarsi in situazioni da cui sarà difficile districarsi. Perché questo comportamento ? Le pressioni delle lobby se non veri ricatti (Epstein file) sarebbero una possibile causa . Oppure è posseduto da un demone ,quello di Netanyahu.
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Allora e’ dal 1915-18 che i presidenti americani sono posseduti ……ed i demoni son sempre gli stessi in varie gradazioni luciferine! Epstein è un metodo, non isolato, con un prima, applicazione nel passato remoto e prossimo, ed un dopo con proseguimento…..futuro! Solo che ancora non sappiamo chi abbia preso il suo posto da agosto 2019, ma il metodo è prassi collaudata e perfezionata…..niente mail a lasciare tracce!
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💩 💩 CARRIOLATA 2
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💩 💩 💩 💩 CARRIOLATA 4!!
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