L’autoproclamato volto televisivo del melonismo racconta nel suo nuovo libro la premier che diventa “regina d’Europa” e “punto di riferimento per l’intero Occidente”

(di Filippo Ceccarelli – repubblica.it) – Non sempre la profusione d’incenso riesce come dovrebbe. Accade quando le lodi destinate a salire in cielo insieme al fumo fanno pensare a qualche piaggeria e nella nube profumata si avverte – eccolo là – l’inconfondibile odorino del potere.
Si perdoni il contesto rituale, ma a proposito del suo ultimissimo libro in gloria della premier, il ruolo di incensatore non si addice a Italo Bocchino. A partire dal titolo: Giorgia, la Figlia del Popolo, cui segue un meno stentoreo, ma risoluto Perché Meloni piace agli italiani (Solferino, 17 euro); e proseguendo con la bianca copertina che nella grafica fa il verso al primo volume di Antonio Scurati su Mussolini.

Ora, Bocchino è uomo di mondo, di talk e di insospettabili relazioni qui parzialmente e strategicamente menzionate; un napoletano svelto e accorto, un simpatico pirata cresciuto alla scuola del trickter Tatarella (“’mbruogl’ aiutami!”); e insomma, ritrovarselo agitare il turibolo per 200 pagine fa pensare a un’esaltazione tutt’altro che disinteressata, sia pure in tempi d’improntitudine e sgangheratezza. Si dirà che tali ridondanti ossequi avvengono spesso e volentieri. Ma vieppiù sfuggono di mano quando nel Palazzo tutto dipende da una persona sola e/o da sua sorella; quando non si ha la pazienza di aspettare come va a finire; quando si scrivono più libri di quanti se ne leggano; e infine quando magari ci si porta dietro qualcosa di cui farsi perdonare. In questo senso, “convertitosi” (dice lui) in extremis sebbene antemarcia, Bocchino ritenne di inviare per whatsapp la foto della tessera dei Fratelli ricevendone in cambio da Meloni una faccetta sorridente e un gelido riconoscimento: “Chi l’avrebbe mai detto”.

Ma a tutto c’è un rimedio o un investimento, per cui adesso Giorgia è “stella”, “Regina d’Europa”, “punto di riferimento per l’intero Occidente”. Ardono nel braciere omaggi, invocazioni e giaculatorie, “destino”, “capolavoro”, “nuova era”; tutto ciò che Lei incrocia assume un respiro epico, dai rapporti famigliari, “il miracolo italiano delle due sorelle”, alla “sovraumana abnegazione” dell’apprendista premier e giù pagine su un certo congresso giovanile svoltosi a Viterbo, sull’“unicità” di Colle Oppio, sulla “generazione Atreju”, fino alla “corazza di titanio” entro cui si fa forte a Palazzo Chigi.
E qui si potrebbe prolungare l’antologia devozionale, tanto più straniante quanto più oggi la post-politica suscita in metà dell’elettorato disagio e disinteresse. Ciò nondimeno, il registro scelto suona messianico. Paravento, s’intende, ma pur sempre messianico, l’attesa è finita, la Figlia del Popolo ha raccolto attorno a sé “la diaspora”. Dalla cui storia di correntismi tardo missini e rimasticature per salvare capre e cavoli di Fini si esce esausti; mentre si salvano, al contrario, alcuni irriverenti bozzetti tipo una telefonata di fortuna con Prezzolini o una specie di maledizione interna che avrebbe procurato lutti.
Niente, in compenso, su Santanchè, Giambruno, Alessandra Mussolini e Telemeloni; poco sul premierato, il minimo sindacale su Trump, felicemente contenuto il vittimismo. Noto al pubblico per l’assidua e drammaturgica presenza sugli schermi in partibus infidelium de La7, Bocchino si proclama a ragione “volto televisivo del melonismo”, riconoscendo in quest’ultimo il “punto d’arrivo di un fiume carsico che è diventato poderosa e fragorosa cascata”.
Ora, può anche darsi che in futuro Meloni venga rivalutata – come del resto accade con i dc o Berlusconi – dai suoi attuali detrattori. Ma intanto è senso comune che sia circondata da gente così così. Ecco invece che qui Bocchino descrive la “fiaba collettiva”, la “meravigliosa comunità”, “un’orchestra accordata all’unisono”. A tutti – o quasi – assegna con astuzia un posticino nella Grande Storia, mentre Arianna sorella e Fazzolari, secondo cui Giorgia “ha aperto un nuovo immaginario alle bambine italiane”, godono un trattamento privilegiato.
Quando lo scorso anno fu presentato a Palazzo Madama il precedente libro di Bocchino, Perché l’Italia è di destra (sempre Solferino), La Russa e Arianna proposero che fosse adottato nelle scuole; e anche se in prima fila c’era Valditara, sono cose che si dicono per dire, i bastoncini d’incenso non costano poi tanto e si acquistano pure online.
ma le vendite di questi “capolavori letterari”….come vanno…??? Ma questo giornalista….belin…quando compare dalla Gruber…viene “colpito ed affondato” ogni volta che apre bocca……belin….solo “propaganda” e nulla piu’….e soprattutto prova tanta…tanta…pena per lui….!!! Che la “Meloni in futuro venga rivalutata dai suoi attuali detrattori….”” non ci credo nemmeno se venisse a dirmelo di persona….il mio corregionale “divino Otelma”…😂😂😂😂😂
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Bocchino ha scritto nel suo libro apologetico sulla Meloni che piace perché “è figlia del popolo”.
Veramente è figlia di uno condannato a 9 anni di carcere per narcotraffico per 1.500 chili di hashish portati sulla sua barca….. ma lasciamo perdere! Fraanno parte del popolo anche loro!
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Giorgia, la figlia del popolo…..di cor@uti?
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