Dopo la decisione della Cassazione, il Consiglio dei ministri convocato d’urgenza precisa il quesito ma blinda la data: si voterà comunque il 22 e 23 marzo. Mattarella firma il nuovo decreto ma invita a distendere i toni. Inascoltato. La destra attacca i giudici della Corte e accusa due giudici di imparzialità

(Simone Alliva – editorialedomani.it) – Da settimane Giorgia Meloni tasta il polso dell’elettorato e il segnale che riceve non è rassicurante. Il “No” al referendum sulla Giustizia è in rimonta nei sondaggi. Per la prima volta la premier riconosce che qualcosa nella comunicazione si è inceppato. Qualcosa nella strategia va rivisto. Ritirarsi un poco e però restare lì senza lasciarsi prendere la mano, non mettere la faccia, non basta.
Prima cosa da fare, dunque, non allungare i tempi. Su questo non ha neanche voluto perdere più di mezz’ora. La data del referendum sulla Giustizia non cambia.
Il Consiglio dei ministri si riunisce solo per 28 minuti dopo la richiesta della Corte di Cassazione di riformulare il testo che materialmente andrà riportato sulla scheda elettorale. Dal Cdm, presieduto dalla presidente Meloni e dal sottosegretario Alfredo Mantovano, quell’ordine viene vissuto con leggerissimo fastidio, ma è un velo di velluto che si scosta con la mano: il quesito può cambiare, la data no.

Atto di forza
«L’ufficio amministrativo ha preso quella decisione e noi abbiamo preso la nostra», dice il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani. Dall’opposizione attaccano. Parla di «prepotenza e mancanza di rispetto per le istituzioni», la responsabile giustizia e deputata del Pd , Debora Serracchiani. Ma dal Quirinale arriva il via libera al nuovo decreto, dopo una telefonata tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e Meloni. Decreto «giuridicamente ineccepibile» dicono fonti del Quirinale, che fanno anche scivolare un invito del Presidente a «rispettare la Cassazione e le sue decisioni».

L’ordinanza ha infatti dato vigore al fronte del Sì, segnalando un certo nervosismo malcelato. Post social, bufale, ma soprattutto attacchi verso la Suprema Corte. È il deputato di Forza Italia, Enrico Costa, a mirare per primo: «Dell’Ufficio elettorale della Cassazione fa parte il dottor Alfredo Guardiano. È lo stesso che il 18 febbraio modererà il convegno “Le ragioni del No” Questo sarebbe il giudice terzo ed imparziale?».
A incendiare la giornata anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che mette all’indice, nell’Ufficio elettorale, anche Donatella Ferranti ex deputata Pd e presidente della Commissione Giustizia fino al 2018. «Serve altro per rendersi conto che non si può più attenere per ridare terzietà alla magistratura, rendendola indipendente dalla politica e dalle correnti e attuando l’articolo 111 della Costituzione?».
Gli attacchi del centrodestra si susseguono per tutta la giornata con Guardiano che si difende: «Su di me accuse infondate». E l’azzurro Gasparri che annuncia «una interrogazione» per chiedere un’ispezione proprio su Guardiano.

L’ordinanza è in realtà il risultato di una scelta collegiale, l’ufficio costituito presso la Corte di Cassazione è composto da 13 magistrati indipendenti, ma l’attacco è già partito. Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, definisce «inqualificabili» le parole di Bignami: «Dovrebbe scusarsi pubblicamente. Anche la presidente del Consiglio Meloni prenda le distanze». Segue anche Angelo Bonelli, deputato di Avs: «Dalla vicenda della famiglia nel bosco fino ai fatti di Torino, tutto viene piegato a una narrazione tossica: la colpa è sempre dei giudici o delle opposizioni. La destra meloniana non governa per risolvere i problemi reali del Paese, ma per occupare potere, spazi e poltrone».
Meloni in campo
Ma proprio sulla «narrazione» qualcuno dentro Palazzo Chigi ci starebbe ripensando. E con il “No” in recupero di posizione nei sondaggi e un risultato sempre più in bilico, qualcuno a pensarci si incupisce anche un po’.
L’idea di rinunciare alla forza trascinatrice della premier, lasciando tutto in mano a Tajani, Salvini ma soprattutto Nordio potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol. Una campagna per il sì che procede tra casi di cronaca e presentazioni di libri, quello del Guardasigilli (Un’altra giustizia) ma anche quello di Alessandro Sallusti, in coppia con Luca Palamara (Il sistema colpisce ancora), non sembra scaldare l’elettorato.
La premier è vigile, ora che anche i sondaggi che le presentano segnalano uno stacco minimo e che il discorso comincia con «sono tutti ancora con noi», accento su ancora, quello che serve è una bella esibizione di forza e non un disastro di immagine. Non subito, fuorigioco l’idea di finire come Matteo Renzi che nel 2016 commise l’errore di accettare lo scontro, facendo del referendum costituzionale un sondaggio su di sé, perdendo.
