
(Giuseppe Gagliano – lafionda.org) – A Bruxelles la chiamano “pace giusta”, e già questo dovrebbe insospettire. Ogni volta che i politici europei tirano fuori un aggettivo nobile, il risultato finale è esattamente il contrario. È accaduto con la stabilità, con la solidarietà, con la crescita. Adesso tocca alla pace, che in realtà assomiglia sempre di più a un piano di guerra confezionato con la solita carta da regalo istituzionale: tanta retorica, molte promesse, zero autocritica.
Prendiamo la genialata del momento: congelare per sempre i beni russi in Europa per usarli nella ricostruzione dell’Ucraina. Un’idea rivoluzionaria, se non fosse per un piccolo dettaglio: non si è mai visto un processo di pace che comincia sequestrando i soldi di una delle parti. È come invitare qualcuno a cena e iniziare staccandogli la ruota dell’auto. Poi ci si sorprende se non arriva. Naturalmente, i leader europei assicurano che è tutto legale, tutto etico, tutto necessario. Ma se fosse così semplice, non ci sarebbero governi — Belgio, Ungheria e altri prudenti — che tremano all’idea del precedente giuridico. O magari tremano all’idea che un giorno qualcuno possa ricordarsi dei loro conti.
Poi c’è il capitolo militare, quello che dovrebbe restituire dignità geopolitica all’Europa. Peccato che, quando si parla di capacità belliche europee, si scivoli invariabilmente nel genere comico. Mentre gli ucraini chiedono garanzie simil-Alleanza Atlantica, gli europei rispondono con promesse solenni e magazzini vuoti. Da anni discutiamo se abbiamo abbastanza munizioni per una guerra di un mese, e l’unica cosa certa è che non le abbiamo. Ma questo non impedisce alla Commissione di immaginare un’Ucraina armata fino ai denti e protetta da un sistema di sicurezza comune che, nella realtà, nessuno sa come finanziare né come far funzionare.
Nel frattempo, gli Stati Uniti si sono stufati di aspettare. Trump ha definito l’Europa un “club di deboli”, il che può anche suonare offensivo, ma l’uomo è un maestro nel dire ad alta voce ciò che molti pensano in silenzio. La sua amministrazione vuole una pace rapida, magari sporca, ma che chiuda la faccenda. L’Europa invece vuole una pace pura, santa, immacolata. Peccato che per arrivarci abbia scelto la via più lunga, più costosa e più conflittuale. E così le due sponde dell’Atlantico, teoricamente unite dalla stessa causa, seguono in pratica due strade divergenti: una pragmatica, l’altra catechistica.
Mosca assiste a questo spettacolo con la serenità di chi non ha alcuna intenzione di accettare i venti punti europei. Lavrov dice che reagirà se verranno schierate truppe del continente. Putin chiede concessioni territoriali enormi e osserva che Trump potrebbe offrirgliene qualcuna pur di archiviare la crisi. E l’Europa? Invece di fare i conti con questa realtà, si rifugia nella formula “nessun confine si cambia con la forza”. Bellissimo. Peccato che in Europa i confini si siano sempre cambiati con la forza, e che la Russia lo abbia già fatto mentre noi discutevamo sui fondi di coesione.
L’Ucraina, nel mezzo, recita la parte del Paese sovrano ma ostaggio delle agende altrui. Ha bisogno di aiuti, di garanzie, di ricostruzione. Ma rischia di ritrovarsi con due piani di pace, entrambi inadatti: quello americano troppo rapido, quello europeo troppo rigido. E il risultato potrebbe essere il peggiore di tutti: una guerra prolungata mascherata da processo negoziale.
Alla fine, il piano europeo somiglia a quelle opere pubbliche annunciate con le fanfare: progetto ambizioso, titoli altisonanti, inaugurazione in grande stile, poi cantieri infiniti e costi fuori controllo. Qui però il cantiere è una guerra, non una stazione ferroviaria. E se si sbagliano i calcoli, non si ritardano i treni: si bruciano vite umane.
La pace giusta è un obiettivo nobile. Ma se per inseguirla si costruisce un meccanismo che rende la guerra più probabile, allora siamo di fronte a un classico capolavoro europeo: l’arte di fare la cosa sbagliata nel modo giusto.
Azz Sto Gagliano la sa lunga: queste cose non le dicono al tg1
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Boh!
si continua a parlare di Europa ecc.. ecc.. però nessuno che spieghi di cosa si parla, dell’Europa geografica o dell’Unione Europea?
Perchè se è Unione E. , cosa kaxxo c’entra quell’imbucato di uno Starmer, con la pettinuatura allo schiaffo?
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Più menano l’UE e più le piace.
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Non si può scrivere un articolo cos’, infarcito di inesattezze e di approssimazioni.
Primo il sequestro ( o “congelamento”) e la confisca sono due cose diverse.
Nessuno ha mai parlato di confisca.
Secondo: l’UE ha dichiarato che usa e continuerà ad usare i proventi degli asset russi (proventi e asset sono due cose diverse) per destinarli come finanziamento all’Ucraina.
