
(di MICHELE SERRA – repubblica.it) – La lettera di Giuseppe Conte al Corriere della sera, nella quale spiega la posizione dei cinquestelle sull’Iran, avrebbe potuto essere controfirmata da Schlein. Nonché dalla grande maggioranza degli elettori di centrosinistra. Diceva (mi scuso per l’estrema sintesi): siamo contro gli ayatollah e al fianco dei ragazzi iraniani, ma consideriamo rovinosa la sola ipotesi di un intervento militare americano.
Nei giorni precedenti una lettura distratta, ma anche meno distratta, dei media italiani, non aveva dato questa impressione. Prevaleva un’idea di divisione quasi insanabile “a sinistra” a proposito dell’Iran. Certo, questa impressione era influenzata anche dall’astensione dei cinquestelle, in Senato, sulla mozione “bipartisan” dei partiti, che non includeva anche la contrarietà preventiva a un intervento armato americano. E non c’è dubbio che sulla questione gravano anche vecchie sclerosi della sinistra sedicente antagonista che dove vede nemici dell’America si entusiasma anche se si tratta di dittature assassine e di preti invasati. Ma alla fine dei conti, e con due giorni di tempo per metterlo in chiaro, sulla questione Iran non c’erano voragini e barriere, a dividere l’opposizione.
Quello che colpisce è la fatica enorme, spesso la goffaggine, con la quale l’opposizione comunica se stessa. Sarà anche colpa dei media, che sorvolano sulle divisioni (enormi) in politica estera dei partiti di governo e gradiscono indugiare su ogni increspatura interna all’opposizione. Ma visto che la situazione è questa, diventare un poco più scafati, più precisi e più puntuali nella comunicazione, non aiuterebbe? Come prova di campo largo, un ufficio-stampa largo, volendo anche clandestino, che provi a dare qualche buon consiglio?
Spettatori della destra che vince
(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – I sondaggi ci dicono che, vivaddio!, a causa anche delle violenze e degli abusi delle milizie Ice, Donald Trump perde consensi. Segnale che potrebbe anticipare una sconfitta del presidente e dei Repubblicani nel voto di midterm del prossimo, e ancora lontano, mese di novembre. E se anche fosse, perché la grande maggioranza dei suoi elettori, quelli che l’hanno portato in trionfo per la seconda volta alla Casa Bianca, non si mostrano così turbati dalle immagini di Renee Nicole Good, uccisa senza un motivo a Minneapolis dall’agente Ice Ross? Avendo ormai introiettato il mantra del “se l’è cercata”, prima ancora che l’uomo dal ciuffo arancione lo convalidi con la consueta volgarità. Ma, soprattutto, perché malgrado la rabbia e l’indignazione per un uso sempre più brutale della forza, della costrizione e del potere assoluto da parte della destra cattiva, la sinistra che si considera buona continua a perdere le elezioni? Non soltanto negli Stati Uniti, visto che il 72 per cento dei cittadini nel mondo vive sotto regimi autocratici e l’Europa rischia di essere travolta dall’ondata della nuova destra.
Enrico Pedemonte, nel suo fresco di stampa: “Perché la destra vince” (Nutrimenti), si preoccupa giustamente di sfidare i luoghi comuni, “invasivi, persistenti, autoconsolatori”. La vera palla al piede del pensiero progressista. Il luogocomunismo di quelli che dicono: “È incredibile che la parte più povera della popolazione, scegliendo la destra, voti contro i propri interessi”. Oppure, “che le persone non istruite non capiscono la complessità del mondo e votano a destra inseguendo le soluzioni sempliciste dei populisti”. O ancora, “che la destra populista non ha cultura, fa solo propaganda e diffonde fake news veicolate da Internet”. Pedemonte, giornalista di lungo corso, per sei anni corrispondente in America dell’Espresso dei tempi d’oro, coglie il punto quando descrive una sinistra che si compiace della propria diversità e superiorità morale, convinta che “gli altri”, quelli che la pensano diversamente da noi, “sono disonesti, in malafede, magari anche un po’ stupidi”. Nel libro, scritto con onestà intellettuale e conoscenza dei problemi c’è naturalmente molto altro, a cominciare dall’enunciazione del principio secondo il quale tra le idee e i movimenti popolari c’è un flusso ininterrotto, con le prime che prevalgono quando riescono a intercettare i bisogni dei secondi. Infatti, “questa nuova destra ha indubbiamente intercettato i fermenti sociali, culturali e politici che serpeggiano nel mondo occidentale, in particolare nelle periferie, e ha sviluppato adeguate strategie per interpretarli”. Per venire ai fatti di casa nostra a che serve, dunque, continuare imperterriti a raccontare il governo della destra come brutto sporco e cattivo, come se questo fosse sufficiente a delegittimarlo? Ad accusare la premier su qualsiasi cosa non funzioni nel nostro paese, in mancanza di un credibile progetto alternativo a cominciare dai problemi della sicurezza e dell’immigrazione illegale? A tirarla in ballo, perfino, sui fatti di cronaca nera, quando un ragazzo ne accoltella un altro (“dov’è la Meloni?”). Tutto ciò può forse giovare agli ascolti dei talk-show. Per la sinistra dello status quo, invece, non è questa la strada maestra per continuare a perdere?
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X Michelino
A ce risemo ! Coerentemente non sono d’accordo su niente.
Chi li ha armati quelli che dimostravano sparando ? A casa mia si chiama rivolta armata non manifestazione e non puoi aspettare che mentre ammazzi i poliziotti, loro non rispondano al fuoco . Questo vale anche per Conte naturalmente .
Sono in attesa di sapere quale è stata la partecipazione al grande evento .
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Per sor padella er PD in incognita .
Cosa succede se Trump perde, ci ritroviamo con una america (Usa ) liberale , pacifica e umana ? Manco per sogno !
Supponiamo che Il cowboy si prenda la Groellandia ( molto probabile ) , cosa farà una successiva amministrazione liberale dem ? La restituirà alla Danimarca con tante scuse ? Manco per sogno !
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