Meloni attende e, pur ribadendo che non è un referendum sul governo, starebbe pensando di scendere in campo sul rush finale e incassare. Come sempre in politica, stare fuori campo è un rischio: anche quando il gioco non piace è sempre meglio restare in partita. E torna l’eco delle parole pronunciate a ottobre dal presidente del Senato Ignazio la Russa proprio sulla riforma: «Forse il gioco non valeva la candela».
Attaccati al tram
(Di Marco Travaglio) – Gonfi di ardore patriottico, apprendiamo dalla Stampa-Eiar-Stefani che il presidente Mattarella (sempre sia lodato) è stato accolto alle Olimpiadi più care e disorganizzate del mondo da ben tre “boati”. Il primo “quando appare. E come appare? Nessun effetto speciale, nessun elicottero, non la scorta di James Bond… ma un tram, un vecchio tram arancione”. E già sono soddisfazioni. Un “geniale tram”, non come quelli un po’ tonti che prendiamo noi comuni mortali: questo ha il master alla Bocconi (del resto “al banco di manovra c’è Valentino Rossi. Tranviere in cravatta”). “Un tram multietnico e simbolo di italianità”, ecco. “Un tram che racconta l’integrazione”, perché parla pure. “Un tram pieno di bambini, cioè di futuro”. Chiamiamo il Telefono Azzurro? No, anzi, “i bambini sono al riparo accanto al presidente della Repubblica italiana. Possono giocare, possono sorridere: stanno viaggiando”. E meno male che è arrivato Lui: finora non giocavano mai e piangevano sempre. Lui “è un presidente umano al tempo della disumanizzazione totale”, “è un presidente in tram. Prossima fermata San Siro. Ecco: sta arrivando Mattarella. Un altro boato”. E due. Perché “il presidente è un uomo che prende il tram, come tutti prendono il tram”, così come ai tempi del Covid era un “presidente spettinato quando tutti gli italiani erano spettinati”. Poi è stato “il presidente dottore, in camice e mascherina”. Insomma: “il corpo del presidente sempre come argine allo sprofondo” (qualunque cosa significhi). “Sergio, il nonno di tutti”, s’è meritato “il terzo boato, il più grande – ‘Sergio! Sergio!’ – allo stadio”. Perché intanto “era già sceso da quel tram numero 26, era già sceso come un cittadino”: con le gambe.
Tra una fermata e l’altra, il nonno in tram ha avallato un dl Sicurezza che fa inorridire pure La Russa. E ieri, non sappiamo a bordo di quale mezzo di trasporto, ha sentito al telefono la Meloni per autorizzarla a mettersi sotto i piedi le 550 mila firme del Comitato del No e a infischiarsene della legge che garantisce 50-70 giorni di campagna elettorale sul nuovo quesito appena validato dalla Cassazione, lasciando intatta la data del referendum al 22 e 23 marzo (appena 44 giorni). Tant’è che persino Nordio aveva ritenuto inevitabile un rinvio del voto di “due o tre settimane”. Invece Nonno Tram ha fulmineamente firmato il Dpr “giuridicamente ineccepibile” che se ne frega della Cassazione, della legge, della Costituzione e di oltre mezzo milione di cittadini, inclusi quelli che prendono il tram. E lì è partito il quarto boato, stavolta dall’intero centrodestra riconoscente. Così tutti hanno finalmente capito il messaggio subliminale del mezzo di locomozione: “Attaccatevi al tram”.
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E che scrivere? Offuscati dal vivere quotidiano, nel caos delle parti, fra guerre, orchi in giacca e cravatta, genocidi fatti passare per atti di difesa, denaro e armi che devono circolare , affinchè non si dica che siamo per la pace, pessima parola , debole e inattuale. Petrolio da rubare a chi ce l’ha , per permettere a chi consuma l’inutile di continuare. Bisogna saziare milioni di Jabba the Hutt, a scapito del resto del mondo, a cui ogni tanto tendere la mano per prendere , non per dare
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“Invece Nonno Tram ha fulmineamente firmato il Dpr “giuridicamente ineccepibile”…”.
Mattarella fa il paio con Napolitano: anche lui firmava tutto e subito. Ricordo quando Grillo lo definì “la penna più veloce del West”. 😄
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Cosa c’entra l’articolo di travaglio a commento di questo articolo dove si dovrebbe parlare di una Corte di Cassazione che smentisce se stessa? Forse ha capito che bisognerebbe attaccare il presidente della Repubblica perché ha definito la decisione del governo “giuridicamente ineccepibile?”
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La mummia sicula per le olimpiadi è uscita dal sarcofago e si è fatta un giretto sul tram. Ma una volta scesa, ha perso l’orientamento e non è riuscita a trovare più la strada per rincasare, ed è finita in fondo a destra. Proprio dove ci sono i cessi, e vi ha trovato in fila Maria Antonietta, il cazzaro felpato e Vannacci.
