Il boomerang Rogoredo presenta il conto: dallo scudo agli agenti al fermo preventivo destre e governo costrette alla retromarcia

Non c’è scampo dalla realtà

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – E meno male che era una battuta! Perché qualche dubbio rimane, nonostante il tentativo del sottosegretario Fazzolari di ridimensionare l’arruolamento di Putin (“In Russia non c’è la separazione delle carriere, quindi probabilmente voterebbe no”) al partito dei contrari alla riforma Nordio (“Una battuta in una chiacchierata informale con i cronisti”, preciserà poco dopo). Anche perché a re-iscrivere il presidente russo al fronte del No, ci ha pensato ieri il ministro Ciriani: “In Russia non esiste la separazione delle carriere. Lascio a chi ci ascolta decidere se è preferibile un sistema stile russo o uno stile occidentale”.

Parole che cercano di dirottare l’attenzione dal merito della riforma, ma soprattutto dalle difficoltà (e l’imbarazzo) della maggioranza travolta dagli strascichi politici della vicenda Rogoredo (il poliziotto che i big del centrodestra, da Meloni e Salvini & Co avevano subito assolto e poi arrestato per omicidio volontario) che si sono abbattuti come un boomerang sul governo e la coalizione che lo sostiene. Un duro colpo che ha costretto l’esecutivo a ingranare la retromarcia pure sull’ultimo (ed ennesimo) decreto sicurezza.

Lo “scudo” galattico promesso alle forze dell’ordine, e allargato poi a tutti i cittadini dopo l’intervento del Colle, “in presenza di una causa di giustificazione” viene declassato ad “annotazione preliminare”, ma in caso di incidente probatorio, scatterà l’iscrizione (ordinaria) nel registro degli indagati. Per non parlare dell’altro cavallo di battaglia delle destre: il fermo preventivo di 12 ore per evitare che presunti violenti partecipino a manifestazioni di piazza. Altra misura drasticamente ridimensionata: scatterà solo “in presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica” con immediata comunicazione al pm, il quale avrà facoltà di ordinare il rilascio. Insomma, un disastro su tutta la linea. Che toglie per di più alla maggioranza uno dei principali argomenti di propaganda per spingere il Sì al referendum.

Cose che capitano quando si pretende di convincere gli italiani a votare una riforma costituzionale cavalcando la cronaca e l’indignazione popolare. Per evitare di spiegare i veri obiettivi: indebolire la magistratura e gettare le basi per subordinarla al controllo dell’esecutivo. Un giochino che, stando ai sondaggi, gli italiani hanno iniziato a capire. E a regolarsi di conseguenza.