Ipotesi Ice a Milano per le Olimpiadi. Ma il governo anziché opporsi, prega e spera che Washington desista

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Dopo aver terrorizzato il Minnesota con soprusi e angherie di ogni genere, fino al duplice omicidio di Stato di Renée Good e Alex Pretti, la sola idea che gli sgherri di Trump, noti alle cronache come agenti dell’Ice – quando si dice la banalità del male – possano arrivare in Italia per garantire la sicurezza della delegazione Usa alle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina dovrebbe far sobbalzare sulla sedia le nostre istituzioni.
Ma, fatta eccezione per il moto di indignazione (dal basso) dei milanesi (e non solo), il silenzio imbarazzato del governo sulla deriva autoritaria in corso negli Stati Uniti, è il remake di un copione già visto quando di mezzo ci sono le bravate di Trump. Che d’altra parte la premier Meloni si augura di vedere presto insignito del Nobel per la pace. Ma un conto è fingere di non vedere le scene di ordinaria violenza che stanno infiammando gli Usa, altra cosa è ignorare anche solo l’idea di vedere i “pretoriani” del capo-sgherro – che tanto ricordano la Gestapo hitleriana e le squadracce del Ventennio fascista – scorrazzare per l’Italia dopo i video del duplice delitto che hanno fatto il giro del mondo suscitando scandalo e indignazione.
E di fronte ai quali un esecutivo sedicente sovranista dovrebbe alzare la voce per pretendere dalla Casa Bianca di soprassedere anziché sperare (come racconta oggi su La Notizia Andrea Sparaciari) in un ripensamento sul dispiegamento dell’Ice nel capoluogo lombardo. Ma “il coraggio, uno, se non ce l’ha mica se lo può dare”, direbbe il don Abbondio di Manzoni, chinando il capo dinanzi ai “bravi” di Trump. Un po’ come l’intero governo, da Meloni in giù.
Oggi a te, domani a me
(Di Marco Travaglio) – Quando iniziai a fare il giornalista, a metà degli anni 80, la censura praticamente non esisteva. Ogni testata aveva la sua linea editoriale, ma esibiva firme così autorevoli e prestigiose che nessuno si sognava di dire loro cosa dire o non dire. Le grandi firme erano un modello, ma anche uno scudo per noi giornalisti in erba. Oggi l’Italia, come tutto l’Occidente, anziché progredire verso una maggiore libertà, è un catalogo inesauribile di censure, autocensure, bavagli, museruole, divieti e gabbie da asfissia, sempre più simili a quelli delle autocrazie. Ci siamo arrivati con la tecnica della rana bollita, senz’accorgercene, rinunciando a un pezzettino di libertà al giorno in nome di questa o quell’emergenza, di questo o quel nemico vero o presunto. Il terrorismo islamico, il Covid, i populisti, i sovranisti, la Russia: taci il nemico ti ascolta. L’Ue ci oscura i media russi trattandoci da bambini scemi. Se l’Albanese documenta per l’Onu i crimini di Israele a Gaza e in Cisgiordania, viene sanzionata dagli Usa e non può più avere neppure un conto in banca. Si dirà: colpa di Trump. Magari: lo stesso fa la democraticissima Ue contro giornalisti e analisti stonati sulla guerra in Ucraina, come il colonnello svizzero Baud. Se un prof universitario spiega i danni della schiforma Nordio, il primo squinternato che si autoproclama fact checker è in grado di fargli oscurare il video sui social di Meta. Cosa che accade da 20 mesi a chi posta video sui serial killer dell’Idf a Gaza e non ha l’accortezza di affidarsi a X del puzzone Musk.
Ora siamo arrivati a Fabrizio Corona. Che non è un cronista, ma un ex galeotto, non usa le cautele del giornalismo, avrebbe bisogno di un consulente legale per non gettare il bambino con l’acqua sporca, ma col suo linguaggio da trivio sta scoperchiando certe simpatiche usanze del mondo Signorini-Mediaset. Ha diffamato o violato la privacy di qualcuno? Lo si denunci per diffamazione e violazione della privacy e si attenda la sentenza. Ma è curioso che prima lo si punisse perché i suoi scoop li usava per non pubblicarli, ricattando la gente, e ora lo si punisca perché li pubblica, facendo infuriare gente che pagherebbe oro per non vederli pubblicati. Ieri un giudice civile di Milano gli ha praticamente tappato la bocca, ordinandogli di rimuovere tutti i contenuti su Signorini e vietandogli di diffonderne di nuovi. E non per qualche reato già commesso, ma per quelli che potrebbe commettere in futuro. Cioè perché Signorini e Mediaset hanno chiesto che non parli di loro. Una bella pretesa, che però si chiama censura preventiva. Si dirà: ma Corona non è un giornalista. E di grazia, dove sta scritto che nel villaggio iperglobale dei social possono parlare di Mediaset e di Signorini soltanto i giornalisti?
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potesdi dare un consiglio a Travaglio,gli firei di fare 2 chiacchiere con Gomez,direttore del fatto online. Li i commenti vengono censurati da moderatori che hanno molto in comune con certi famigerati fact checker.. non parlo fi insulti o odio,parlo di commenti ben strutturati,con fonti e argomentazioni. Tra gli argomenti più censurati: critiche al nuovo femminismo, all’Ucraina, immigrazione, criminalità.
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per carità MT cosa hai fatto,
adesso arriverranno i soliti buontemponi che ci faranno la lezioncina dall’alto di stò k.xx.,
che non si può parlare di censura, perchè non è stampa ma solo video su youtube quindi non vale come gli altri, per di più che è stato un componente della magistratura, da lui tanto difesa.
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Una delle poche cose sensate che ha detto Ferrara è che non puoi fare politica se non sei ricattabile. È sempre stato così, non per nulla si parlava del famoso e leggendario archivio di Andreotti. Ora pensiamo quali segreti poteva custodire il mafioso di Hardcore, uno che ha avuto soldi, potere, reti TV , radio, giornali e uno stuolo di sgherri ai suoi piedi pronti a colpire (vi ricordate Sgarbi quotidiani? E le foto della ex moglie quando divorziarono? E di Marrazzo?…giusto per citare i primi)…ora pensate cosa può contenere un archivio di un tipino a modo come Signorini, messo lì per un preciso scopo. Non ci vuole certo un pluripregiudicato per capirlo.
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tempo perso quelli dell’ICE sono già in Italia, tanto i nostri poliziotti servono per menare i manifestanti o per assaltare i centri sociali.
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