
(di Marco Travaglio – il Fatto Quotidiano) – Oggi il Fatto riprende la battaglia in difesa della Costituzione contro l’ennesima schiforma che la stravolge in peggio: la separazione delle carriere e dei Csm fra giudici e pm e l’esproprio del potere disciplinare affidato a una ridicola Alta Corte (unica per giudici e pm). È una battaglia, quella per il No al referendum, cruciale e sacrosanta, che va combattuta a prescindere dalle chance di vittoria. […]
Che cosa separano
Oggi il Fatto riprende la battaglia in difesa della Costituzione contro l’ennesima schiforma che la stravolge in peggio: la separazione delle carriere e dei Csm fra giudici e pm e l’esproprio del potere disciplinare affidato a una ridicola Alta Corte (unica per giudici e pm). È una battaglia, quella per il No al referendum, cruciale e sacrosanta, che va combattuta a prescindere dalle chance di vittoria. Peraltro anche il No alla schiforma B.-Calderoli del 2006 e alla Renzi-Boschi-Verdini del 2016 era dato perdente in partenza, e poi stravinse. Speriamo di portare fortuna anche contro la Gelli-Craxi-B.-Nordio-Meloni.
Oggi, grazie ai Padri Costituenti (quelli veri del 1946), l’assetto costituzionale della magistratura è un modello per il mondo intero. Pm e giudice fanno parte della stessa carriera, con la stessa formazione e lo stesso concorso, perché devono perseguire entrambi la verità processuale: il pm la cerca, il giudice la accerta. Perciò devono essere entrambi imparziali e quindi indipendenti da ogni altro potere. Il pm non è l’accusatore, cioè l’avvocato delle forze di polizia: ricevuta una denuncia o una notizia di reato, è obbligato a esaminarla per accertare se ha ragione l’indiziato o il denunciante. Deve cercare tutti gli indizi senza nasconderne nessuno, altrimenti commette reato (rifiuto di atti d’ufficio) e illecito disciplinare. Nulla a che vedere con l’avvocato, che tira l’acqua al mulino del cliente che lo sceglie e lo paga: il difensore deve far assolvere il cliente e mai gli verrà in mente di rivelare fatti a suo carico, altrimenti commette reato (infedele patrocinio) e illecito disciplinare. Il pm persegue la verità per conto della collettività, il difensore l’interesse del suo assistito. Due figure fondamentali in uno Stato di diritto, ma impossibili da paragonare. Perciò il Consiglio d’Europa dal 2000 raccomanda agli Stati di “consentire a una stessa persona di svolgere successivamente le funzioni di pubblico ministero e quelle di giudice”: è il modello italiano che l’Italia getta a mare. È ovvio a tutti che un pm e un giudice con la stesa cultura della verità e dell’imparzialità sono la miglior garanzia per tutti: sia per le vittime dei reati sia per gli indagati. Purtroppo quel passaggio è già oggi ostacolato dalle leggi Castelli-Mastella del 2006 e Cartabia del 2021: infatti ogni anno solo lo 0,2% dei magistrati cambia funzione. Quindi non è per questo scopo inutile che le destre investono tante energie. Né per lasciare indipendente una casta di 2.250 pm sganciati dalla cultura del giudice, cioè di accusatori assatanati e “giustizialisti”. È per poterli mettere al guinzaglio del governo. Che deciderà contro chi scatenarli e chi salvare. Le vittime della schiforma non saranno i magistrati, ma noi cittadini.
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Un GRAZIE alla Redazione di Infosannio…..
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La destra si avvicina al totalitarismo, la sx all’autodistruzione, la politica trionfa, ormai quasi senza freni nè ostacoli, tutto sarà possibile. Ponti, tunnel, acquisto di armi , creazioni di commissioni inutili, consulenze agli amici, prebende ai parenti, aumenti a loro stessi, un potere economico e sociale che cresce a dismisura. Poi c’è chi lavora veramente e vede erodere il proprio potere di acquisto, impazzisce per fare una qualunque visita medica, paga tasse e dintorni , che aumentano silenziose e gravose. E si, tutto va come deve andare, come è sempre andato, i ricchi non affogano mai, nessuna rivoluzione in occidente è riuscito a cambiare qualcosa. “Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus”
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Mi domando come potrà il popolino avallare questa riforma. Se le altre, ancorché fallaci, avevano almeno titoli ingannatori (“giusto processo”, “processo breve”, “responsabilità dei magistrati”), questa nemmeno quello. Come si può pensare che la separazione delle carriere possa accelerare di un minuto i processi o condannare i colpevoli o evitare mezzo femminicidio o comunque migliorare la giustizia?
Questa riforma dovrebbe puzzare di fregatura anche al più distratto degli elettori.
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Questa non è una riforma della giustizia, come la spacciano Meloni, il Governo e i suoi corifei, è piuttosto una riforma della magistratura, che è una cosa simile ma differente.
Chi avalla la riforma spera che, nel referendum che quasi certamente ne scaturirà, la maggioranza non noti questa differenza.
Come giustamente hai notato la giustizia, intesa come i processi del popolino, ne uscirà esattamente com’è adesso; a cambiare saranno invece le priorità, che verranno decise dalla politica, che così potrà mettere all’ultimo posto le questioni che la riguardano direttamente.
Se non ci siamo proprio rincoglioniti del tutto come Popolo, chi crede di poter mettere il guinzaglio alla magistratura riceverà un’amara sorpresa, e chissà che non ci possano essere anche delle ulteriori conseguenze, magari sulla tenuta del Governo.
Però queste sono solo suggestioni; in concreto e per quanto mi riguarda, il NO alla riforma può già contare sul mio voto.
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Io invece, JD, sono un po’ più lento. Se riesci a convincermi che la magistratutra, dopo questa riforma, sarà al “guinzaglio” del governo, anche il mio NO è assicurato.
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Ero rimasto ad una legge collegata, che istituiva una sorta di ordine preferenziale per le indagini del PM, della quale onestamente oggi, cercando con maggiore attenzione, non trovo più traccia, per cui riconosco che è improprio parlare di “guinzaglio”.
In ogni caso, questo rimane un modo per dividere la magistratura, e quindi diminuirne il potere a favore di quello politico, e per quanto mi riguarda tanto basta.
Anche il fatto che questa sia l’unica riforma costituzionale in cui è stato di fatto impedito al Parlamento di esercitare le sue prerogative, negando una qualsiasi forma di discussione o emendamento e imponendo con la forza il testo di legge redatto dal Governo, ha un suo discreto peso.
Inoltre, è chi appoggia la riforma che dovrebbe convincermi in che cosa migliorerebbe la giustizia, se vuole il mio voto.
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“In ogni caso, questo rimane un modo per dividere la magistratura, e quindi diminuirne il potere a favore di quello politico, e per quanto mi riguarda tanto basta.”
