
(Dott. Paolo Caruso) – Il Ministro della Giustizia ed ex PM di Venezia, Carlo Nordio, in risposta a quanto detto dal Procuratore di Napoli, Gratteri, nella intervista al Corriere della Calabria in merito a chi di sicuro avrebbe votato SI al referendum del 22 marzo in questa Regione, cioè indagati, imputati, ndranghettisti, la massoneria deviata e i centri di potere, si è limitato a minacciare il test psicoattitudinale anche per i Magistrati a fine carriera. Un richiamo all’idea del “Caimano” che definiva i Magistrati dei “Matti”. Ci sarebbe da chiedersi allora, perché non attivare il test alcolometrico e quello ai cannabinoidi per i nostri Rappresentanti politici? Un muro contro muro tra Poteri, esecutivo e giudiziario, che si trascina dall’ inizio del berlusconismo e che trova oggi il massimo dello scontro nella campagna referendaria. Infatti dopo l’intervista, su Gratteri sono piovuti attacchi spropositati anche da parte di Uomini delle Istituzioni ( Nordio, La Russa, Tajani, Salvini ), e si è voluto travisare quanto da Lui espresso. La separazione delle carriere dei Magistrati con il PM assoggettato all’Esecutivo, lo sdoppiamento del CSM e la creazione dell’ Alta Corte disciplinare, se approvata dal voto referendario, vedrà attuato quel progetto politico che fu del piduista Licio Gelli, di Berlusconi, di Previti e di Verdini. Un progetto estremamente pericoloso che, limitando l’autonomia del Csm, andrebbe a stravolgere quello che i Padri Costituenti avevano pensato a difesa della democrazia, con i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario indipendenti. L’attacco continuo alla magistratura portato avanti anche dalla Premier Meloni dimostra l’ insofferenza dell’ Esecutivo al controllo di Organi terzi. La vorrebbe addomesticata alla politica, con giudici sorteggiati e dipendenti dal Potere. Il modello pare assomigliare parecchio a quello ungherese dell’amico Orban. In questi ultimi anni si è fatto di tutto per delegittimare la magistratura, limitandone anche il campo d’azione con leggi tendenti a favorire i cosiddetti Colletti bianchi, i politici e certa imprenditoria. Infatti la depenalizzazione dell’ Abuso d’ufficio, il depotenziamento del Traffico di influenze illecite, la Riduzione a soli 45 giorni delle intercettazioni telefoniche, la Procedibilità d’ufficio relegata a querela di parte, la Denuncia con avviso di 5 giorni, e inoltre la conferma della Improcedibilità processuale retaggio della “Schiforma Cartabia”, rappresentano in pieno il volere di questa destra di governo. Un vulnus per la nostra democrazia, che si associa maledettamente all’ assenza di una legge sui conflitti di interessi e l’ assenza di regole sul lobbying. Di contro il Potere con le sue azioni legali infondate che puntano a intimidire, silenziare le risorse dei giornalisti, scrittori, attivisti che osino denunciare gli abusi, rappresenta una minaccia alle nostre libertà di espressione e informazione. Una democrazia malata che, con il Premierato in gestazione, la refrattarietà al confronto, la Sottomissione dei magistrati alla politica, si avvia speditamente verso una forma di Autocrazia moderna elettiva. I segnali già sono presenti. I tempi lunghi della Giustizia, le carenze nei tribunali, insomma tutto quello che interessa alla gente, qualunque sia l’esito del Referendum, non cambierà. Si capisce bene allora come al governo serva solo la separazione delle carriere per sottomettere la magistratura alla politica. Ora a Tele-meloni e alle Reti Mediaset il compito di infinocchiare gli elettori, orientandoli al voto. Un voto precluso ai tanti giovani fuori sede. Ma se le critiche al Procuratore Gratteri e le motivazioni del SI provengono da personaggi pubblici come Cicchitto, Paolo Berlusconi, Roberto Formigoni, Daniela Santanchè, Del Mastro, il Presidente della Calabria Occhiuto, la meloniana Augusta Montaruli, l’ex Presidente della Liguria Giovanni Toti e altri dalla fedina penale non pulita in quanto indagati, pregiudicati e condannati, allora si capisce la ritrosia di buona parte della società civile a unirsi a loro. Intanto i problemi reali del Paese, come il welfare, la casa, la disoccupazione giovanile, gli stipendi, le pensioni, il lavoro precario, la sanità, la scuola, e la denatalità possono attendere…
Vede Merlo il problema è che l’italiano ,a parte alcuni che sono preparati , che studiano di diritto ,che sono curiosi,che non si accontentano di quanto vanno cinciando i riformisti,dicevo che la maggioranza degli italiani invece, non conoscendo la nostra costituzione e trattandosi di una riforma che va ad incidere sugli equilibri dei poteri,ho timore che molti non andrà a votare.Lo stesso giudice Coppi sostiene che se passasse il SI non si avrebbe contezza dei disastri futuri della giustizia.
Io spero che gli italiani si fidino della vecchia struttura della Magistratura e che vadano a votare NO, altrimenti temo una brutta ferita della nostra Democrazia.
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Chiedo scusa Caruso…
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Se la regola fosse che per una riforma costituzionale ci volessero 2/3 del Parlamento e una volta non raggiunta quella proporzione la partita venisse chiusa definitivamente, sarebbe molto meglio.
Il popolo non può capire certe cose ed è per questo motivo che elegge i propri rappresentanti.
Ecco, forse sarebbe meglio cambiare questa regola e in questo caso specifico votata a maggioranza dagli italiani senza passare dal voto parlamentare perchè il quesito è molto semplice da capire.
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In effetti ha ragione ,ma allora bisogna cambiare la Cost.,ma ormai il Parlamento è diventato un passacarte a favore dell’esecutivo.Se pensi che un DPC viene blindato con la fiducia..la dice lunga sulla corretteza dell’esecutivo.
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