(Alessandro Di Battista) – E anche oggi, nella cosiddetta “più grande democrazia del mondo” gli agenti dell’ICE hanno sparato e ucciso un cittadino che non rappresentava alcuna minaccia per loro. Si chiamava Alex Jeffrey Pretti e aveva 37 anni. “Queste cose accadono in tutto il mondo ma voi anti-americani parlate solo di quello che avviene negli Stati Uniti” sostiene qualche stolto. Io non sono affatto anti-americano. Come dico spesso abbiamo cose da imparare dagli Stati Uniti. In USA se frodi il fisco ti sbattono per 20 anni in carcere, in Italia ti dedicano l’aeroporto di Malpensa. Ad ogni modo proviamo a fare chiarezza.

Queste oscenità accadono in mezzo mondo, è verissimo e ci sono innegabilmente paesi dove il dissenso viene represso più che negli Stati Uniti. A mio modo di vedere non ci sono paesi più iniqui dal punto di vista sociale al mondo degli Stati Uniti (ricchissimi che condividono lo stesso quartiere con eserciti di derelitti) così come non esiste un paese più guerrafondaio degli USA dove, oltretutto, molti cittadini considerano le armi da fuoco una vera e propria estensione dei loro arti. Ma questo è un altro discorso.

Il punto è che per molti (sicuramente per la stragrande maggioranza dei politici servi, da destra a sinistra) gli Stati Uniti rappresentano un modello, un sogno, l’aspirazione politica. Un paese fondato sul più grande genocidio della storia dell’umanità considerato un esempio di democrazia. Ma perchè? Un paese, ripeto, dove è più facile comprare un fucile che ottenere cure gratuite visto come modello.

Oggi con Trump al potere in tanti stanno aprendo gli occhi finalmente. Io non voglio che il mio paese prenda gli USA come modello, non voglio che i nostri politici siano sudditi di un paese così. Non voglio il loro modello politico, sociale, economico e di sistema dei diritti.

Trump fa in modo più “sincero” e trasparente quel che tutti i suoi predecessori hanno fatto. Esecuzioni di cittadini inermi ci sono state sotto Clinton (l’idolo della sinistra al caviale nostrana) e sotto Obama, quello che ha dato l’ordine di bombardare al tappeto la Libia, il nostro principale alleato nel Mediterraneo, 526 giorni dopo aver ricevuto il Nobel per la Pace, Nobel che la “donna madre e cristiana” sogna che un giorno venga assegnato proprio a Trump. Pensate come è ridotta la cosiddetta “destra sovranista” che in realtà è un’accozzaglia di cani da riporto degli USA la cui lunghezza (la lunghezza, non l’esistenza) del guinzaglio varia a seconda dell’inquilino della Casa Bianca.

La mentalità USA (sia chiaro, ci sono statunitensi, milioni di statunitensi, schifati del sistema in cui vivono) non si potrà cambiare velocemente, quel che possiamo e dobbiamo fare noi qui in Italia è smetterla di ritenere quella USA una civiltà superiore, perchè non lo è né dal punto di vista politico, né più dal punto di vista economico e soprattutto non lo è moralmente.

Ultima cosa. Una cosa unisce USA e Israele oltre al suprematismo, il razzismo, l’occupazione di territori altrui e l’essere nati grazie alla pulizia etnica degli autoctoni: le guerre nei momenti di difficoltà interne. E’ dunque probabile che qualcuno dell’amministrazione Trump che i giorni scorsi ha messo da parte l’attacco in Iran oggi sia tornato a pensarci.