
(Alberto Bradanini – lafionda.org) – Il vero stato canaglia del pianeta, gli Stati Uniti d’America, hanno aggredito un paese sovrano, che nulla ha fatto contro la più grande “cosiddetta democrazia” del pianeta, guidata in questo momento da un sociopatico bisognoso di cure psichiatriche, ma in realtà teleguidato dalle grandi corporazioni private che controllano, in sequenza, lo stato profondo (Cia, Fbi, Nsa e le altre sorelle di merende), i produttori di morte (armi e virus), generali “stranamori” pronti a distruggere il mondo per sete di potere, e politici al soldo del miglior offerente.
Aggredendo il Venezuela, il bellicismo americano, conferma di essere la concentrazione di potere finanziario, militare e tecnologico più pericolosa oggi sul pianeta Terra, pronta finanche a mettere a repentaglio la sopravvivenza del genere umano, priva di umanità e di rispetto dei diritti altrui.
Come tutti i vigliacchi, tuttavia, gli Stati Uniti non si attentano ad attaccare grandi potenze come la Russia o la Cina, ma paesi poveri e indifesi, che però non si piegano ai capricci imperiali, che difendono la loro sovranità, facendo semmai errori come tutti, ma che cercano la strada per generare quel po’ di prosperità e benessere per i propri cittadini che le loro condizioni politiche ed economiche consentono.
Il giornalista John Pilger[1] ci ricorda che negli ultimi 70 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni democratiche di oltre trenta paesi, bombardando popolazioni di trenta nazioni, la maggior parte povere e indifese. Hanno tentato di assassinare dirigenti politici di 50 stati sovrani. Hanno finanziato o sostenuto la repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre 20 paesi. La portata e la magnitudine di tale obbrobriosa carneficina viene sì evocata, ma solo ogni tanto, per essere subito accantonata, mentre i responsabili continuano a comandare e ad aggredire.
Lo scrittore britannico Harold Pinter, ricevendo il premio Nobel per la letteratura nel 2005, affermava: “la politica estera degli Stati Uniti si può definire come segue: baciami il fondo schiena o ti spacco la testa. Essa è semplice e cruda, e l’aspetto interessante è che funziona perché gli Usa hanno risorse, tecnologie e armi per seminare disinformazione sistemica, servendosi di una retorica menzognera imposta col dominio della narrativa pubblica, riuscendo sinora a farla franca. Essi sono persuasivi, specie agli occhi degli sprovveduti e dei governi sottomessi. Quello che dicono è una montagna di menzogne, ma funziona. I crimini degli Stati Uniti sono costanti, feroci, senza indugi, eppure pochi ne parlano e pochissimi ne prendono coscienza. Gli Stati Uniti manipolano in forma patologica il mondo intero, presentandosi come paladini del Regno del Bene, ma si tratta solo di ipnosi collettiva, un meccanismo che non si ferma mai”.
Questa ennesima aggressione da parte della “sola nazione indispensabile al mondo” secondo il lessico demente di Margaret Albright e di quel vanesio di Bill Clinton (indispensabile per far la guerra a chi non obbedisce beninteso) dovrebbe far riflettere anche noi abitanti della penisola italica, da oltre 80 anni protettorato politico e militare degli Stati Uniti d’America.
Sfidando la provocazione di H. Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti è rischioso, ma esserne amici è fatale, in un momento storicamente effervescente, una classe politica di qualità – di cui beninteso, ahimé non disponiamo – coglierebbe l’occasione storica irripetibile, recuperando la propria sovranità, pregando gli americani di accomodarsi a casa loro insieme alle loro armi nucleari, poiché l’Italia non ha nemici alle frontiere e non teme di essere aggredita da nessuno. In parallelo, quella medesima classe dirigente inesistente, dovrebbe prendere distanza dal dominio economico-monetario delle élite nordeuropee – a loro volta assoggettate alla finanza di Wall Street e della City di Londra – che sta distruggendo il futuro dei nostri figli e nipoti. Uscire dalla Nato e dall’Unione Europea è dunque ancora una volta il grido di reazione che l’aggressione americana contro il Venezuela dovrebbe indurci a considerare. Si tratta di un sogno, lo sappiamo bene, ma come noto gli esseri umani vivono più di sogni che di realtà. Oggi poi siamo pervasi da un soverchiante sentimento di ingiustizia, quale patrimonio insopprimibile di cui tutte le persone dotate di coscienza etica e politica dovrebbero disporre. Riceva il Venezuela, il suo governo e la popolazione tutta, la nostra solidarietà più completa e la nostra vicinanza umana, politica e etica, mentre la nostra memoria non può non andare ancora una volta alle battaglie per la sovranità e indipendenza del grande generale Simon Bolivar. Nel suo nome il Venezuela prevarrà.