Concordo pienamente.
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Santo Loquasto, provo a spiegartelo.
Questa è quella che si chiama legge “cavallo di Troia”, ovvero quella legge che pone le basi per fare una serie di porcate, come lo fu la riforma del “giusto processo” per disintegrare Mani Pulite, quella del titolo quinto per dividere l’Italia in tanti staterelli, ecc..
L’obbiettivo qui è il famoso “divide et impera” di cesariana memoria. Dividendo la magistratura si potrà (con legge ordinaria) mettere una metà sotto il controllo dell’esecutivo, e con i tassi di criminalità della politica nostrana ti lascio immaginare cosa gli diranno di fare.
Ma, a parte questo, fatti questa semplice domanda. Dal momento che già oggi praticamente nessun magistrato cambia ruolo, perché i governi (non solo di destra) da decenni si stanno prodigando tanto per dividere le carriere addirittura con una riforma costituzionale? Non ti puzza un po’?
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Non mi basta la “puzza” di fregatura. Falcone era un ingenuo? E Di Pietro? Ti sembra uno sprovveduto? M’informerò bene prima di decidere come votare.
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… ma se anche vincerà il sì, saremo sempre meglio della Russia e, se poi non sarà così, saremo sempre meglio della Corea del Nord!
Quindi, molti staranno a casa, magari a guardare il campionato e forse sarà meglio così perché, per una volta, l’astensionismo potrebbe favorire il no, visto che chi capisce andrà a votare NO!
Questi sono pericolosi, certo non come Putin o come Kim Comesichiama! Quindi che facciamo, ci preoccupiamo o ci crogiogliamo nel concetto atlantista che, se vince il sì “ha stato Putin”?
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La sola cosa chiara di queste righe sconclusionate è la tua ossessione per la Russia e per Putin, che per qualche motivo a quanto pare devi infilare dappertutto, anche dove c’entrano come i cavoli a merenda, come in questo caso.
Ti sei fatto la domanda, datti pure la risposta.
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“Questa non è una riforma della giustizia, come la spacciano Meloni, il Governo e i suoi corifei, è piuttosto una riforma della magistratura“
Esatto e aggiungerei “ad hoc”.
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@santo loquasto. È un timore più che una certezza, poi se votare no o sì sta alla tua voglia di rischio.
“L’espressione “mettere un guinzaglio alla magistratura” per la separazione delle carriere nasce dal timore che la riforma possa diminuire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, considerata un organo monolitico e coeso. La separazione, infatti, crea due corpi distinti (giudici e PM), ciascuno con un proprio organo di autogoverno e concorsi diversi, il che potrebbe indebolire l’unitaria “indipendenza” della magistratura e creare una sorta di “sorveglianza” reciproca tra i due nuovi ordini. I critici temono che ciò possa portare a una politicizzazione o a un indebolimento della magistratura nel suo complesso rispetto ad altri poteri dello Stato. Si teme, inoltre, che il PM possa diventare più dipendente dal potere politico, proprio perché non più parte di un unico ordine giudiziario.”
Personalmente scelgo di non correre questo rischio anche perché ritengo inopportuno corrette rischi per benefici fantomatici.
A questo proposito faccio a te la domanda parallela: se riesci a convincermi che ci sono benefici per correre questo rischio potrei votare sì.
Buona giornata
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Mi ha risposto Shlein:
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L’ossessione per la Russia mi pare l’abbia tu, forse più per i putiniani che vedi ovunque. Puoi far finta di non capire, o forse non ci arrivi, ma sono problemi tuoi.
Come vedi anche tu, questa riforma è una porcata che ci allontana dall’idea di democrazia pensata e inserita nella nostra Costituzione dai padri costituenti. Ti viene spontaneo criticare, e magari attaccare, chi fa queste cose!
Quelli che vogliono fare questa cosa sono gli stessi che buttano i nostri soldi per appoggiare gli utranazinslisti-nazisti ucraini! Quelli che, se ne parli male, sono putiniani.
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Sono d’accordo. E aggiungo che non incide minimamente sul fenomeno del correntismo, vero problema della magistratura. Più che altro servirebbe una riforma del Csm, perché è lì che si annidano le correnti politiche.
Ci stava pensando Bonafede, poi Salvini ha fatto cadere il governo e non se n’è fatto più nulla. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/24/giustizia-ministro-bonafede-su-csm-sul-sorteggio-non-si-torna-indietro/5346485/
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Tanto il figlio di Benito la Russa l’hanno archiviato, non è successo niente, circolare.
Perché Meloni e company debbano preoccuparsi così tanto della malagiustizia non si sa. Con il Ponte gli è andata peggio, forse in cuor loro avrebbero preferito il contrario come sentenze.
Adesso vorrei farvi vedere cosa sono davvero le democrazie. Quella USA e quella di Tel Aviv.
Bernie Sanders, normalmente noto per posizioni ‘pacifiste’, in realtà se si parla di Israele non è così pacifista (strano, mica avrà a che fare con il fatto che anche lui fa parte della loro parrocchia e che ha vissuto in un Kibbutz? ).
E in Israele, stranamente, non c’é un leader politico parlamentare che non sia un falco contro i palestinesi. Esempi? Gente come Ganz e Bennet, date un’occhiata a quel che dicono.
Quindi, stiamo sereni, ‘loro’, quelli che decidono, oramai hanno fatto tutte le compravendite. Non ci sono due squadre, ce ne è una con maglie diverse, ma sempre quella roba è.
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@Sparviero
“Con il ponte gli è andata peggio”
Non so se gli è andata peggio o se in realtà hanno preso due piccioni con una fava.
Il ponte era un fallimento annunciato. Nel migliore dei casi sarebbe costato dieci volte più del preventivo, arricchendo a dismisura amici e amici degli amici. Sempre ammesso e non concesso che alla prima microscossa di terremoto……ops…..e il ponte non c’è più.
Quindi che c’è di meglio?
La magistratura ha detto NO, facendogli così risparmiare soldi e figuracce con gli elettori e dandogli nello stesso tempo l’aggancio per accusarla di non volere il progresso del Paese (etc. etc.) paragonando il ponte all’autostrada del sole negli anni 50/60.
Diciamo che anche stavolta gli è andata bene: si sono liberati del ponte di Damocle che gli pendeva sulla testa trasformandolo da mancata promessa elettorale ad opportunità per denigrare la magistratura , che attualmente è la sola “opposizione” che hanno nel governare.
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Veramente, e purtroppo, hanno già detto che continueranno imperterriti!