Terzo L’UE sta discutendo l’uso degli stessi asset come garanzia per prestiti a favore dell’Ucraina, (prestito che graverebbe sull’UE) non quello di venderli e dare il ricavato all’Ucraina.
Per venderli dovrebbe prima confiscarli e poi trovare qualcuno disposto a comprarseli ben sapendo che quegli asset sarebbero gravati da contenziosi legali.
https://support4partnership.org/en/news/this-is-not-confiscation-what-the-eu-wants-to-do-with-russian-assets?
https://commission.europa.eu/document/download/ceae8dde-0291-4ee3-8519-80b30317bf35_en
Quarto se sono deplorevoli le intenzioni dell’EU circa la possibile (possibile solo per la narrativa nazionale, visto che esistono documenti ufficiali che dicono ben altro) confisca degli asset russi che dire delle ESPROPRIAZIONI GIA’ FATTE quindi NON SOLO INTENZIONI dalla Russia nei confronti delle imprese UE?
Nessuno (intelligente) ha niente da dire al riguardo?
Sperando sempre che sia chiara la differenza tra intenzioni e fatti compiuti.
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ESPROPRIAZIONI GIA’ FATTE quindi NON SOLO INTENZIONI dalla Russia nei confronti delle imprese UE?
Fonte ?
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Moscow takes control over assets of Western companies | Reuters
https://www.wilsoncenter.org/blog-post/foreign-owned-businesses-russia-face-shifting-legal-sands
https://cepr.org/voxeu/columns/expropriation-russian-style
https://www.jdsupra.com/legalnews/client-alert-russian-counter-sanctions-1311196
https://www.euronews.com/2023/07/17/russian-state-takes-control-of-carlsberg-and-danone
Bastano?
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A compendio, come non citare anche la nazionalizzazione (altrimenti detta furto), avvenuta ad appena un mese dall’inizio della guerra, delle diverse centinaia di aerei di linea Airbus e Boeing presenti in quel momento sul suolo russo (valore complessivo stimato intorno ai 10 miliardi di dollari, mica pizza e fichi), fino a quel momento appartenenti a delle società di leasing occidentali.
A Putin piacevano tanto, e così ha deciso di tenerseli, naturalmente dopo aver firmato un’apposita legge per re-immatricolarli come aerei russi, anche se ovviamente così può utilizzarli “soltanto” per i voli nazionali russi (dato che, se mai toccassero suolo estero, le autorità aeroportuali dovrebbero metterli sotto sequestro).
Non si ricordano, a tal proposito, né alti lai e neppure timidi pigolii da parte degli economisti alla vodka infosanniti, che oggidì menano scandalo per una proposta infinitamente meno piratesca, da parte europea: evidentemente, c’è chi ha dei grossi problemi con la realtà, soprattutto quando questa non gli piace, e così di fronte a certe cose preferisce fare lo struzzo.
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hahahahah
sottigliezze di lana caprina, SEQUESTRO, CONGELAMENTO, USO, GARANZIE.
La realtà è che sia gli assett (cioè gli investimenti ) sia i proventi, NON sono nella disponibilità dei legittimi proprietari, ma vengono arbitrariamente usati da una organizzazione chiamata EU, mentre la NATO ha dichiarato la RUSSIA NEMICA, mentre la Russia NON ha mai dichiarato l’EU sua nemica. Quindi la NATO ha, di fatto, autorità e giuristizione sulla EU.
Chi parlava come te, Manzoni l’ha chiamato AZZECCAGARBUGLI
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X L-70:
quanto non vedo l’ora che finisca la guerra e tu possa andare in Russia.
Attento agli autobus e alla metropolitana.
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Non c’è nessun link dove si definisce il sequestro legittimo o meno, ne può esserci.
Il link dice cosa si intende fare; a stabilire la sua legittimità sarà qualcun altro.
Al momento, la Banca Centrale Russa ha avviato la pratica per stabilire la legittimità del sequestro dei suoi beni alla corte arbitrale di Mosca.
Davanti alla sede di Euroclear che detiene la maggior parte degli asset russi, quando lo hanno saputo hanno fatto arrivare colonne di ambulanze perchè si stavano letteralmente scassando dalle risate e sono stati trasferiti d’urgenza all’ospedale.
Infatti il Belgio che era tra i principali oppositori al sequestro degli asset alla fine, sia pure con le riserve del caso, ha votato a favore
Tu, come sostieni, ti limiti a sentire le opinioni di giornalisti, esperti e figure politiche che ritieni di rilievo.
Io oltre a fare quanto fai tu, faccio un passo ulteriore: vado a VERIFICARE quanto FONDATE siano quelle opinioni e poi, sulla base di riscontri il più possibile OGGETTIVI, esprimo una mia opinione.
Si chiama SENSO CRITICO
Se, dopo questo percorso, le opinioni sono fondate le approvo, diversamente do del bugiardo.
Ma il giudizio non nasce preconfezionato sulla base di ideologie, etichette o visione politica.
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