
President Trump at the Israel Museum. Jerusalem May 23, 2017
(Giancarlo Selmi) – Dopo il bombardamento di Teheran (anche su edifici civili, ospedali, scuole e moschee), fatto nel mezzo di incontri per scongiurarli, convocati da chi ha bombardato, difficile non giudicare terroristi internazionali i due amichetti nella foto. Ancora più difficile smentire le voci e i complottisti (questa volta con qualche ragione) che sospettano l’esistenza di fatti che tengano appeso per le palle Trump e che siano argomento di ricatto da parte del regime sionista (basta con questa storiella dell’unica democrazia del Medio Oriente).
Mentre i due terroristi internazionali si riunivano per pianificare questo bombardamento qualche tempo fa, si rilanciavano con rivoltante cinismo i cosiddetti incontri di pace. Li convocava chi già sapeva che, a prescindere, nella notte fra il 27 febbraio e il 28, avrebbe dato il via ai bombardamenti con lo stesso identico pretesto, falso come il precedente, che diede il via all’invasione dell’Iraq. Roba falsa come una moneta da 5 euro, smentita perfino dalla CIA. L’Iran non stava lavorando alla bomba atomica o, perlomeno, era lontanissima dalle condizioni minime necessarie per averla.
Cosa abbia fatto cambiare idea a Trump, che sulle posizioni isolazioniste del mondo “maga” (che si traducono principalmente nella dottrina “America First”, che predilige il non-interventismo militare) aveva vinto le elezioni per la Presidenza, non è dato sapere. L’ipotesi del ricatto si fa strada imperiosamente. Nessuno mette in dubbio che il regime di Teheran si sia macchiato di colpe tremende, ma non era certamente questa la strada per il riscatto di quel popolo, pomposamente richiamato, nei loro discorsi dai due terroristi.
Strada che bisognerebbe respingere sdegnosamente, visto che la nostra Costituzione respinge la guerra come strumento di soluzione delle controversie, ma neppure un sibilo è giunto delle macchiette umane del governo italiano. Anzi, si odono le grida di giubilo per la morte di Khamenei, ammazzato da una bomba che ha distrutto il bunker che lo ospitava. Siamo alla morte della intelligenza, quella che spinse Kruscev e Kennedy a evitare la terza e finale guerra mondiale.
Siamo alla morte della diplomazia, della ragionevolezza, delle regole, dei princìpi del diritto internazionale. Senza dei quali siamo destinati alla catastrofe totale. Quei princìpi che furono bypassati da Putin né più né meno di quanto abbia fatto, decine di volte, Netanyahu. Né più né meno di quanto stia facendo Trump. Con due differenze sostanziali: Putin non è un nostro alleato, mentre Trump e Netanyahu del nostro governo sono amici. Putin lo abbiamo sanzionato, con Trump e Netanyahu facciamo le foto ricordo.
Prepariamoci a sempre crescenti tempi di guerra totale e di terrorismo. Facciamolo fra le grida di giubilo di dementi e di governanti amenti.