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Ho visto che hanno cominciato a innalzare i ritratti di B., pensando di commuovere la platea degli elettori al referendum… Non si accorgono del boomerang. Tutti sapevano – persino i suoi sostenitori per interesse personale o no, poco importa – che all’uomo di Arcore interessava solo una cosa: passarla liscia nelle aule di tribunale! E addrittura evitarle facendosi votare leggi che gli consentivano di schivarle come fosse un monarca intoccabile.
Abbiamo vinto il referendum del 2016 su cui non avevo neanche pensato di scommettere… e non vinceremo questo?? IMPOSSIBILE! Tanto più che loro non hanno slogan che facciano veramente presa nella coscienza dei votanti. Una sola cosa questi capiranno: i furbi vorrebbero continuare a passarla liscia come B. persino con l’eliminazione di quei pochi ostacoli ancora esistenti.
Calenda ha votato SI’ alla schiforma. Mentre Renzi si è astenuto… si vede lontano un miglio che le sotterranee trattative con la Melona sono ancora in corso. Vedo inesorabilmente restringersi il mitico campo slargo. Il referendum sarà la cartina tornasole di chi sta da una parte e chi dall’altra. Prevedo un tour de force per Travaglio, esattamente come contro quell’altra schiforma.
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Poche chiacchiere. IO VOTO NO.
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Voto NO anchio
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FATTA LA LEGGE SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE TRA GIUDICE E PUBBLICO MINISTERO- Viviana Vivarelli
Ieri 30 ottobre 2025 la tanto contrastata legge è passata. Sarebbero stati contenti Berlusconi e Gelli che volevano entrambi una Magistratura non libera e indipendente dal potere esecutivo ma soggetta al Governo. Ora contro questa legge liberticida ci sarà un referendum.
La nuova legge prevede anche che la Magistratura sia retta da Magistrati scelti per sorteggio da un elenco fatto dalla maggioranza parlamentare e dunque dal Governo, cosa che sarebbe assurda per ogni ordine professionale, e che ci sia un’Alta Corte disciplinare, sempre scelta dal Governo, che sanzionerà i Magistrati per i loro illeciti professionali al posto del Consiglio Superiore della Magistratura. Dunque questa non sarà più un potere autonomo e indipendente ma sarà sotto il tallone del Governo.
Dopo una contesa di un anno e mezzo la riforma passa con 112 voti risicati che non raggiungono la maggioranza dei due terzi richiesti dalla Costituzione per le leggi di riforma costituzionale (267 voti), per cui dovrà passare per un referendum confermativo, che si terrà la prossima primavera.
Gli organi di autogoverno diventeranno due, entrambi presieduti, come ora, dal Presidente della Repubblica. Ne faranno parte rispettivamente il primo Presidente e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione. Ci saranno due terzi di Magistrati e un terzo di professori o avvocati scelti dal Parlamento e dunque dalla maggioranza di Governo.
I Magistrati del Csm non saranno più eletti dai colleghi ma selezionati tramite sorteggio all’interno di un gruppo ristretto, ancora da definire, così da annullare il potere delle correnti, ma il sorteggio sarà fatto su un elenco di persone fatto dalla maggioranza parlamentare, quindi dipenderà da chi sta al Governo. Con questo escamotage il Governo prende le redini della Magistratura, che cessa di essere un potere autonomo.
La funzione disciplinare nei confronti dei Magistrati passa dal Csm a un nuovo organismo, l’”Alta corte disciplinare“, composta da 15 giudici, 6 laici e 9 togati. Tra i primi, tre saranno nominati dal presidente della Repubblica tra accademici e avvocati d’esperienza, altri tre “estratti a sorte” da un elenco compilato dal Parlamento secondo lo stesso metodo di prima, dunque nominati dal Governo. Un punto centrale della nuova disciplina riguarda i ricorsi: mentre ora le decisioni della Sezione disciplinare del Csm possono essere impugnate di fronte alle Sezioni unite della Cassazione (quindi a un giudice ordinario) contro le sentenze dell’Alta corte dovrà essere fatto appello alla stessa Alta corte, che deciderà in secondo grado “senza la partecipazione dei componenti” che hanno deciso in primo grado e anche qui si torna alle decisioni del Governo.
GELLI VOLEVA LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE PER UNA MAGISTRATURA NON PIU’ LIBERA. LA MELONI PURE. LA MASSONERIA HA FATTO UN ALTRO PASSO AVANTI.
La nostra democrazia si basa sull’equilibrio dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, cioè Parlamento, Governo e Magistratura, in modo che nessuno prevalga sull’altro e si controllino a vicenda. Ma tutti i distruttori della democrazia attaccano questo equilibrio che garantirebbe ai cittadini democrazia, buona amministrazione e giustizia. Il Piano massonico di Rinascita democratica di Gelli voleva distruggere la bilancia dei tre poteri per dare tutto il potere al solo capo del Governo (marcia verso il presidenzialismo assoluto). Ora la Meloni c’è riuscita con la connivenza di Nordio che separa la funzione di Pubblico Ministero da quella di Giudice, vietando l’attuale possibilità di passare da un ruolo all’altro e pone i massimi organi della Magistratura sotto il tallone del Governo. Questo bel risultato piace molto anche alle tre mafie come ad ogni tipo di criminalità, politica o eccellente, perché indebolisce la giustizia, per cui da oggi c’è grande euforia nella destra che fa dipendere dal Governo non solo la carriera dei Magistrati, ma anche le loro sentenze e le loro punizioni.
Oggi Giudice e Pubblico Ministero lavorano collegati e dovrebbero essere entrambi liberi e indipendenti dai partiti e dal potere. Il PM deve capire se ci sono prove di reato, il Giudice emette la sentenza se le prove sono accertate. Nei fatti è raro che uno passi da una funzione all’altra: non si può farlo più di 4 volte e servono 5 anni di permanenza e un concorso di idoneità ogni volta, bisogna cambiare Distretto e anche Regione e a volte nemmeno basta, perché chi passa a un Distretto diverso non potrà occuparsi di indagini del primo. Per cambiare funzione bisogna andare lontano, cambiare città, terremotare vite e infatti lo chiedono in pochi e sembra una cosa inutile, ma per il Governo è il primo passo per rendere i Magistrati dipendenti dal Governo così che sarebbero i Governi stessi a decidere di volta in volta quali sono i reati da preseguire, quali sono i Magistrati da promuovere e quali da punire e quali prove considerare come quali sentenze dare, per cui avremmo reati diversi per Governi diversi, praticamente reati stagionali, à la page, e una giustizia variabile secondo i comportamenti delinquenziali dei politici, tesa a proteggere la casta politica o i suoi affiliati. È chiaro che i partiti delinquenziali saranno più liberi di delinquere impunemente con Giudici ai loro servizi. Non gli basta un sistema che allunga indefinitamente il processo ma poi lo taglia con la prescrizione breve (come accadrà presto per i reati della Santanchè) o lo archivia senza validi motivi (vedi assoluzione del processo per stupro al figlio di Larussa e presto anche quello del figlio di Grillo ), mentre Nordio si affanna ad eliminare dai reati l’abuso di ufficio e a ordinare l’avviso di perquisizione all’indagato 5 giorni prima affinché faccia sparire le prove o si renda irreperibile.
