Camere d’albergo da 500 euro a notte e spese incontrollate: ora il rischio è il danno erariale. La svolta grazie alle talpe

Pasquale Stanzione

(di Giuliano Foschini e Giuseppe Scarpa – repubblica.it) – Camere d’albergo da cinquecento euro a notte. Auto di servizio usate non soltanto per lavoro. E ancora: biglietti del treno messi a carico dell’Autorità nonostante, probabilmente, non se ne avesse diritto. E poi spese bizzarre affrontate con la carta di credito aziendale – fiori, parrucchiere, palestra – e restituite solo quando arrivavano le contestazioni dagli uffici amministrativi. Infine, la corsa a mettere le carte a posto dopo le prime denunce di Report: è a novembre, per esempio, che viene modificato un verbale del gennaio precedente per evitare un possibile conflitto di interessi, parlando di «errore materiale» nella compilazione del vecchio verbale.

La Guardia di finanza ha sul tavolo da qualche ora una mole di documenti che nelle prossime settimane verranno letti e incrociati con quanto già acquisito e con le dichiarazioni dei dipendenti, coperti dall’anonimato per tutelarli, che in queste settimane hanno collaborato sotto traccia con le indagini. Perché la storia del Garante della privacy non è soltanto quella dei conti del macellaio o dell’affitto di una casa da quasi quattromila euro al mese per il presidente. Ma il sospetto di un «sistematico uso di denaro pubblico» per «finalità estranee al mandato», come scrive la procura di Roma, che indaga per corruzione e peculato. Non a caso, accanto alla Procura, indaga anche la Corte dei conti, chiamata a valutare l’eventuale danno erariale.

Secondo la Gdf esistono una serie di spese completamente fuori controllo. È vero che c’era un budget – 5.000 euro, aumentato sensibilmente negli ultimi anni – a disposizione dei membri del Collegio, utilizzabile con una certa libertà. Ma è altrettanto vero che esisteva un regolamento, di fatto mai applicato, che fissava modalità e limiti per l’uso di quei fondi. Regole che, secondo gli investigatori, non sarebbero mai state rispettate. Per esempio: chi non è residente a Roma ha diritto al rimborso delle spese di alloggio. È il caso di Pasquale Stanzione, che prende casa in piazza della Pigna e se la fa pagare dall’Autorità. 2.900 euro al mese di affitto, poi diventati 3.700, per un aumento che l’ex segretario generale Angelo Fanizza ha definito «considerevole» e «anomalo», tanto da spingerlo a bloccarne il pagamento in attesa di chiarimenti. Ma il punto non è soltanto il canone. Stanzione, pur essendo di fatto domiciliato a Roma, si muoveva come un «fuori sede», mettendo in nota spese il vitto – per esempio i 6.600 euro pagati alla macelleria Angelo Feroci – e, secondo gli inquirenti, forse anche i trasporti.

La Finanza sta approfondendo proprio l’utilizzo dell’auto blu. Quella vettura, con autista, doveva essere a «disposizione esclusiva del presidente» per «inderogabili ragioni di servizio», e non per gli spostamenti «tra abitazione e luogo di lavoro». E invece le fiamme gialle, durante mesi di appostamenti, hanno accertato che veniva utilizzata anche per «finalità estranee alle esigenze di servizio». C’è Stanzione che si fa accompagnare in una clinica privata. E c’è Agostino Ghiglia che, oltre a recarsi nella sede di Fratelli d’Italia il giorno prima della multa a Report, la utilizzava abitualmente per gli spostamenti dal suo hotel a cinque stelle all’aeroporto di Fiumicino.

La Finanza vuole verificare inoltre se fossero a carico del Garante anche gli spostamenti da Roma verso Salerno, dove Stanzione risiedeva, o quelli eventualmente riferibili ai suoi familiari. Non a caso è stato disposto di estrarre dai telefoni cellulari tutto ciò che riguarda le trasferte, con particolare riferimento, tra le altre cose, a parole chiave come «Termini» e «stazione». Ma non è questo l’aspetto più delicato. Perché la Procura di Roma – nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e dalla pm Chiara Capoluongo – intende ricostruire anche la vera storia della multa a Report. Sigfrido Ranucci, in un servizio di Chiara De Luca, aveva raccontato come Ghiglia si fosse recato nella sede di Fratelli d’Italia per incontrare Arianna Meloni poche ore prima che il Garante sanzionasse la trasmissione per il caso Boccia-Sangiuliano. Ora la Procura ha chiesto di estrarre tutte le chat che contengono le parole «Ranucci», «Report», «multe». Si saprà quindi se davvero la politica ha fatto pressioni per indirizzare le decisione di un’autorità di garanzia. A Repubblica risulta che alcuni membri abbiano cambiato telefono dopo lo scandalo. Una coincidenza, forse. Ma i tecnici della Procura hanno ricevuto mandato di recuperare anche i backup cancellati delle app di messaggistica. Perché questa storia, ormai, non è più soltanto una questione di privacy.