
(Flavia Perina – lastampa.it) – La sindrome dell’ultima spiaggia è il rischio vero dell’ultimo tratto di campagna referendaria ed è un problema notevole. La destra, per la prima volta, si rende conto che l’idea di sterilizzare una eventuale sconfitta (il famoso «non ci saranno conseguenze» di Giorgia Meloni e molti dei suoi) è un’illusione. Al minimo, pagherà un alto dazio il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che si è assunto il ruolo di frontman della contesa con la magistratura: se vincerà il No diventerà il primo bersaglio anche dei suoi, con l’accusa di aver favorito più la mobilitazione degli avversari che il voto degli amici. Anche per questo a quaranta giorni dal voto siamo già all’ordalia, con una totale perdita di lucidità su quelle che, all’inizio, sembravano le due principali linee strategiche della propaganda referendaria. Primo, non politicizzare la campagna (FdI aveva addirittura deciso di non usare il suo simbolo, a differenza di FI e Lega). Secondo, tenersi stretto quel pezzo di sinistra orientato a votare Sì, rassicurandolo sul carattere tecnico della consultazione.
Ma anche in caso di vittoria la sindrome dell’ultima spiaggia avrà conseguenze negative, perché il governo si troverà a gestire un rapporto con la magistratura in macerie e un elettorato diviso in due, con metà del Paese lacerato dal sospetto che il fronte del Sì coltivi progetti autoritari. I decreti attuativi diventeranno un calvario, e non si capisce come l’esecutivo potrà gestire il necessario dialogo con giudici e pm dopo averli accusati per settimane di essere complice di scafisti, anarchici, sabotatori, e da ultimo di aver utilizzato metodi para-mafiosi nella distribuzione degli incarichi. Lo stesso Nordio aveva ben presente il problema prima che la campagna degenerasse, quando dichiarava che subito dopo il voto, in caso di vittoria del Sì, avrebbe aperto un tavolo di confronto «per definire le norme di attuazione in uno spirito di dialogo». È sicuro, adesso, che sarà possibile? Il tono attuale del confronto fa pensare piuttosto al contrario, a una sorda guerriglia che ostacolerà qualsiasi soluzione condivisa anche dopo, anche se per il governo andasse nel migliore dei modi.
Chiedersi perché la maggioranza si sia infilata in questo tunnel non è esercizio inutile. L’attuale vicenda referendaria è l’opposto di quella vissuta durante il governo di Matteo Renzi, che vide il referendum costituzionale partire in salita, bersagliato da autorevoli ex-capi della sinistra, perdente o quasi nei sondaggi fin dall’inizio. Sulla Giustizia, al contrario, il consenso sembrava solidissimo, una vittoria facile: nel luglio scorso, poco prima della conclusione dell’iter parlamentare sulla separazione delle carriere, il Sì era dato al 44 per cento, il No al 21: un abisso. Cinque mesi dopo era già testa a testa. Ha contato lo spirito vagamente vendicativo ostentato nelle feste di piazza. Ha contato l’eccesso di sicurezza nelle dichiarazioni pubbliche. Hanno contato, forse, i nuovi allarmi arrivati dall’America, col timore di contagio della dottrina Maga che vede i giudici non allineati come ostacoli da licenziare, indagare, scacciare. E si capisce che questo repentino cambiamento alimenti confusione e irrazionalità nella maggioranza, ma la sindrome dell’ultima spiaggia è una cattiva consigliera, comunque vada a finire.
Abbiamo rinviato la partenza per la Namibia, di qualche giorno, per andare a votare NO al Referendum….
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Ho deciso di rimandare la dipartita da questa valle di lagrime per votare NO adesso venitemi a prendere
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Spero ddi avere un ultimo soffio di vita per trascinarmi fino al seggio e votare un bel NO sulla scheda, inserendola nell’urna con un sorriso.
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La piccola Pera della Stampella di Torino non può fare finta di essere appena caduta dall’albero. La fascisteria governativa non si è infilata in un tunnel, piuttosto sta solo cercando di incrinare la Costituzione (così come fece a suo tempo Il fasciume renziano) per ottenere un via libera popolare alla compressione della democrazia, ritenuta dalle entrambe oligarchie, antistorica e anacronistica. Per le attuali fascisterie e il fasciume renziano, l’obbiettivo era ed è giungere a una scarna e mera repubblica rappresentativa (un salotto dei bottoni dove fare accomodare i vincitori delle elezioni, senza più pesi, contrappesi e con gli oppositori magari ancora onorevoli, ma tutti appesi come baccalà in un parlamento ridotto a essiccatoio della democrazia) utile solo per eleggere una piccola Salò insomma, dove il leader di turno (che volendo potremmo tradurre anche con un vecchio vocabolo della lingua italiana, come duce o ducessa) si insedia per 5 anni e fa quello che vuole, senza che nessuno possa più disturbarlo. Naturalmente la durata dei pieni poteri solo per 5 anni, sarebbe solo un miraggio, perché una volta ottenuto un plebiscito popolare attraverso un referendum costituzionale, cambierebbe tutto, di colpo e la maggioranza che portasse in porto una revisione costituzionale così vasta e devastante poi si instaurerebbe, attraverso una legge elettorale opportunamente concepita all’uopo e cambierebbe lo stato definitivamente. La fascisteria attuale ha solo piazzato il proprio candelotto nel pezzo della Costituzione che li ha sempre contrastati e che ancora funziona autonomamente, la Giustizia, perché sanno che sabotandola avranno attaccato anche la Libertà. Se l’attentato dovesse fallire (e fallirà) la Melona andrà in giro con la faccetta nera per l’esplosione avvenuta nelle sue mani? Come potrebbe mai condurre lei il governo fino alle elezioni del 2027?
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Spero che esploda tutto… e mozzarella dia l’incarico a Conte … se lo da a Giorgetti. o Draghi.. siamo punto e a capo!
Altrimenti mi auguro si vada a nuove elezioni!
Nella speranza che gli italiani si sveglino che sia loro bastato l’esperienza della gioggia.
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che l’attentato fallisca, non sarei così sicuro purtroppo
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Lo scontro in atto e l’ ennesimo tempo supplementare della partita tra i politicanti da salotto suffragato da TV mafie e massonerie e la magistratura vista come ultimo baluardo del sistema uscito dalla costituzione della repubblica italiana.
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