Nella destra c’è una passione per gli Arcangeli: Berlusconi ne era devoto, Meloni ha una collezione di 300 statuette

La trasfigurazione della leadership nella perenne commedia italiana

(di Filippo Ceccarelli – repubblica.it) – ROMA – Andreotti collezionava campanelli, Craxi cimeli garibaldini, D’Alema civette, Renzi spillette da bavero. Ma forse non tutti sanno che Giorgia Meloni fa collezione di angioletti. In un articolo uscito su Il Tempo dieci anni orsono la sua raccolta ammontava già a 300 pezzi. Pare di ricordare anche una foto in cui gli angioletti facevano da sfondo a qualche intervista. Di uno di questi certamente si è privata nel gennaio del 2023 per farne dono a Papa Bergoglio.

Forse tutto ciò non ha nulla a che fare con l’apparizione dell’angelo meloniano di San Lorenzo in Lucina, raffigurato con un cartiglio dell’Italia fra le mani. Forse invece, proprio perché nota solo nell’inner circle o cerchio nero di Fratelli d’Italia, la passione collezionistica della premier potrebbe giustificare un omaggio pittorico e cortigianesco. Si tratta comunque di una coincidenza che doverosamente si pone all’attenzione del gentile pubblico della perenne commedia italiana.

Sempre in tema di coincidenze e sincronie, argomento a cui uno studioso serio come Giorgio Galli ha dedicato gli ultimi anni della sua vita, si avrebbe qui il cervellotico ardire di far presente che proprio nel giorno dell’angelica scoperta la premier ha pensato bene di far la sua inaspettata comparsa, con ovvio corredo di selfie, presso i due mezzi militari blindati di ferina denominazione “Puma” che da qualche giorno le autorità di pubblica sicurezza hanno dislocato alla Stazione Termini per intimidire borseggiatori e maranza.

Sul ruolo di custodia e vigilanza esercitato fra cielo e terra da angeli e arcangeli esiste del resto un’ampia letteratura che serenamente, però anche forzatamente s’intreccia con gli usi e costumi del potere. A casa Berlusconi, per esempio, essendo Silvio nato il 29 settembre, ricorrenza dei santi Gabriele, Michele e Raffaele, si coltivava il culto dell’Arcangelo, ciò che in parte può spiegare la provvida amicizia con don Verzè e il suo svettante policlinico. Per non lasciare nulla d’intentato, su un terreno assai meno filantropico e affaristico, tocca ricordare tuttavia anche la famigerata Legione dell’Arcangelo Michele fondata cent’anni fa in Romania con l’intento di “purificazione” ultranazionalista da Corneliu Zelea Codreanu. Ribattezzata poi, assai poco angelicamente, “Guardia di Ferro”, ebbe ammiratori qui in Italia nell’estrema destra e un po’ anche nelle organizzazioni giovanili del Msi, pure ai tempi dell’apprendistato di Giorgia.

Nota bene. Non per nascondere la manina dopo aver tirato il sassetto, ma sarebbe assurdo stabilire il benché minimo collegamento fra Codreanu e Meloni attraverso l’angioletto di San Lorenzo in Lucina. Basterebbe d’altra parte l’inconfondibile ambientazione capitolina della vicenda e in particolare dell’autore-sacrestano del restauro creativo, quel Valentinetti che parla della “Magica”, di una sua giovane amica voluta per un film dai “registi di Cecchi Gori” e di un frate (!) da Velletri apparsogli in sogno per anticipargli una commessa a Macherio.

Sennonché, e non da oggi, le immagini hanno spesso una genesi ineffabile, misteriosamente rispondono all’inconscio collettivo, vivono di vita propria e non di rado, sempre per vie traverse, sfuggono di mano, specie in momenti di incertezza. Con tali e vaghi presupposti, ma purtroppo con il soccorso della storia — dalle scuole di Mistica Fascista al culto di Stalin fino a certe usanze dall’Africa alla Corea del Nord — accade che la leadership venga in vario modo sacralizzata. Angelica o meno che sia, la trasfigurazione rafforza il carisma del prescelto presentandolo come eterno e infallibile — anche se nel caso di Meloni, pensando a Salvini, TajaniLollo Donzelli, non appaiono necessarie investiture celesti. Meglio senz’altro un potere che colleziona i suoi graziosi angioletti, ma al dunque resta provvisorio, modesto e faticoso. A San Lorenzo, oltre a un busto scolpito dal Bernini e a due quadri di Guido Reni, sono conservati un pezzo di graticola e le catene del martire. Di vincoli, dubbi e pericoli, per forza di cose, è fatta non solo la democrazia, ma anche la politica di buon senso.