
(Alessio Mannino – lafionda.org) – Epstein, o l’orgia del potere. Dove ciò che cattura lo sguardo di chi scorre quei files è l’orgia, intesa qui come infrazione di tabù (sesso con minorenni, sevizie, omicidi, antropofagia). Mentre il potere, fedele al famoso adagio, si conferma fonte di corruzione. È la lettura immediata che si evince dal diluvio di commenti e analisi che ribollono, in Italia, soprattutto sui social media, appassionando molto meno, al contrario, i media giornalistici. È un’interpretazione corretta, che nasce dal senso morale comune che ancora regge. L’enormità dei fatti, al momento indiziari, in quella montagna di email, immagini e video finora resi pubblici giustifica la reazione di ribrezzo e di sdegno, incluso il vouyerismo un po’ morboso che prevedibilmente accompagna la legittima curiosità ogni qual volta ci siano di mezzo crimini gravi, specialmente sessuali. Ma il piano morale non esaurisce il significato della vicenda, anzi. Concentrarsi sull’immoralismo delle pratiche di cui Epstein risulta l’organizzatore seriale rischia di ingigantire un fattore che è sì certamente importante, ma che tuttavia lascia sullo sfondo altri due che vanno al di là della sana riprovazione di pancia: quello politico, e quello psicologico (e psichiatrico). Entrambi ben più complessi del giudizio istintivo di condanna. Quello politico perché illumina su filiere e modalità in cui, all’atto pratico, si struttura e agisce l’oligarchia del denaro in Occidente. Quello psicologico, perché apre uno squarcio, a guardar bene ancora più inquietante, sull’abisso di senso morale ma più profondamente esistenziale, nell’accezione di esistenza come soggettività, come capacità naturale di elevarsi dagli appetiti primari all’auto-responsabilità. Mettendo in fila una serie di elementi, si capirà meglio lo scarto fra i diversi piani.
1) Perché Trump ha deciso di sganciare adesso la bomba. Lo sblocco di tre milioni di documenti, con omissis che hanno lasciato coperti nomi importanti, è stata una scelta che l’amministrazione ha adottato per necessità politica. Il presidente statunitense ha deciso di dare in pasto all’opinione pubblica anzitutto repubblicana, in particolare alla base elettorale Maga, un osso da spolpare, in questi mesi prima della campagna elettorale per le elezioni di midterm a novembre. Trump ha fatto un calcolo politico: annegato com’è il suo nominativo in quella massa di files in cui, tra l’altro, risultano addebitabili atti criminosi fino ad oggi non riscontrabili per lui, ha voluto pilotare la detonazione dell’ordigno comunicativo in modo da deviare lì l’attenzione generale, facendo dimenticare polemiche come lo scontro sull’Ice e distraendo dal disagio economico. I sondaggi, impietosi, lo danno infatti in picchiata. La mossa, dal punto di vista contingente, serve a mettere in imbarazzo il fronte politico-culturale avverso, che da Clinton a Gates sono,quantitativamente, più infognati nel sistema Epstein. Anche se quel procuratore Acosta che poco ci mancò che nel 2009 lasciasse libero e a spasso Epstein (perché “era uno dei servizi”, gli avevano detto) è lo stesso che Trump nominò segretario al Lavoro nella sua prima amministrazione. Il tycoon, da businessman prima che da politico, faceva parte del mondo imprenditoriale in cui il pedofilo ebreo newyorkese, da procacciatore d’affari prima che da lenone d’alto bordo, sguazzava come un pesce nell’acqua.