Insomma tutto il sistema marcia verso una distruzione programmata del Diritto Penale, per cui il nostro Paese sarà sempre più una pacchia per imputati eccellenti e la finiremo con la solfa di uno o due Fratelli d’Italia arrestati ogni giorno per corruzione o rapporti mafiosi!
E tutti potranno delinquere in pace felici e contenti!
VIVA L’ITALIA! L’italia, madre e cristiana ha colpito ancora!
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In breve: chi vuole delinquere senza essere punito? I criminali. Come si chiama, genericamente, l’organizzazione che li riunisce tutti ? La mafia. Pertanto, è la MAFIA che vuole essere libera di agire senza restrizioni. Per quanto mi riguarda, da tempo non sopporto più corrotti e corruttori, mafiosi e collusi.
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Ma sei sicura Viviana di quello che hai scritto? Sei sicura ad esempio che i Magistrati (togati) del Csm, che se passa la riforma verranno eletti a sorteggio, saranno scelti da un elenco indicato dalla “maggioranza di governo“?
Tanto per chiarire: oggi 2/3 dei membri del Csm vengono eletti dai Magistrati, 1/3 dal Parlamento in seduta comune. In più, il vicepresidente, che riveste un ruolo fondamentale, è scelto tra i membri eletti dal Parlamento.
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Di questo passo mi preoccupo se il referendum lo lasceranno fare…..
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Tranquilla, hanno in mano quasi tutti i media, perlomeno quelli più frequentati dalla massa.
Ho sentito come impostano la questione…l’uomo/massa ci cascherà alla grande, basta l’esempio di Calenda che dell’uomo/massa è il prototipo più eclatante…e sconfortante.
Sono poco fiduciosa… quel 30% persistente, al netto del credito che dò a certi istituti di “statistiche moooolto pilotate”, mi deprime non poco.
La massa si beve a garganella ogni minima stron2ata ripetuta alla nausea da queste m3rd3.
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IL BELLISSIMO INTERVENTO DEL GIUDICE ANTIMAFIA ROBERTO SENATORE SCARPINATO (M5S) IN PARLAMENTO CONTRO LA RIFORMA MASSONICA DELLA GIUSTIZIA
VIDEO
“Se vogliamo spiegare ai cittadini perché hanno fatto questa riforma basta ascoltare il ministro Tajani, Giorgia Meloni, Musumeci, che hanno detto che bisognava fare questa riforma della magistratura perché ci sono state delle vittime dell’uso politico della giustizia, hanno fatto l’esempio di Marcello Dell’Utri, che è stata una vittima di una magistratura politicizzata, come Nicola Cosentino”.
“Gli italiani non se la bevono questa panzana che questi sono stati fiori di giglio e sono stati vittima di una magistratura politicizzata: sono stati gli uomini simbolo di una politica corrotta, collusa della mafia . I cittadini saranno chiamati nel prossimo referendum a scegliere tra questa politica e una magistratura che ha avuto morti, che ha avuto procedimenti disciplinari, che è stata attaccata solo per difendere la Costituzione da questa politica”.
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NO convinto a questa porcheria. Mi è bastato ascoltare Gratteri un paio di volte per non avere il minimo dubbio. Quando poi ho visto il vessillo B. sventolare, ho capito il sommo scopo, fuggire dai processi e comandare il PM, sogno incompiuto del forzista.
Speriamo che questa volta il popolo bue capisca di che si parla e vada a votare. Il problema però è che la materia è tecnica, la maggioranza non sa neppure la differenza tra PM e Giudice e non credo abbia tanta voglia di informarsi, perché costa fatica. Spero allora non voti per “partito preso”, cioè seguendo le indicazioni della politica destrorsa ma entri nel merito e capisca i veri rischi che si corrono.
È l’ultima spiaggia, se passa sta roba qui, mi arrendo e cercherò l’esilio.
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Egregio, molti scrivono di ” popolino, popolo bue ” etc. Occorrerebbe decidersi: o si accetta il diritto di voto concesso a TUTTI i cittadini o si ritorna a forme elitarie: votano solo quelli che hanno studiato, i ricchi, i notabili, gli uomini, quelli che seguono certe religioni o credenze, gli illuminati, i Perfetti ( i Valdesi), l’avanguardia del proletariato ( i Bolscevichi ), i Patrioti, i Giacobini, i bianchi, i giovani, i vecchi etc.ra . Che vogliamo fare ? Ciao !
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La corte costituzionale , se fossimo in un paese la cui legge delle leggi fosse autenticamente tutelato da essa , dovrebbe intervenire alcor prima del referendum popolare . L’ indipendenza della magistratura è un pilastri della democrazia liberale di cui sono tanti a vantarsi di essere sostenitori e non si può immaginare che chi dovrebbe ergersi a suo tutore resti immobile o tutt’al più faccia il Ponzio pilato .
Il fatto stesso che il referendum costituzionale diventerà uno scontro tra chi sostiene il governo e chi lo vorrebbe fare cadere , non è foriero di opportunità di una delle parti di essere vittoriosa, ma la scissione del paese in due frazioni che non si riconoscono in uno dei principi fondamenti del vivere comune .
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Egregio, l’Italia si è SEMPRE divisa in favorevoli e contrari praticamente su tutto. Anche il referendum Repubblica / Monarchia fu vinto dalla prima con il 54% dei voti. Pensa ad un’assemblea di condominio… Eppure questa divisione mi sembra un segnale di vitalità: le dittature sono compatte. I famigerati mercati finanziari che cercano stabilità ad ogni costo la possono trovare in modo definitivo solo nei CIMITERI. Contenti loro…
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Ho detto più e più volte che sono, ad oggi, orientato a votare no a questo referendum, ma non perché sia contrario alla seprazione delle carriere, anzi, proprio perché sono a favore.
Questa riforma di Nordio, NON è la separazione delle carriere. E’ un’altra cosa, una specie di ibrido all’acqua di rose, nonostante gli strilli di Travaglio, ANM e sinistra varia.
La separazione delle carriere esiste in tutto il mondo, tutto il mondo, ma questa roba che verrebbe fuori da questa riforma non è la seprazione delle carriere. Il PM resta totalmente indipendente, nonostante da varie parti si urli il contrario, continua a esiste il CSM, anzi, ne vengono fuori due.