[1] https://cambiailmondo.org/2022/12/28/il-silenzio-degli-innocenti-come-funziona-la-propaganda/
Venezuela. Meloni, Ursula e Kallas stanno con l’aggressore (solo se è Usa)
Ipocrisia. Su Kiev si riempiono la bocca col diritto, ma ora esultano: “Maduro non ha legittimità”. La premier smentita pure da Salvini
(di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – Sarà per piaggeria, per calcolo politico o per pavidità (ognuna delle opzioni non esclude le altre), ma l’attacco degli Usa in Venezuela è stato accolto alla grande dagli stessi leader occidentali che si riempiono la bocca col diritto internazionale, per la verità declinato quasi sempre sull’Ucraina e non sul Medio Oriente.
L’Italia è un caso emblematico a livello mondiale. Tutto ciò che Giorgia Meloni ha saputo partorire dopo la cattura di Nicolas Maduro è un groviglio logico in cui l’operazione Usa diventa una mossa difensiva: “Il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Ieri Palazzo Chigi ha fatto sapere che Meloni ha sentito al telefono Maria Corina Machado “sulle prospettive di una transizione pacifica e democratica in Venezuela”. C’è di che gioire: “L’uscita di scena di Maduro apra una nuova pagina di speranza per la popolazione del Venezuela, che potrà tornare a godere dei principi base della democrazia e dello Stato di diritto”. Tutto tace invece al Quirinale. Del ministro degli Esteri Antonio Tajani restano due tweet fotocopia, sabato: “Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione alla comunità italiana”. Parole da calamità naturale, più che da blitz militare. Eppure perfino Matteo Salvini ha trovato il modo di fare un distinguo: “Maduro non mancherà nessuno, ma la strada è la diplomazia”. Dalla Lega raccontano che, per quanto il leader sia stato sempre vicino a Trump, ora è “perplesso”: “La cosiddetta esportazione della democrazia non è una soluzione né prudente né saggia”.
Ma Meloni è in buona compagnia. Ursula von der Leyen resta generica: “Siamo al fianco del popolo venezuelano. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale”. Il fatto che sia già stato violato sembra non importare. Kaja Kallas, alta rappresentante per la politica estera Ue, è forse la voce più fantasiosa e “chiede moderazione”. Ricordando comunque che “Maduro è privo di legittimità”. La presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola arringa il pueblo di Caracas: “Venezuela serà libre. Il popolo venezuelano merita di vivere libero”.
Non che i Capi di Stato si siano smarcati. In Francia resta agli atti il giubilo di Emmanuel Macron: “Il popolo venezuelano si è liberato dalla dittatura di Maduro e non può che rallegrarsene. Maduro ha calpestato le libertà fondamentali”. Riflessivo il tedesco Friedrich Merz: “La classificazione giuridica dell’intervento Usa è complessa. Ci prenderemo il tempo necessario per valutarlo”. Strano, perché a rileggere cosa diceva l’Occidente quando la Russia invase l’Ucraina non si trova altrettanta prudenza.
Qualche esempio? Meloni sbottava: “Inaccettabile attacco bellico su grande scala della Russia. È il tempo delle scelte di campo. L’Occidente e la comunità internazionale siano uniti nel mettere in campo ogni utile misura a sostegno di Kiev e del rispetto del diritto internazionale”. Von der Leyen? Semplice: “Condanniamo fermamente l’attacco ingiustificato della Russia. Ho sentito Zelensky, l’ho rassicurato che stiamo lavorando no-stop per provvedere al più ampio sostegno possibile”. Idem Metsola: “Questa aggressione brutale mira a distruggere e dividere l’Ue, è basata su bugie e disinformazione”. Tra i leader era già in carica Macron: “L’atto di guerra deciso da Putin contro l’Ucraina avrà conseguenze profonde, durature, sulle nostre vite”.
