(di Michele Serra – repubblica.it) – Dice il declinante leader del Labour, Starmer, in polemica con l’ascendente leader dei Verdi, Polansky, che il problema del populismo è “dare risposte semplici a problemi complicati”. È sicuramente vero. Ma il grande problema della sinistra non populista, negli ultimi anni, è che i problemi complicati le sembrano così complicati che nessuna risposta è possibile.

Polansky, che ha stravinto a Manchester e galoppa nei sondaggi, fa parte di quei nuovi leader di sinistra (alla Mamdani) che hanno imboccato senza incertezze la strada del riequilibrio sociale e del “tax the rich”. Tassa i ricchi. Chiede una tassa dell’uno per cento sugli asset superiori ai dieci milioni di sterline. Non l’esproprio proletario, insomma: ma un poco di ossigeno per il popolo e per quel poco che resta del ceto medio proletarizzato, lo stesso che sempre più spesso, per vendicarsi della sinistra inerte, vota a destra.

All’aggressività sociale del nuovo capitalismo, al progressivo diroccamento del Welfare, alla impressionante discesa delle aliquote fiscali sui grandi patrimoni, qualche risposta combattiva e dinamica bisognerà pure darla, prima o poi. Per stabilire che cosa è “estremista” e che cosa “riformista”, vale, oltre alla verosimiglianza degli obiettivi (e l’uno per cento di tassa sui grandi patrimoni lo è), il discrimine metodologico e culturale: essere o non essere nemici della violenza. Per il resto, riformista è chi le riforme fa. Ovvero chi lavora per cambiare, almeno di un poco, lo stato delle cose, e cerca di restituire alla politica l’idea che serva davvero a qualcosa.