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Quando arriveranno le cartoline di precetto ai nostri ragazzi chissà che boato ci sarà. Non c’è cosa più vergognosa di chi non dichiara le proprie intenzioni nascondendosi dietro un’ identità falsa per poi mirare a tutt’ altro . Ci vuole mandare in guerra ma va a una manifestazione che dovrebbe essere una delle massime dei tempi di pace : ipocrita, fariseo, sepolcro imbiancato .
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OT DOVEROSO:
Guardatevi questa sera Report…c’è di mezzo Gasparri.Eni,Del Vecchio,il Mossad ,servizi e l’ovvio “antisemitismo” strumentale.
E le olimpiadi come mezzo di distrazione…buona visione …e siamo messi proprio bene.
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Caro Marco
sono rimasta esterefatta dal tuo editoriale di oggi in cui parli del tram arancione di Mattarella. Ma possibile che non ci fosse nulla di più importante di cui parlare? Mentre sta esplodendo la scoperta di una setta satanica che stuprava, torturava e forse uccideva bambine, un caso clamoroso in cui sono implicati i capi di poteri mondiali, i servizi segreti israeliani e il padrone degli Stati uniti e si sono “suicidate” già 20 persone, tu parli del tram arancione di Mattarella? Ti associ al silenzio complice del Governo e dei media???
Io sono sbalordita
viviana vivarelli
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Per quelli “del giro”, non piovono carriole e non si scomodano nemmeno i meglio ciuchi del bigoncio.
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ecco un’ altro mio commento ” non pubblicato”…..!!!!! incredibile…!!! e non ti dicono il perche’…..???
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Le. leggi, le leggi, le leggi
Le leggi popolari, i proverbi e simili racchiudono la vera saggezza.
Una recita così, e accompagna il destino dell’ umanità dall’alba dei tempi: la legge quinta, ovvero chi ha la grana l’ha vinta.
Prendendo in esame il periodo che ha visto la messa in campo delle contromisure ideologiche, sfociato con la nascita e la applicazione del socialismo reale, i paesi occidentali (parlo del dopoguerra ) si sono dotati di presìdi che assicurassero la convivenza tra capitale e il cosiddetto proletariato: le costituzioni democratiche, con la concessione di pesi, contrappesi e norme per garantire un forte equilibrio tra tutti i poteri. Un bel problema per i soggetti della legge quinta; a cosa serve una montagna di denaro se non puoi usarla come sfondamento? Come rendere accettabili teorie suprematiste (cioè razziali) sconfitte pochi decenni prima? È venuta in soccorso la teoria dell’ evoluzionismo, applicata alla geopolitica: costruire ampie prigioni, dove si firma per entrare, che lasciano ampie possibilità ai reclusi di scannarsi per la disposizione delle celle, ma tutto dentro la cornice normativa del carcere.
Distinguere chi dirige l’ istituto è assi problematico, perché dai vari uffici arrivano moniti dal responsabile economia, dal responsabile diritti, dal responsabile tasse e tributi (entri volontariamente in carcere, ma paghi) ecc
Poi, ogni tanto, arriva un esterno che “sferza” o “striglia” o “scuote” la organizzazione carceraria
Signore e signori diamo il benvenuto al Darwinismo sociale.
Un grazie ai signori della legge quinta che hanno assistito alla implosione del socialismo reale (non aspettavano altro) e alla controparte socialdemocratica che è afflitta dall’attrattivo fenomeno del collaborazionismo.
Il Darwinismo sociale è la forma ingentilita delle teorie suprematiste passate, ma con gli stessi esiti: dominio sui popoli, caccia spietata ed eliminazione dei dissidenti, servilismo della stampa e delle classi dirigenti, pesi e misure tarati alla bisogna (un amico può compiere un genocidio o inventarsi una guerra) ecc
Ma soprattutto questo: se sei povero è colpa tua, perché la “evoluzione” premia gli individui forti. Però se vuoi la libreria (piena di volumi eh!) della tua cella posizionata a sx invece che a dx, puoi discuterne, anche animatamente.
** che trattamento subiscono i critici del Darwinismo sociale?
Sono classificati come traditori, anti italiani, putinisti, populisti, sfascisti, rossobruni, pacifinti, amici dei terroristi, o addirittura comunisti, ecc
E manganellati senza pietà. Nulla deve turbare il quieto vivere dell’istituto carcerario.
I soci di Epstein? Chiaro esempio di voluzione della specie!
Legge quinta, caro mio.
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Leggi i commenti e capisci perché i sinistrati non potranno mai vincere le elezioni. Hanno come base elettorale poveri cristi che credendosi intellettuali fanno inutili chiacchiere e, quasi sempre le stesse, qualunque sia il tema in discussione.
Nell’articolo da commentare dovremmo discutere dell’ ordinanza con la quale la Corte di Cassazione per smentire se stessa, in modo da non far capire al popolo perché lo fa, ha bisogno di riempire 40 pagine.
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