La separazione delle carriere vera è quella che c’è in America, in Inghilterra, in Francia, quella è la separazione delle carriere, non questa dove i PM continueranno ad essere una casta totalmente autonoma, dove continuerà ad esistere l’obbligatorietà dell’azione penale (che ad oggi è una totale buffonata), dove l’alta corte disciplinare sarà comunque un oganismo scollegato dagli altri.
Ecco perchè sono orientato al NO.
Travaglio ignora che anche nei sistemi a carriere totalmente separate il prosecutor (cioè l’accusa) ha il dovere di produrre elementi a favore dell’accusato, Corte Suprema USA: Brady v. Maryland, 373 U.S. 83 (1963).
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Egregio della valle scrivi che il pm rimarrà libero….io sono completamente astruso in materia, ma credo che il problema è controllare il giudice, colui che emette il giudizio. Il pm può fare quello che vuole ma se io controllo il “Carnevale ” di turno , cambio la virgola e annullo la sentenza… del lavoro del pm mi frega zero….
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@Johnny Dio
Non c’è nessuna “legge collegata, che istituiva una sorta di ordine preferenziale per le indagini del PM”, perchè sarebbe incostituzionale!
L’obbligatorietà dell’azione penale questa riforma non la sfiora nemmeno (purtroppo).
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Si, l’avevo già scritto che mi ricordavo male, ma grazie comunque per la precisazione.
Quello che però mi sfugge è quale sia la reale utilità di questa riforma per il Governo Meloni: se non gli serve a pararsi il deretano da eventuali inchieste future sull’utilizzo dei fondi del PNRR, e se non serve a nulla in materia di giustizia propriamente detta, allora che senso ha portarla avanti ad ogni costo, visto e considerato il rischio abbastanza concreto di annullamento tramite referendum, che a sua volta potrebbe avere conseguenze dirette sulla tenuta del Governo stesso?
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Timostene e il diritto
Quando la giustizia diventa un ostacolo da rimuovere
Immaginate un Paese in cui un magistrato, prima di aprire un’inchiesta su un politico influente, su un imprenditore potente, su un funzionario corrotto, deve chiedersi: quanto mi costerà questa indagine? La mia carriera è al sicuro? Chi deciderà il mio futuro professionale sarà lo stesso governo che sto per indagare? In quel momento, anche senza censure esplicite, anche senza ordini dall’alto, la giustizia ha già perso la sua battaglia. Quel magistrato ci penserà due volte. E questo, esattamente questo, è ciò che la separazione delle carriere produrrà.
Ci dicono che è modernizzazione. Che è per la nostra tutela, per l’imparzialità, per processi più veloci. Ci chiedono di credere che separare le carriere dei magistrati renderà la giustizia più giusta. Ma davvero possiamo credere che indebolire chi indaga il potere ci renderà più liberi? Davvero possiamo accettare che mettere i pubblici ministeri sotto il controllo di chi governa ci proteggerà meglio? O è esattamente il contrario di ciò che ci stanno raccontando?
Parliamoci chiaro: oggi i pubblici ministeri e i giudici già operano in modo separato, con formazione distinta, carriere autonome, funzioni che non si confondono mai. Uno sostiene l’accusa, l’altro decide. Uno indaga, l’altro giudica. Non c’è alcuna confusione, non c’è alcuna promiscuità. Quello che li tiene uniti non è la mescolanza dei ruoli (quella non esiste) ma l’appartenenza a un ordine comune che garantisce a entrambi la stessa indipendenza dal potere politico. È questo che vogliono spezzare. È questo il vero obiettivo. Perché se separi le carriere, se togli ai pubblici ministeri le garanzie costituzionali che oggi li proteggono, li rendi controllabili. E una giustizia controllabile non è più giustizia: è uno strumento nelle mani di chi comanda.
Ci dicono che i giudici sono troppo vicini ai pubblici ministeri, che non sono imparziali. Ma dov’è la prova? I dati parlano chiaro: oltre il 40% di assoluzioni in primo grado, percentuali ancora più alte per molti reati. Se i giudici fossero davvero condizionati dall’accusa, questi numeri non esisterebbero. La verità è che i giudici italiani decidono in piena autonomia, valutano le prove, applicano il diritto. Inventare un problema che non c’è serve solo a giustificare una soluzione che ha tutt’altri scopi. E quali sono questi scopi? Rendere più difficile indagare chi ha potere, chi ha denaro, chi comanda. Rendere più rischioso per un magistrato aprire un’inchiesta scomoda. Rendere più facile per la politica decidere quali indagini vanno avanti e quali no.
E i tempi della giustizia? Quelli sì che sono un problema reale, quotidiano, insopportabile. Ma non dipendono dall’unità delle carriere. Dipendono da tribunali che crollano, da personale che manca, da tecnologie che appartengono al secolo scorso, da procedure farraginose che nessuno ha mai il coraggio di cambiare. La separazione delle carriere non risolve nemmeno una di queste cause. Non accorcerà di un solo giorno un processo. Non sbloccherà un solo fascicolo. Non darà ai cittadini la certezza del diritto. È una riforma che non tocca i problemi reali, quelli che vive chi aspetta anni per vedere riconosciuto un diritto o accertata un’ingiustizia. Altera solo la struttura costituzionale dello Stato. E lo fa per un motivo preciso: togliere autonomia a chi indaga il potere.
Pensateci bene. In un Paese dove la corruzione è endemica, dove la criminalità economica si intreccia con la politica, dove i confini tra affari pubblici e privati si fanno nebulosi, cosa significa mettere le procure sotto il controllo di chi governa? Significa che le indagini più scomode diventano più difficili, più costose per chi le conduce, più pericolose per la carriera di chi ha il coraggio di aprirle. Non servono censure esplicite, non serve chiudere le inchieste con un ordine dall’alto. Basta che un magistrato sappia che indagare certi nomi può costargli tutto. Basta la consapevolezza che la sua carriera dipende da chi oggi siede al governo. E già questo è sufficiente per cambiare tutto, per rendere la giustizia più docile, più controllabile, meno pericolosa per chi comanda.
E non è una paranoia. Non è un’esagerazione. È già successo. È esattamente quello che voleva la P2 di Licio Gelli nel suo Piano di rinascita democratica: separare le carriere, togliere autonomia ai pubblici ministeri, sottoporli al controllo dell’esecutivo. L’obiettivo dichiarato, nero su bianco, era “normalizzare” la magistratura, impedirle di disturbare i centri di potere. Quarant’anni dopo, lo stesso disegno ritorna con altre parole, con il linguaggio della modernizzazione, con la retorica della trasparenza. Ma la sostanza è identica. E se allora quel piano era considerato eversivo, perché oggi dovremmo accettarlo come progresso?
