
(di Michele Serra – repubblica.it) – La goffa telecronaca olimpica di Petrecca non aggiunge né toglie nulla alla situazione della Rai sotto questo governo: per occupare militarmente un territorio tutto sommato vasto come l’informazione pubblica, servono forze delle quali i meloniani non dispongono, né per quantità né per qualità.
Per produrre una mole così notevole di giornalismo, di spettacolo, di divulgazione intellettuale, di informazione popolare, non basta arrivare freschi freschi da una militanza politica spesso molto periferica, e dire “adesso qui comandiamo noi”.
Bisogna, poi, saperlo fare, tenendo conto che la Rai ante-Meloni, con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, era comunque una fabbrica di contenuti spesso decenti, a volte buoni, qualche volta ottimi. Perché la lottizzazione era sicuramente uno sgradevole criterio di carriera, ma intanto era estesa a molti, dunque plurale; e poi non era sempre ostativa del merito e delle capacità professionali. L’occupazione militare è ben altro, in tutti i sensi: intollerante politicamente, desolante professionalmente.
Dispiace far notare, tra gli altri evidenti segni di decadenza, il romanesco sciatto che dilaga anche a Radiorai, un tempo scuola indiscussa di buona dizione italiana.
Non lo si sottolinea per fare speach shaming, ognuno parla come sa e come può. Lo si dice perché conferma la striminzita e compatta provenienza delle truppe di occupazione meloniane.
Si fanno scoprire, insomma. Simulino, almeno, la compresenza di truppe ausiliarie venete o calabresi o piemontesi. Dicano “ocio”, ogni tanto, o “neh”, almeno per confondere le carte.
Tra tesserati ci si capisce anche se virtualmente in fazioni opposte . Mo ci sono loro e noi li critichiamo anche per il colore della cravatta, poi verrà il turno nostro e faranno lo stesso loro con noi . Ma poi in fin dei conti siamo della stessa pasta e dobbiamo aiutarci tra noi . Noi chi ? L’ elite,la casta o ,se preferite, la “politica ” .
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