E poi il Consiglio supremo di Difesa, presieduto da Sergio Mattarella: “Il Csd esprime la più ferma condanna per l’ingiustificabile aggressione militare lanciata dalla Federazione Russa contro l’Ucraina, una grave e inaccettabile violazione del diritto”. D’altra parte Tajani insegna: il diritto internazionale vale fino a un certo punto.
Grazie Ambasciatore 👏👏👏
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scusate volevo solo avvisare Trump che il padre della nostra P.d.C. è un noto trafficante di droga con agganci in Spagna e Marocco
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È robetta di poco conto… Non è paragonabile a NARCO RUBIO.
Caitlin Speaks, influente figura politica su TikTok, ha riacceso lo scandalo che coinvolge il segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, Marco Rubio. In un video virale, Speaks rivela i legami familiari di Rubio con Orlando Cicilia, un trafficante di droga condannato negli anni ’80, sollevando seri dubbi sull’integrità del politico.
Speaks dichiara: “Marquito non vuole assolutamente che ne parliamo. Suo cognato, Orlando Cicilia, era uno dei trafficanti di cocaina più prolifici di Miami negli anni ’80. È stato condannato per aver movimentato migliaia di chili di droga e riciclaggio di denaro, condannato a 25 anni… ma ne ha scontati solo 12. E qui viene il peggio: quando è stato arrestato, viveva nella stessa casa di Marco Rubio. La DEA ha sfondato la porta di casa di Rubio”.Questa rivelazione non solo evidenzia la vicinanza di Rubio al traffico di droga, ma mette anche in discussione la sua attuale posizione politica.Nel 2002, quando Cicilia aveva già riottenuto la libertà, Rubio, in ascesa nella sua carriera politica, inviò una lettera di raccomandazione affinché suo cognato ottenesse una licenza immobiliare in Florida, omettendo il loro grado di parentela. Nonostante i precedenti per traffico di droga siano solitamente un impedimento per ottenere questo tipo di licenze, Cicilia riuscì a ottenerla.Questa azione contrasta drasticamente con la posizione di Rubio come segretario di Stato, dove promuove deportazioni di massa di migranti con precedenti penali per reati di droga, anche minori di quelli del proprio familiare.
Un passato oscuro. Univisión Investigaciones aveva già documentato questo legame nel 2011. Cicilia, marito della sorella di Rubio, Bárbara, è stato arrestato nel 1987 durante l’Operazione Cobra, uno dei più grandi colpi al traffico di droga in Florida, per cospirazione finalizzata allo spaccio di cocaina, legami con omicidi e corruzione di poliziotti. Il raid della DEA è stato effettuato nella casa dove viveva l’allora adolescente Marco Rubio.In risposta a queste accuse, il portavoce di Rubio, Alex Burgos, ha liquidato il caso come “una questione privata” e ha accusato Univision di “giornalismo sensazionalistico”.
Doppia morale nel discorso politico. Rubio, che recentemente ha affermato in un’intervista con Donald Trump Jr. che “ci sono parti del Messico dove i cartelli sono più potenti del governo. Loro sono il governo”, deve affrontare una crescente pressione sulla coerenza delle sue politiche. Mentre attribuisce i progressi nella lotta al narcotraffico in Messico alla pressione esercitata da Trump, il suo sostegno al cognato condannato e la sua attuale politica migratoria sollevano dubbi sul suo reale impegno nella lotta al narcotraffico.Questo episodio non solo mette in discussione l’immagine pubblica di Marco Rubio, ma invita anche a una riflessione più profonda sugli standard etici nella politica e nella lotta contro la criminalità organizzata.