Anche il sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura, che ci viene venduto come rimedio alle correnti, è un inganno. Sostituire l’elezione con il caso non è democrazia, è il suo opposto. Significa atomizzare la magistratura, privarla di una rappresentanza organizzata, renderla incapace di difendersi dalle pressioni. Nessuna democrazia europea sceglie a sorte chi governa i giudici. E sapete perché? Perché la casualità non è neutralità, è rinuncia alla responsabilità. È un modo per indebolire l’autogoverno della magistratura senza abolirlo apertamente.
Allora chiediamoci: chi ci guadagna davvero da questa riforma? Noi cittadini? Avremo processi più veloci? No. Avremo più garanzie? No. Avremo più giustizia? No. Avremo solo un sistema in cui sarà più difficile indagare i potenti, in cui le inchieste scomode potranno essere fermate prima ancora di cominciare, in cui chi ha il coraggio di sfidare il potere pagherà un prezzo personale altissimo. Chi ci guadagna sono quelli che il potere già lo hanno e temono di doverne rispondere. Chi teme le inchieste. Chi considera la magistratura un ostacolo e non un presidio di legalità. Chi vorrebbe una giustizia più addomesticata, più prevedibile, più controllabile.
Questa riforma non nasce per servire lo Stato di diritto. Nasce per proteggersi dallo Stato di diritto. Non nasce per dare più giustizia ai cittadini, ma per dare più potere a chi già lo detiene. Non restituisce fiducia nelle istituzioni, la distrugge dall’interno. Perché una giustizia che non può indagare liberamente non è più giustizia. È gestione politica della legalità, è amministrazione del consenso, è l’esatto opposto di ciò che la Costituzione repubblicana, nata dall’esperienza della dittatura, aveva voluto garantire per sempre.
Ora tocca a noi decidere. Possiamo credere alla narrazione della modernizzazione, oppure possiamo vedere questa riforma per quello che è: un attacco all’indipendenza della giustizia, un passo verso un sistema in cui chi ha potere può decidere se e quando essere indagato. Possiamo accettare che la giustizia diventi uno strumento del potere, oppure possiamo difendere l’unico presidio che ancora ci protegge dall’arbitrio. La scelta è questa, netta e ineludibile. E non possiamo fingere di non capire cosa è davvero in gioco: non l’efficienza dei tribunali, ma la libertà di indagare chi comanda. Non la specializzazione dei magistrati, ma la loro indipendenza. Non la giustizia del futuro, ma la democrazia di oggi. Votare NO non è conservare il passato. È difendere ciò che ci rende liberi.
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Bisogna spiegare alla gente che cosa sta combinando la Meloni con questa riforme penale perché in tv girano balle e troppi credono che le questioni sulla giustizia non li riguardino o siano troppo difficili da capire e il M5S deve decidersi a parlare di più di queste cose e deve fare gesti eclatanti che attirino l’attenzione pubblica come faceva Beppe Grillo. Bisogna interessarsene, capire e spiegare, prendere posizione, difendere la nostra democrazia prima che sia troppo tardi e che questa congrega di criminali ci porti nel Terzo Mondo. La legge per passare dovrà essere approvata da un referendum. Bisogna che il referendum la bocci e così sarà bocciata anche la Meloni. Non dobbiamo darsi per vinti. In passato sono stati dati per persi altri referendum simili ma poi hanno vinto, come il No alla schiforma Berlusconi-Calderoli del 2006 che voleva fare il federalismo e alla Renzi-Boschi-Verdini del 2016 che voleva abolire il senato e ridurre le competenze regionali, anche quel referendum era stato dato per perso ma poi ha stravinto. Speriamo sia così anche per questa orrenda riforma penale che vuole assoggettare la Magistratura al Governo e che potrebbe trascinare con sé anche la sconfitta della Meloni. E anche quelli che fanno i puristi e non votano o per menefreghismo o perché non trovano i partiti perfetti devono capire che è anche per colpa del loro astensionismo che le cose vanno sempre peggio e la loro assenza dal voto ci rovinerà tutti.
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Mi sembra che molti commentino senza nemmeno conoscere la legge. Visto che ho studiato legge e ho una abilitazione per la docenza di diritto ed economia, magari di qualcosa me ne intendo. E se ho le stesse valutazion di Scarpinato e di Gratteri,. magari queste valutazioni qualcosa valgono. Non fatevi ingannare dalla semplice formulazione del titolo.La legge va capita in tutte le sue parti. Non si tratta solo di separare due carriere ma di spaccare la Magistratura, delegittimarla e metterla sotto il tallone del Governo. La legge non solo è anticostituzionale e scava profonde ferite nel sistema base della Costituzione, ma spacca in due la Magistratura, le toglie i propri organi elettivi, ne fa la serva del Governo, la delegittima, la toglie dalla sua posizione di terzo Potere dello Stato, così che la casta politica o plutocratica possa delinquere in pace, rafforzando sé stessa sulla sua strada verso il totalitarismo. Guardate come non solo viene spaccata in due parti, ma ogni parte dipende da persone che scono da un sorteggio da elenchi di persone scelte dalla maggioranza parlamentare, dunque dal governo.
Copio un articolo sul tema:
Separazione delle carriere spiegazione semplice: i punti chiave della riforma
Giudici e pubblici ministeri avranno percorsi professionali distinti, propri organi di autogoverno e regole specifiche. Fino al 2025, entrambi facevano parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria, e condividevano il medesimo Consiglio Superiore della Magistratura. Ora, invece, vengono istituiti due Consigli Superiori:
Ognuno di questi organi sarà presieduto dal Presidente della Repubblica e composto in parte da magistrati e in parte da membri “estratti a sorte” da elenchi di professori universitari e avvocati con esperienza di almeno quindici anni. La riforma introduce anche un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, che avrà competenza sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati, giudicanti e requirenti. L’obiettivo è quello di assicurare uniformità nelle sanzioni e maggiore trasparenza nei procedimenti. Chi desidera leggere il testo integrale può consultare il file PDF allegato, che contiene la versione ufficiale approvata dal Senato il 30 ottobre 2025.
Con la riforma costituzionale del 30 ottobre 2025 cambia in modo sostanziale l’assetto del potere giudiziario in Italia. Le modifiche agli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione introducono una distinzione formale e funzionale tra magistratura giudicante e magistratura requirente, che ora costituiscono due carriere autonome.
La novità più evidente riguarda la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura separati: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica, e ciascuno avrà una propria composizione mista: due terzi dei membri saranno magistrati della rispettiva carriera, mentre un terzo sarà formato da professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, scelti tramite un elenco predisposto dal Parlamento e soggetto a sorteggio. Questa scelta – l’introduzione del sorteggio – rappresenta un’ulteriore innovazione rispetto al passato: mira a ridurre l’influenza delle dinamiche associative e politiche nelle elezioni del CSM (le correnti), aumentando la componente estratta a sorte e diminuendo quella elettiva.
