Alcune settimane fa il ministro della Giustizia Nordio ha vuotato il sacco sulle ragioni reali della riforma della magistratura

(Alessandro Di Battista) – Alcune settimane fa il ministro della Giustizia Nordio ha vuotato il sacco sulle ragioni reali della riforma della magistratura (chi la chiama riforma della giustizia non ci ha capito nulla). Sarà stato un po’ alticcio forse e “in spritz veritas” ha confessato!

“Il governo Prodi cadde perché Mastella, mio predecessore, fu indagato per accuse poi rivelatesi infondate. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”. Ha detto proprio così.

Capito sì? Nordio ha detto in modo indiscutibile quel che intendono fare grazie a questa riforma: controllare politicamente la magistratura. D’altronde come spiegare altrimenti il fatto che, rivolgendosi alla segretaria del PD, le ha detto che questa riforma le sarebbe utile qualora dovessero andare al governo? Che significa? Che questa riforma apre alla sudditanza della magistratura rispetto alla politica.

Infatti, in caso di vittoria del sì immediatamente dopo (e basterebbero leggi ordinarie, non modifiche costituzionali) verranno approvate leggi che “indicheranno” ai nuovi PM i reati prioritari da perseguire. E quali saranno? Tutti tranne quelli commessi dai colletti bianchi o, in generale, dalla classe politica.

Nordio sta, involontariamente, facendo campagna per i NO, perché, ripeto, a volte non si tiene e riesce a dire persino la verità.

Ieri ne ha detta un’altra. Ha detto che in caso di vittoria dei sì al referendum limiterebbe o cancellerebbe del tutto l’utilizzo del trojan per i casi di corruzione. Il trojan è un software che utilizzano magistrati e forze dell’ordine per intercettare le conversazioni degli indagati. Adesso Nordio ci viene a dire che vorrebbe bloccarne l’utilizzo nelle indagini che riguardano le mazzette.

Ecco qui il secondo tempo della riforma della magistratura. Non lo negano neppure. Ne parlano apertamente. Quel che intendono fare prima con la separazione delle carriere, poi con l’indicazione delle priorità sulle quali lavorare ai magistrati (c’erano già norme al riguardo all’interno dell’oscena riforma Cartabia) e infine limitando ancora di più gli strumenti in mano ai magistrati (e a poliziotti e carabinieri) è una cosa semplice: salvare il culo ai colletti bianchi.

Ripeto, ogni tanto dicono la verità ma spesso i politici, a cominciare da Nordio, mentono.

Nordio ha detto anche che la riforma serve a modificare il CSM dato che il CSM non sanziona i magistrati inadeguati che commettono errori. È una balla colossale!

Il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) è l’organo di rilievo costituzionale di autogoverno dei magistrati. In pratica Nordio, dicendo che il CSM non punisce i magistrati che sbagliano, sostiene che quella della magistratura (la quale non è certo formata esclusivamente da santi) sia una classe che si autoprotegge, conformista, che evita accuratamente di punire chi tra PM e giudici si comporta male. È falso!

Ecco alcuni numeri. Tra il 2023 e il 2025 il Consiglio Superiore della Magistratura ha emesso 194 sentenze di natura disciplinare verso i magistrati. Il 41% di queste sentenze erano di condanna, il 47% di assoluzione e il 12% di archiviazione. Il numero di sentenze di condanna è estremamente alto. In pratica in Italia ogni anno viene punito lo 0,5% dei magistrati contro lo 0,2% della Spagna e lo 0,1% della Francia.

E questo grazie al CSM che Nordio considera protettivo nei confronti dei magistrati. Rammento che il ministro della Giustizia può impugnare le sentenze di assoluzione nei confronti dei magistrati che ritiene ingiuste. Ebbene sapete quante sentenze emesse dal CSM ha impugnato Nordio? 1 nel 2023, 2 nel 2024 e sempre 2 nel 2025.

Anche il procuratore generale della Cassazione, come il ministro della Giustizia, può impugnare le sentenze di assoluzione emesse dal CSM. Ebbene il PG (che è un magistrato) ne ha impugnate 15 nel 2023, 22 nel 2024 e 20 nel 2025! I numeri non mentono e dimostrano che la magistratura è molto più rigorosa contro i suoi membri che sbagliano rispetto a molte altre categorie, in primis la categoria politica, incapace di riformarsi e che, salvo eccezioni, si mette a testuggine per proteggere un politico ladro!

Su questo aspetto è bene ricordare un fatto.

Nel maggio del 2019, all’hotel Champagne di Roma, si incontrarono 2 politici, 5 membri del CSM e il PM Luca Palamara. I politici erano Luca Lotti, renziano di ferro, già ministro dello Sport (governo Gentiloni) e sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (governo Renzi), e Cosimo Ferri, ex sottosegretario al Ministero della Giustizia e magistrato italiano. I 5 membri del CSM erano Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli (tutti della corrente di destra Magistratura Indipendente) e Luigi Spina e Gianluigi Morlini, di Unicost, corrente di centro. Insieme a Palamara hanno tutti discusso delle nomine dei procuratori italiani. Uno scandalo assoluto. Pensate, Palamara era indagato per corruzione e grazie a un trojan abbiamo saputo di questo scandalo. Politici e membri del CSM che parlavano di nascosto in un hotel romano delle nomine da fare nelle procure italiane.

Lo scandalo ha portato alla radiazione di Palamara e alle dimissioni dei 5 componenti del CSM dallo stesso CSM. Ai politici non è accaduto nulla. Lotti si è autosospeso dal PD ma è rimasto deputato fino a fine legislatura, mentre Cosimo Ferri è tornato in magistratura ed è stato assegnato al Ministero della Giustizia.

Questa è la realtà. Votare No è davvero un dovere!