2) Perché sono più importanti i nomi “minori”. Per di qua giungiamo alla prima evidenza non abbastanza evidenziata, per paradosso, nel bailamme di queste settimane: il dato sociologico di una classe padronale, immersa tra finanza e politica, composta in gran parte, scansionando quei files, non solo da grandi nomi (che pure ci sono, basti pensare all’ex principe inglese Andrea o all’ex premier israeliano Barak, sodali del faccendiere) ma dal sottobosco di politici di seconda fila, diplomatici, affaristi e rappresentanti vari del jet set internazionale. Peter Mandelson, già anima nera di Tony Blair e oggi dimissionario dallo staff dell’attuale premier britannico Starmer, ne è la punta di diamante. Si tratta del milieu che forma lo scheletro del potere profondo, non del tutto sovrapponibile al cosiddetto Stato profondo costituito da esercito-intelligence-burocrazia statale. È nelle intercapedini di questa maglia di connessioni ad alto livello, ma meno appariscente e, pertanto, esposta a relazioni più occultabili, che l’arrampicatore sociale Epstein ha potuto brillare in tutta la sua nefandezza. Le grandi “star” che compaiono in quell’interminabile elenco sono significative, certamente, per capire fin dove ha potuto spingersi nella sua scalata un signor nessuno di Brooklin, accoppiatosi con la figlia di un magnate delle comunicazione, l’ebreo di origine ceca Robert Maxwell (già agente del Mossad), e che grazie ai buoni uffici di un altro industriale di primo piano, Leslie Wexner, riuscì a entrare nel gotha immobiliare e speculativo, fino a diventare consigliere della ceo del gruppo Rotschild, Ariane. Non facendosi mancare l’appoggio, per citare un altro grande pezzo da novanta, del trumpiano Peter Thiel fondatore di Palantir, azienda oggi legata a doppio filo all’apparato bellico e spionistico, e marito di Mark Danzeisen, ex vicepresidente di Blackrock, il primo fondo finanziario del mondo. Detto ciò, sono le personalità meno note a rappresentare meglio il modus operandi segreto, nient’affatto segreto, con cui il potere reale si mantiene: l’informalità. Nell’operatività quotidiana, essere al riparo dai riflettori agevola il formarsi di reti di conoscenze e favori trasversali. Non deve stupire quindi quel pullulare di figure poco o niente conosciute.
3) Perché le “grandi” menti della cupola si rivolgevano a un possibile ricattatore. Come spiegar allora la presenza di protagonisti ben più famosi, che avrebbero dovuto perciò temere le conseguenze del rischio di ricattabilità, palese anche a un cretino, nel frequentare un parvenu in cambio di servizi di prostituzione con ragazzine e bambine in camere, anche qua, che non ci voleva un genio per sospettare potessero essere tappezzate di telecamere? Si spiega con la psicologia del potere. Cioè con la sensazione di impunità che il potere dà a chi vive nella sua bolla, fatta di va e vieni tra case lussuose e palazzi damascati, su limousine con autista e aerei privati (come il Lolita Express dei viaggi by Epstein sull’isola degli orrori). Con la sensazione di intoccabilità data dal credito che un trafficone si era guadagnato nei circoli d’élite. Per cui, ad esempio, possiamo immaginare che un Woody Allen o un Noam Chomsky si siano sentiti rassicurati dal fatto che, nonostante l’acclarata pedofilia, Epstein fosse comunque in stretti rapporti con la créme dell’high society, non tutta da buttare in quanto percorsa anche da ipocrite tendenze progressiste (e, nel loro caso, magari lo giudicavano pure più vittima che colpevole, poiché ebreo e oggetto di accuse relative al sesso, che negli Stati Uniti possono emanare un tipico odore di puritanesimo di facciata). Insomma, si spiega con la normalità del potere, che da che mondo è mondo fa dell’abuso delle regole, etiche o legali, il suo marchio d’infamia.