Per la disciplina ci sarà un nuovo organo costituzionale, l’Alta Corte disciplinare. Composta da quindici giudici (tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza), questa Corte avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati, garantendo criteri uniformi e indipendenza dalle strutture di autogoverno.
La separazione delle carriere ha da sempre diviso il mondo politico e quello giuridico. Le posizioni emerse dopo l’approvazione della riforma del 2025 riflettono un confronto che dura da decenni e che ora, con la prospettiva del referendum confermativo, si sposterà anche sul piano dell’opinione pubblica.
I sostenitori della riforma, tra cui una parte significativa del Governo e di alcune associazioni forensi, ritengono che la distinzione netta tra giudici e pubblici ministeri rafforzi la terzietà del giudice, eliminando il rischio di passaggi di carriera che, in passato, potevano generare la percezione di un sistema troppo unitario. La presenza di due Consigli Superiori separati, inoltre, viene vista come garanzia di una maggiore indipendenza reciproca. Secondo questa visione, la riforma non mina l’autonomia della magistratura, ma ne consolida l’equilibrio interno, assicurando che chi giudica non sia mai stato – né possa diventare – parte del potere requirente.
Dall’altra parte, le critiche provengono soprattutto da alcune correnti della magistratura e da giuristi che temono una frammentazione del potere giudiziario. La creazione di due carriere e due CSM, secondo i contrari, potrebbe accentuare la separazione funzionale al punto da ridurre il senso di appartenenza a un unico ordine giudiziario, come previsto dall’articolo 104 nella sua formulazione originaria. Un altro punto controverso riguarda la posizione del pubblico ministero: alcuni temono che, nel lungo periodo, una magistratura requirente troppo autonoma possa subire un eccessivo controllo da parte dell’esecutivo o trovarsi in posizione di minor forza rispetto a quella giudicante. Si tratta, in sintesi, di un confronto di visioni più che di dati tecnici, e sarà presumibilmente al centro della campagna referendaria nei prossimi mesi
Il nuovo equilibrio tra potere giudicante e requirente
Con la riforma del 2025, l’architettura del potere giudiziario italiano assume un volto inedito, ispirato a un principio di doppia autonomia. L’articolo 104 della Costituzione, nella nuova formulazione, stabilisce che la magistratura è “composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”, e che ciascun Consiglio Superiore opera in modo indipendente. Questo significa che, pur appartenendo a un unico ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, i magistrati giudicanti e requirenti seguiranno percorsi professionali separati, con proprie valutazioni, trasferimenti e progressioni di carriera.
Il Presidente della Repubblica resta figura di garanzia per entrambi i Consigli, ma non sarà più presente un organo unitario come l’attuale CSM. Ogni Consiglio avrà un vicepresidente eletto tra i membri sorteggiati dal Parlamento, un meccanismo pensato per garantire equilibrio tra competenze tecniche e rappresentanza democratica. La riforma prevede anche che le nomine e i trasferimenti avvengano secondo regole proprie di ciascun Consiglio, mentre le questioni disciplinari saranno decise dall’Alta Corte, con giudici nominati e sorteggiati secondo criteri precisi di esperienza e indipendenza.
Uno degli elementi più innovativi della riforma approvata il 30 ottobre 2025 è la nascita dell’Alta Corte disciplinare, istituita con il nuovo articolo 105 della Costituzione. Questo organo sostituirà, per quanto riguarda i magistrati ordinari, il sistema disciplinare gestito finora all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, introducendo un meccanismo più indipendente e strutturato.
L’Alta Corte disciplinare sarà composta da quindici giudici, scelti in modo da bilanciare competenza e autonomia. In particolare, tre saranno nominati dal Presidente della Repubblica tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio; altri tre saranno estratti a sorte da un elenco di professionisti con i medesimi requisiti, compilato dal Parlamento; infine, nove membri saranno magistrati: sei appartenenti alla carriera giudicante e tre alla carriera requirente, anch’essi selezionati per sorteggio tra coloro che abbiano almeno vent’anni di servizio e svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità.
L’organo eleggerà il proprio presidente tra i componenti di nomina o sorteggio parlamentare, e durerà in carica quattro anni, senza possibilità di rinnovo. Le sentenze dell’Alta Corte potranno essere impugnate solo davanti allo stesso organo, ma con composizione diversa da quella che ha emesso la decisione di primo grado. Si tratta di un sistema che mira a garantire imparzialità, uniformità di giudizio e indipendenza rispetto ai Consigli Superiori delle due carriere. L’Alta Corte diventerà così il perno del nuovo equilibrio disciplinare, unendo in sé la competenza tecnica e la garanzia di autonomia.
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Grazie mille Viviana per la panoramica sulla riforma.
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L’argomento che anche Falcone voleva la separazione delle carriere è vecchio e contestato mille volte. È una fake che ritorna. Sono anni che lo sento. Non è vero anzi è vero il contrario. Le sue dichiarazioni più note indicano un sostegno alla differenziazione strutturale tra pubblico ministero e giudice, pur con la fondamentale necessità di salvaguardare l’autonomia del pubblico ministero ma non era favorevole all’ipotesi di subordinare il PM al potere esecutivo. Considerava giudice e Pm due figure distinte per scopi e funzioni, ognuna specializzata nel suo ruolo ma non avrebbe mai accettato una spaccatura della Magistratura e la perdita della sua autonomia e indipendenza. Di Pietro invece era favorevole alla separazione delle carriere tant’è che votò sì al referendum di Renzi. E tuttavia sono convinta che oggi anche Di Pietro contesterebbe questa riforma, perché non ha mai sostenuto una Magistratura soggetta al governo; al contrario, la sua carriera è stata legata alla lotta contro la corruzione, un’attività che presuppone l’indipendenza della Magistratura dal potere politico, come sancito dall’articolo 104 della Costituzione. La sua carriera è stata caratterizzata dalla sua appartenenza a pool di magistrati che hanno operato come parte di un sistema giudiziario autonomo e indipendente, come il pool di Mani Pulite. E anche la fondazione del suo partito tendeva a promuovere giustizia, correttezza e legalità.
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Dispiace per te, ma quella di Falcone non è assolutamente una fake, e Di Pietro farà campagna per il SI.
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La percentuale di magistrati che passano da giudice a PM e viceversa è molto bassa, stimata intorno all’1%. Questa cifra è estremamente esigua, Se si trattasse solo, come dicono, di impedire che un PM diventi giudice e viceversa, non si spiegherebbe l’enorme esultanza dalla destra al passaggio parlamentare di questa legge né l’insistenza con cui ogni schieramento di destra anche quello eversivo di Licio Gelli ha tentato questo sfondamento. Il fatto è che, nel modo con cui la legge è formulata, la Magistratura cessa di essere uno dei tre poteri fondamentali dello Stato democratico, per essere spaccata in due parti e in modo che ognuna di esse dipenda nei suoi organi superiori da personale politico e non più come adesso da un’unica autorità elettiva. Mentre si dice che si vuole liberarla dalle correnti, cioè dai partiti, la si pone sotto autorità che sono scelte in ultima analisi dal Governo, dunque la si imprigiona sotto il governo. La vittoria sarebbe epocale e segnerebbe la fine della democrazia come la intendiamo come equilibrio dei poteri per passare a un sistema autoritario con un solo potere.