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È robetta in confronto a NARCO RUBIO. Caitlin Speaks. In un video virale, Speaks rivela i legami familiari di Rubio con Orlando Cicilia, un trafficante di droga condannato negli anni ’80, sollevando seri dubbi sull’integrità del politico: “Marquito non vuole assolutamente che se ne parli. Suo cognato, Orlando Cicilia, era uno dei trafficanti di cocaina più prolifici di Miami negli anni ’80. Condannato per aver movimentato migliaia di chili di droga e riciclaggio di denaro, condannato a 25 anni… ne ha scontati solo 12. Quando fu arrestato, viveva nella stessa casa di Marco Rubio. La DEA sfondò la porta di casa di Rubio”.Nel 2002, quando Cicilia aveva già riottenuto la libertà, Rubio, in ascesa nella sua carriera politica, inviò una lettera di raccomandazione affinché suo cognato ottenesse una licenza immobiliare in Florida, omettendo il loro grado di parentela. Nonostante i precedenti per traffico di droga siano solitamente un impedimento per ottenere questo tipo di licenze, Cicilia riuscì a ottenerla.Un passato oscuro Univisión Investigaciones aveva già documentato questo legame nel 2011. Cicilia, marito della sorella di Rubio, Bárbara, fu arrestato nel 1987 durante l’Operazione Cobra, uno dei più grandi colpi al traffico di droga in Florida, per cospirazione finalizzata allo spaccio di cocaina, legami con omicidi e corruzione di poliziotti. Il raid della DEA fu effettuato nella casa dove viveva l’allora adolescente Marco Rubio.
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Scusate x il commento doppio. IS ha messo tempo x pubblicare
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Tutto tace invece al Quirinale.
capirete, dopo lo sforzo di meningi di Mattarel per il suo 11o discorso da presidente democraticamente eletto a vita, cosa vi aspettate che dica appena 2 giorni dopo?
Il riarmo, adesso, perché è mai come oggi necessario? Per la Russia? O per difendersi dagli USA?
Ma Meloni è in buona compagnia. Ursula von der Leyen resta generica: “Siamo al fianco del popolo venezuelano. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale”. Il fatto che sia già stato violato sembra non importare. Kaja Kallas, alta rappresentante per la politica estera Ue, è forse la voce più fantasiosa e “chiede moderazione”. Ricordando comunque che “Maduro è privo di legittimità”. La presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola arringa il pueblo di Caracas: “Venezuela serà libre. Il popolo venezuelano merita di vivere libero”.
IL POKER DI BIONDE.
Meno male che qualcuno si è ricordato anche di quell’altra arrogante NULLITA’ che presiede purtroppamente il parlamento europeo.
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Febbraio 2025. Con la nomina di Marco Rubio alla carica di Segretario di Stato, l’amministrazione Trump ha promosso uno degli estremisti più favorevoli alla guerra che abbiano mai fatto parte del governo degli Stati Uniti d’America. Trump, che promette di essere il “presidente più filo-israeliano di sempre”, ha scelto un gabinetto pieno di voci neoconservatrici e filo-guerra.
Nell’ articolo, si mette in evidenza la storia di Rubio come una delle voci guerrafondaie più affidabili a Washington, un individuo che ha guidato o sostenuto molte delle decisioni più aggressive della politica estera americana, tra cui interventi militari …Rubio, tuttavia, potrebbe essere il più belligerante di tutti loro, e la sua ascesa alla posizione più potente nel team di Trump non promette nulla di buono per il mondo. Sanzionare la Cina, il mondo. Di tutte le situazioni che possono scatenare una guerra nucleare globale, uno scontro con Pechino sembra tra le più probabili. Gli USA hanno costruito una rete di oltre 300 basi militari che circondano la Cina. Rubio sta facendo più di chiunque altro per rendere questo scenario apocalittico un’eventualità. Ha chiarito di sostenere l’indipendenza di Taiwan, rompendo più di mezzo secolo di politica ufficiale degli Stati Uniti nel processo. Il suo “Taiwan Peace Through Strength Act” promuove la collaborazione militare diretta tra Stati Uniti e Taiwan e chiede un aumento della spesa per gli armamenti sull’isola. Rubio è stato anche uno dei volti del movimento di protesta di Hong Kong del 2014, un tentativo sostenuto dagli Stati Uniti di strappare la città insulare all’influenza cinese. Ha invitato i leader del movimento a Washington, DC, e ha tentato di introdurre una legislazione per costringere gli Stati Uniti a sostenere l’indipendenza di Hong Kong. In patria, ha guidato la repressione delle aziende cinesi come Huawei e ha capeggiato un movimento per scoprire e sradicare la presunta indebita influenza della Cina sui media e sulle istituzioni educative americane.Non sorprende, quindi, che l’ex senatore della Florida sostenga anche una guerra commerciale e sanzioni contro la Cina e, in effetti, gran parte del mondo, tra cui la Russia, la Repubblica Popolare Democratica di Corea e l’Iran. Rubio ritiene che gli USA possano e debbano usare la loro potenza economica per schiacciare i paesi che resistono ai dettami di Washington. Come ha lamentato Rubio su Fox News, il paese più grande dell’America Latina, ha firmato un accordo commerciale completo con la Cina in base al quale beni e servizi sarebbero stati pagati in valute locali anziché in dollari:Stanno creando un’economia secondaria nel mondo, totalmente indipendente dagli Stati Uniti. Non dovremo parlare di sanzioni tra cinque anni, perché ci saranno così tanti paesi che effettueranno transazioni in valute diverse dal dollaro, che non saremo in grado di sanzionarli”.