4) Perché l’Epstein-gate fotografa la psicopatologia del potere. Tuttavia qualcosa di nuovo, di caratteristico della nostra epoca, c’è. E qui ci addentriamo nella psicopatologia vera e propria. Il potere oggettivizza: induce cioè chi ne gode a trattare il prossimo collocato in uno scalino inferiore come un oggetto. La dinamica è infatti il possesso: il potere è qualcosa che si ha, e chi lo possiede è portato a desiderarne di più e ancora di più, potenzialmente all’infinito. È la stessa identica logica immanente al denaro, che da Mida in poi distorce tutto quel che tocca (il Vaticano, santuario anti-satanista anzichenò, ha appena creato due fondi speculativi con titoli “conformi all’etica cattolica”: peccato che dentro ci si ritrovino Amazon, Meta, Tesla, Unicredi, Allianz e il meglio giro del sovrapotere globale). Anche e soprattutto le persone, quindi, divengono delle cose di cui disporre. Ma questo svuotare di valore intrinseco gli esseri umani non è che il riflesso esterno di un vuoto interno, che contraddistingue l’uomo potente che non abbia fatto i conti con l’onnipotenza infantile che anima tutti noi da bambini. È la sua psiche, innanzitutto, a essere abitata da una mancanza, o meglio dall’incapacità di sentire l’altro non come oggetto, ma come soggetto. La clinica in campo psicoterapeutico inviterebbe ad analizzare il singolo caso, per risalire ai motivi che sarebbero necessariamente specifici e biografici. Quel che ci preme qui, però, è rilevare il fattore sociale: più si sgomita e si evoluisce in quei club la cui regola non scritta è sfruttarsi l’un l’altro, più ci si conforma a un modo di vivere affetto da una strutturale carenza d’empatia. Il che non significa che tutti coloro che vi abbiano posto siano narcisisti senz’anima o potenziali stupratori o assassini. Significa che l’ambiente condiziona pesantemente il comportamento e la mentalità, e nei singoli più predisposti finisce con l’alimentare la brama di possedere: ricchezza, status symbol, e anche i corpi. Chi evoca il satanismo su Epstein, mettendosi così automaticamente nella schiera degli angeli del Bene, sottovaluta la forza d’attrazione dei lussi da semi-déi che l’ingresso negli inner circle può esercitare sul comune mortale, ovviamente se già tarato di suo da qualche fantasia proibita.
5) Perché il modello occidentale è il campo ideale per l’immoralismo organizzato. Il punto è questo: il confine della trasgressione. Si dà il caso che la nostra sia la società che più di ogni altra nella Storia abbia fatto dell’ego l’unità di valore primaria (tanto è vero che il limite per la libertà dell’individuo è posto nel non nuocere ad altri individui, secondo il principio di autonomia individuale). “Sì, so che non dovrei compiere atti raccapriccianti – pensa il pervertito – ma lo faccio perché la sola legge che vale davvero è la sopraffazione, e lo è perché sono stato educato a credere che a decidere per me devo essere, in ultima istanza, solo io”. È la civiltà liberale e individualista che, nel suo odierno esito nichilista, ha come effetto – letteralmente perverso – offrire una strada spianata alla pasolinian-sadiana “anarchia del potere”. Che c’è dagli albori dell’umanità, ma fintantoché nell’emisfero occidentale moderno si sono avvicendati e intersecati conflitti radicali sui valori (religione vs religione, capitalismo vs socialcomunismo, nazionalismo vs internazionalismo), trovava un più o meno forte limite interiorizzato anche e perfino nei ceti dominanti. Pedofili e malati di ogni genere non sono mai mancati a ogni livello, ma la sanzione morale e sociale era, fino a non molti decenni fa, più stringente. A vedere invece la leggerezza quasi ingenua con cui gli impuniti à la Epstein grufolavano nella melma, si ha l’impressione che il timore di essere scoperti fosse inesistente non solo perché assuefatti a camminare due metri sopra terra, ma perché convinti che l’eventuale scandalo non avrebbe alzato chissà che scandalo. E mica solo perché i lecchini dei media avrebbero fatto, come infatti stanno facendo, opera di relativizzazione e annebbiamento. Ma perché il popolo, là giù in basso, è stato pedagogizzato allo stesso credo anestetico secondo cui è il potere, fatte tutte le somme e addizioni, l’unica cosa che alla fine conti. È questo cinismo interclassista il brodo da cui i “fortunati” sull’agendina di Epstein hanno tratto la sicurezza di poter fare il male senza pagare pegno.
