(Tommaso Merlo) – Il sistema mediatico minimizza lo scandalo di pedofilia più impressionante della storia come ha fatto per mesi col genocidio a Gaza e anche la censura di Corona viene ignorata. Già, oggi a comandare davvero sono quelli che non possono essere criticati. I potenti che decidono le linee editoriali e quelle rosse da non superare e silenziano ogni notizia o voce fuori dal coro che non gli conviene. Più che comprensibile, per i potenti non c’è nulla di più pericoloso che la verità quando è scomoda e quindi nulla di più fastidioso dei veri giornalisti che non hanno nulla a che fare con l’ordine di mussoliana memoria. Oggi come oggi ci sono più giornalisti a spasso che nelle redazioni. Cittadini che condividono fatti ed opinioni in maniera totalmente libera, non impiegati della comunicazione per conto di qualche testata bacata. O il giornalismo è totalmente libero oppure è un’altra cosa, è propaganda al servizio di chi lo finanzia. Lo si capisce bene nei momenti di crisi oppure quando emerge qualche scandalo fastidioso per i padroni. È in quei momenti che si tolgono la maschera ed iniziano a contenere i danni, censurare e spargere fake news accusando gli altri di farlo. Nel secolo scorso erano i regimi totalitari a fare propaganda per imporre le loro ideologie e assicurarsi che le masse abboccassero e abbassassero la testa. Oggi siamo alla privatizzazione anche della propaganda con lobby che comprano o controllano i media e non certo per amore dell’informazione o della verità, ma esattamente il contrario. Perché è nel loro interesse controllare la narrazione e quindi l’opinione pubblica. Non giornalismo, ma manipolazione della realtà per difendere interessi e fazioni. Ormai i veri giornalisti sono rarissimi anche perché se fatto per davvero, è un mestiere pericoloso. Non si contano i giornalisti uccisi da qualche regime o da qualche mafioso o da qualche ideologia come a Gaza dove quelli locali sono stati sterminati in massa e quelli internazionali tenuti fuori mentre da noi finiscono con scorte e bombe sotto casa. Il tutto mentre il purgatorio dei ghettizzati colpevoli di essere troppo liberi dilaga a dismisura e i soliti parrucconi e tromboni resistono fino ad un passo dalla fossa. Del resto si sa, i sistemi premiano chi si omologa e combattono chi li sfida. E così molti presunti giornalisti delle retrovie si piegano anche perché sotto ricatto. Vorrebbero cioè fare i veri giornalisti ma hanno figli da mantenere e un mutuo da pagare. Il vero problema non sono loro ma un sistema in cui comandano i soldi e quindi le lobby che si comprano tutto e quindi anche il giornalismo. Per profitto, per contare politicamente e per manipolare la realtà alla bisogna. Oggi la stampa non è verità al servizio del popolo, ma propaganda al servizio dei potenti. Un bel problema perché noi conosciamo la realtà attraverso gli occhi degli altri. E soprattutto di quelli dei giornalisti che avrebbero dovuto sbarcare sull’isola degli orrori di Epstein ed entrare a Gaza come a Cologno Monzese o Via Mazzini e ovunque vi siano notizie utili alla collettività per comprendere come funziona il mondo in cui viviamo e quindi migliorarlo. Ed invece eccoci qui, sommersi da un conformismo ed un piattume da far mancare il respiro, tra spot pubblicitari interrotti da insulse cagnare televisive e quotidiani che non legge più nemmeno chi li scrive talmente sono privi di ogni credibilità e senso. Testate mantenute coi soldi pubblici per accontentare interessi privati e sparuti tifosi superstiti. Ed hanno ancora ragione loro. E piuttosto di cambiare e tornare a fare vero giornalismo e darsi una regolata, si attaccano disperatati alla mammella pubblica e danno la colpa ai cittadini che scappano in rete in cerca di brandelli di genuinità e libertà. Ma anche lì sta arrivando la piovra lobbistica e ormai se ficchi il naso dove non devi e non usi toni appropriati per l’alta società, ti cancellano i post e ti chiudono gli account. Si illudono anche lì di poter fermare il vento con le mani. Ma perso uno spazio di libertà, i cittadini ne trovano un altro. Perché la storia va avanti e non ha la retro. Perché la verità è più potente di qualunque menzogna e trova sempre il modo per riemergere. Perché una vera libertà di stampa e di espressione sono diritti non in vendita, sono pilatri della nostra democrazia che dobbiamo riconquistare. Oggi a comandare sono quelli che non possono essere criticati, domani devono tornare a comandare i cittadini.