Negazionista del genocidio: Rubio ha fortemente sostenuto Israele nella sua campagna contro i suoi vicini. “
Nel 2019, twittò direttamente le immagini della cattura, della morte e del sanguinoso assassinio del leader libico Muammar Gheddafi a Nicolás Maduro durante un colpo di stato in corso sostenuto dagli Stati Uniti contro il presidente venezuelano. Rubio ha sempre favorito un approccio più aggressivo e punitivo nei confronti di Cuba.
L’anno scorso, ad esempio, ha introdotto una legge per garantire che Cuba rimanesse nella lista degli Stati sponsorizzatori del terrorismo degli Stati Uniti, senza fornire alcuna prova del presunto supporto dell’isola a tali gruppi.
Neocon guerrafondaio Rubio ha applaudito l’azione degli USA in Libia che ha portato all’esecuzione di Gheddafi e alla trasformazione del paese in uno stato fallito pieno di mercati di schiavi all’aperto. Ha sostenuto le guerre in Iraq e Afghanistan, condannando Biden per il suo ritiro da Kabul nel 2021. Ha aiutato l’Arabia Saudita nel suo genocidio contro lo Yemen, esprimendo al contempo indignazione per le presunte violazioni dei diritti umani da parte degli Houthi, minuscole rispetto al genocidio guidato dai sauditi e sostenuto dagli Stati Uniti.Ha sostenuto la drastica espansione dello stato di sorveglianza nella vita americana, votando per continuare la pratica di raccolta di grandi quantità di dati sui comuni cittadini americani e ha sostenuto con efficacia che le protezioni del Primo Emendamento non dovrebbero essere applicate ai manifestanti anti-Israele nei campus.
“Il piccolo burattino perfetto” di Sheldon Adelson Nel 2016, pochi avrebbero previsto l’ascesa di Rubio, che sarebbe diventato probabilmente l’uomo più potente del gabinetto di Trump.
Il floridiano era un tempo uno dei più accaniti critici di Trump, descrivendolo come un imbroglione quando i due si battevano per la nomination presidenziale repubblicana. “Penso che sia giunto il momento di smascherare [Trump] per quello che è”, durante un discorso di campagna a Oklahoma City, aggiungendo: Sta cercando di prendere il controllo del movimento conservatore anche se non è un conservatore, ma cosa più importante, è un truffatore. Voglio dire, è un truffatore che sta approfittando delle paure e delle ansie delle persone sul futuro, spacciandosi per una specie di tizio forte. Non è un tizio forte.
“Trump fu ancora più caustico nei confronti di Rubio, affermando che “[il miliardario pro-Israele] Sheldon Adelson sta cercando di dare un sacco di soldi a Rubio perché pensa di poterlo trasformare nel suo perfetto burattino. Sono d’accordo!” Rubio è stato finanziato da grandi donazioni di denaro dalle industrie del petrolio e del gas, ha persino votato contro la legislazione che protegge le città di bassa quota come Miami da eventi meteorologici estremi.
Dopo il loro battibecco pubblico, Trump ha chiaramente seppellito l’ascia di guerra sia con Rubio che con Adelson. La vedova di quest’ultimo, Miriam, ha contribuito con la gigantesca cifra di 100 milioni di dollari alla recente corsa presidenziale di Trump, diventandone la più grande donatrice. Chiaramente, quindi, sia Trump che Rubio sono disposti a fare grandi concessioni nella ricerca del potere. Tuttavia, dato il curriculum di Rubio, la sua nomina a Segretario di Stato non promette nulla di buono né per l’America né per il resto del mondo.
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