6) Perché è il giudizio politico il vero grande assente. Una certezza rafforzata, in più, da un’altra, e decisiva. Il tipo umano dell’Occidente collettivo può schiumare di rabbia, di fronte a soprusi, angherie e oscenità di ogni genere. Ma la sua reattività è più morale che politica. Il caso Epstein, purtroppo, lo dimostra anche troppo bene: tanto più strepita e si contorce di indignazione, tanto meno agisce per rovesciare il tavolo. Catechizzato a ridurre la politica a battaglia per diritti, in fondo, individuali, non si pone più la questione di come l’ordine sociale sia costruito (permettendo che gli si sbatta in faccia quanto è suddito, cornuto e mazziato), ma di chi lo governi e ne sia responsabile. Non si domanda più le ragioni di lunga durata, le radici passate, i processi evolutivi, le caratteristiche focali e le origini culturali dell’architettura di dominio di cui i dominus, sugli altari o nella polvere, sono gli interpreti del momento. Si limita a puntare loro contro il dito, erigendo roghi immaginari su cui issare i mostri adoratori del demonio. Ma non sa più ragionare politicamente. Gli viene ostico indagare le cause: preferisce andare a caccia dei colpevoli. Nella più patetica incoscienza, mente a sé stesso. Perché se non si capiscono le cause, i futuri colpevoli, anziché essere arginati da un diversa etica che faccia da correttivo al lato oscuro della natura umana, non faranno che riprodursi come la gramigna. Aveva ancora e sempre ragione Nietzsche, quando scriveva che “nessuno mente quanto l’indignato”. Come mi ha scritto una lettrice, ci lasciano guardare il volto della Medusa. Ma non per pietrificarci: siamo già, in media, pietrificati. Semplicemente, fanno della nostra impotenza politica la pietra su cui tenere in piedi l’orgia del potere. Di cui un finanziere amico d’Israele e pr di divertimenti patologici può essere, nella sua torbida banalità, il sensale d’occasione.
Come si fa a scrivere un articolo del genere.
L’immoralismo si manifesta nel mondo occidentale perchè l’esaltazione dell’io, dell’iper-individualismo favorisce determinati comportamenti?
L’immoralismo fa parte della natura umana e si manifesta in forme diverse perchè si adatta ai modelli culturali e all’eredità storica di un luogo, che sia l’occidente o altro.
Beria era del Texas? Caligola si trova nei files di Epstein?
Secondo i canoni di di Mannino, Kim Jong Un, in quanto a morale, è contiguo a Madre Teresa di Calcutta.
Il potere deviato, l’immoralità non sono confinati ad un luogo o a un sistema politico; possono emergere in società liberali, totalitarie, monarchie o imperi antichi.
L’autore inoltre sostiene che Trump abbia rilasciato i documenti per calcolo politico e per distrarre l’elettorato.
Innanzi tutto Il rilascio dei file è stato gestito dal dipartimento di giustizia, non direttamente da Trump che, vale la pena ricordarlo, non è un monarca assoluto; i tempi sono più legati a quelli di approvazione della legge sulla trasparenza e a quelli necessari per revisione dei files, decisamente numerosi, da parte dello stesso DoJ
https://en.wikipedia.org/wiki/Epstein_Files_Transparency_Act?
Questo almeno dicono i fatti insipidi; quindi meglio condirli con abbondanti dosi di complottismo a cozze e ceci.
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visto come si è comportata la bondi qualche dubbio viene, poi per il resto de sti files ne parleremo, a vanvera, per anni
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