La repressione aumenta ma gli Ayatollah faticano a contenere la protesta

(ANNA FOA – lastampa.it) – L’Iran è in fiamme. Ci sono state molte prove generali in cui sembrava che il regime crollasse, in cui però gli ayatollah sono riusciti a riassorbire la spinta dell’opposizione. La maggior parte di questi tentativi sono stati almeno inizialmente opera delle donne, tanto marginalizzate e represse. Così nel 2009, nel 2017 e nel 2019, così in particolare nel 2022, quando l’uccisione in carcere della giovane curda Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per aver portato troppo allentato l’hijab – il velo obbligatorio – aveva suscitato una grande ondata di proteste in tutto il Paese e la nascita di un movimento di opposizione che proprio sulle donne faceva leva, “Donna, vita, libertà”.
La polizia aveva sparato sulla folla, c’erano stati centinaia di manifestanti uccisi, arresti, aumento della repressione da parte della polizia religiosa, appunto la “polizia morale”, e tentativi invece da parte del regime di calmare gli animi con qualche concessione. Qualcosa, a detta degli oppositori fuorusciti, sembra tuttavia essersi rotto nel 2022. A fianco della repressione, cresceva il numero delle manifestazioni spontanee di protesta, donne che uscivano a capo scoperto, rifiuti anche individuali di obbedire alle regole del regime.
Quando la protesta cresce capillarmente dal basso in questo modo, anche la repressione diventa più difficile. È vero che l’Iran non è mai stato simile all’Afghanistan, dove alle donne è proibito tutto, non solo studiare, e che in Iran è sempre esistita una sorta di doppio regime, di spinta alla libertà da una parte e di dura repressione dall’altra. Basta leggerne la letteratura per rendersene conto. Le donne hanno potuto studiare, diventare medici, avvocati, scrittrici. Il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, la prima donna musulmana a riceverlo nel 2003, è stata più volte arrestata, ha subito persecuzioni, è stata costretta infine all’esilio ma ha anche potuto in alcuni momenti esercitare la sua professione di avvocato in favore dei perseguitati dal regime e vivere in Iran.
Dopo la breve guerra con Israele, che sembrava poter dar nuovamente fuoco alle polveri, la repressione in Iran è aumentata. Ma qualcosa di nuovo è emerso: la rivolta stavolta è partita non dalle donne ma dai commercianti, un ceto molto ampio che finora non aveva manifestato attivamente contro il regime. Da oltre due settimane, sono scesi in massa nelle piazze a fianco degli altri manifestanti, delle donne e dei giovani. Il regime ha bloccato i telefoni e Internet per evitare che il mondo venga a conoscenza di quanto sta accadendo. Dalla televisione di Stato si mostrano solo manifestazioni a sostegno del governo, del resto si tace. Il figlio dello scià deposto dalla rivoluzione islamica nel 1979, Reza Pahlavi, ha invitato tutti a unirsi alle manifestazioni e si è detto disposto a guidare il Paese nella transizione verso la democrazia.
Anche gruppi politici che non erano favorevoli a una qualsiasi forma di ritorno alla monarchia si sono a questo punto rassegnati a questa soluzione. Molto meno favorevoli gli oppositori iraniani sono invece a un intervento degli Usa minacciato da Trump, gravido di incognite proprio sulle sue motivazioni e i suoi risultati. Lo stesso si può dire a proposito di Netanyahu, come è stato dichiarato dalle opposizioni durante la guerra del giugno 2025. In realtà ciò che finora è mancato all’Iran, data la decennale dittatura che ha caratterizzato il Paese, è stato un gruppo dirigente che potesse guidare e orientare la resistenza.
È possibile che il figlio dello scià, monarca che pure ai suoi tempi non ha brillato per democrazia, possa invece dimostrarsi all’altezza di questo compito? Intanto, la rivolta divampa senza la necessità di interventi esterni, anche se il numero dei morti cresce, così quello degli arresti. I rivoltosi sono definiti dalle autorità «nemici di Dio» e «terroristi», il che implica la pena di morte. Ed è ancora quello di una giovane donna, la studentessa curda Rubina Aminian, uccisa l’8 gennaio, il volto del primo manifestante assassinato. Se questa rivolta non riuscirà a diventare una rivoluzione, si aprono giorni molto oscuri per il popolo iraniano. Ma sembra difficile che il regime possa continuare a lungo a sopravvivere.
Ci pensa l’uomo di pace :il mancato nobel per la PACE.
Figuriamoci se non c’era di mezzo l’USA e GETTA!
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Oggi, mi dispiace per la cronista della Stampa, esiste la rete internet che ci fa vedere su YouTube quello che lei non vuole guardare . In Iran i manifestanti hanno dato fuoco ad interi quartieri ed il loro “sacrificio” è probabilmente ben remunerato dal Mossad che ovviamente ha i suoi infiltrati . In più vi sono le solite ong che dovrebbero essere organizzazioni non governative e li sono , nel senso che non appartengono certamente al governo di Therhan ma ad altri governi sì. Se tutto ciò fa propendere l’ osservatore per l’ idea che la popolazione generale di 90 milioni di persone sono ansiose di cambiare regime dovrebbe studiarsi così sono davvero le ” rivoluzioni colorate” a cominciare da quelle ucraine di Euromaidan.
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Caro banalissimo cesaregoffredogranese, le interferenze “straniere” in manifestazioni di protesta importanti come quella iraniana, come anche in semplici passaggi elettorali, ci sono sempre state. Da parte di tutti (Usa, Cina, Russia, Israele, e pure l’Europa). Mettere in mezzo il Mossad o gli Usa (che tra l’altro hanno dichiarato il loro sostegno alle proteste alla luce del sole) è la cosiddetta scoperta dell’acqua calda. Quello che trovo insopportabile in atteggiamenti come il tuo, non è tanto la solita cantilena inutile che ci costringi a leggere, ma l’indifferenza che il tuo istinto pavloviano rivela per il reale malessere di milioni di giovani iraniani nei confronti della teocrazia che governa il paese. Il considerare la massa di iraniani scesa in piazza, con centinaia di morti ammazzati, una massa di coglion* al soldo del Mossad, è cosa degna di un ciarlatano come Sparvy (ora @istvan47).
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Allora attendiamo una Nuland cinese in Piazza del popolo a Roma, ad aizzare la folla contro il governo. E cecchini, con armi e addestramento russo, che sparano sulla folla.
Tutto normale, è sempre stato così.. giusto?
L’ho già detto, ma lo ripeto: le tue fantasiose analisi e le tue mirabolanti comparazioni sono degne della peggior comare di paese, intenta a indorare la biancheria intima della propria prole, dopo aver ridotto a una latrina la fontana della piazza.
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gli dai troppa importanza, magari fosse una comare, farebbe divertire,
invece è solo un propagandista molto scarso, che presidia ininterrottamente INFOS ignorato da più, ma le cui elucubrazioni fanno piacere solo alle galline.
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Però tu, Adriano58, il principe delle banalità, stai sempre qui a rispondermi.
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Gentile Aurora Haas, le ho già detto che con lei non interloquisco. Le consiglio di seguire lo scemo qui sotto. Vedrà, andrete d’accordissimo.
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Ops, lo scemo che sta sopra 👆 👆
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Il giornalista omette il fatto che Reza Pahlavi, vive in america…. chissà perchè!
Chissà perchè dopo che Kome… ha nazionalizzato il petrolio e il gas… è diventato in presidente di uno stato canaglia…chissà perchè!
Al solito il change è opportuno!
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