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a leggere bene questa SCHIforma,
si capisce che basta una circolare del Ministero dell’INgiustizia perchè i prossimi PM siano indirizzati a svolgere il loro lavoro secondo delle priorità dettate da una commissione ad hoc, con buona pace dell’articolo 122. Già adesso il GIP ha in potere discrezionale esteso, figuriamoci dopo.
Ogni SCHIforma è approvata in funzione di salvare i politici e colletti bianchi, questo è l’ultimo schifo.
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Non capisco di cosa possa lamentarsi Travaglio…
Meloni,finalmente, sta finalmente mettendo le basi per uscire dall’ Europa e adeguarsi ai sistemi giudiziari dei BRICS.
E’ finita la pacchia cara Europa.
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Quando Gasparri ha avuto la brillante idea che sarà la maggioranza a raccogliere le firme per il referendum (non si capisce perché) ho avuto la certezza di come andrà a finire.
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Lo sanno tutti che Falcone come molti Magistrati e come molti membri dell’esercito era di destra, come del resto giornalisti come Montanelli o come Travaglio, ma una volta c’era anche una destra liberale, populista, antieuropeista e nazionalista, che difendeva il prestigio nazionale ma anche lo stato sociale e i diritti della classe media, non la destra stracciona, priva di valori, serva della NATO, atlantista, tesa solo ad accaparrare beni e privilegi per sé e pronta a distruggere lo stato sociale e con esso anche i piccoli e medi produttori. La destra di Montanelli e Falcone non ha niente a che fare con quella di Nordio o Salvini. E le stesse frasi dette da Falcone o da Di Pietro hanno un’onestà ben diversa da quelle della Meloni o del giudice Carnevale. Nessuna frase può essere capita se viene tolta dal suo contesto e dal tempo e dalla situazione in cui è stata pronunciata. Sull’onestà e purezza di intenti di Falcone non c’è nulla da obiettare e uno non se ne può profittare usandola a proprio comodo. In quanto a Di Pietro un eccesso di ingenuità e di semplificazione ha portato a morte il suo partito, di errori ne ha fatti tanti magari in buona fede, e la sua figura non è paragonabile ai grandi Magistrati della lotta alla mafia, lo dico pur con tutto l’amore e il rispetto che ho per lui. So bene che altri Paesi occidentali hanno ridotto i poteri della Magistratura, mettendola sotto i piedi del Governo, per es. in Francia, dove tuttavia anche un Presidente, vedi Sarcozy, può finire in galera, magari per poco, cosa che non succederebbe mai in Italia, dove al massimo lo manderebbero a Cesano Boscone. E anche in Francia, che ha unsistema presidenziale, la democrazia si fonda sul bilanciamento dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Anche negli USA, altro sistema presidenziale oltre che federativo, c’è in teoria la stessa tripartizione. Il Presidente non ha un potere di controllo diretto sulla Magistratura, però può nominare i giudici federali e i membri della Corte Suprema con l’approvazione del Senato. Questo sistema impedisce al Presidente di dominare il potere giudiziario e assicura un bilanciamento dei poteri, anche se il rapporto può essere buono o no a seconda della situazione politica. Con Trump i rapporti con la Magistratura, per esempio, stanno diventando sempre più tesi. Più volte Trump ha criticato e sfidato le decisioni dei tribunali, definendoli “scarsi” o “disinformati” e accusandoli di uso politico della giustizia e per ora il sistema giudiziario, inclusa la Corte Suprema, ha fermamente difeso la propria indipendenza. Ma questo tentativo autoritario delle destre occidentali di sbarazzarsi del controllo della Magistratura sta dilagando. In questo momento la Meloni da una parte esulta per il successo della sua impresa: defenestrare i giudici, dall’altra sta cercando di moderare l’entusiasmo dei suoi perché sa che un referendum potrebbe farla saltare come ha fatto saltare Renzi e se i suoi esultano troppo, i cittadini possono insospettirsi e pensare che sotto c’è ben altro: un colpo di stato teso a instaurare una autocrazia.
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Tutto molto semplice : ” dividi et impera”
In più sovraccaricano il tutto con altre strutture che danno un’apparente garanzia,ma che sono solo poltrone per gli amici e che nel complesso ritarderanno i verdetti giudiziari…
altro che magistratura più veloce… da lumaca!
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GIULIO CAVALLI
FALCONE E BORSELLINO NON VOLEVANO LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
“Una separazione delle carriere può andar bene se resta garantita l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero. Ma temo che si voglia, attraverso questa separazione, subordinare la magistratura inquirente all’esecutivo. Questo è inaccettabile“. A parlare è Giovanni Falcone, in un’intervista a La Repubblica del 25 gennaio 1992. Nessun embrione della riforma Nordio, ma l’esplicita condanna del suo obiettivo reale: svuotare l’autonomia del Pm.
Ancora più netto Paolo Borsellino, nell’intervista a Samarcanda del 23 maggio 1991: “Separare le carriere significa spezzare l’unità della magistratura. Il magistrato requirente deve poter svolgere la sua funzione senza dover rendere conto al potere politico“. In una lettera privata, Borsellino definisce la separazione “un cavallo di Troia per disarticolare la forza unitaria dell’azione giudiziaria“.
La verità documentale è questa: non esiste alcuna dichiarazione, proposta o posizione di Falcone o Borsellino che sostenga la separazione delle carriere così come oggi disegnata. Al contrario, entrambi ne individuavano i rischi, in termini di gerarchizzazione, vulnerabilità politica e indebolimento del sistema penale contro la mafia.
Specializzazione, non subordinazione
Chi oggi manipola Falcone, lo fa citando a metà frasi come quella in cui distingueva tra “il Pm come investigatore“ e “il giudice come arbitro“. È vero: nel passaggio al codice accusatorio del 1989, Falcone invocava una specializzazione funzionale. Parlava di competenze, non di carriere separate. Diceva: “Chi, come me, richiede che siano due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza“.
Ma “carriere differenziate“, nel suo lessico, significa formazione adeguata, selezione rigorosa, professionalità mirata. Non significa due ordini giudiziari distinti, come invece prevede la riforma Nordio, che introduce concorsi separati, due Csm, l’impossibilità di passaggio tra funzioni (peraltro consentita oggi una sola volta nei primi dieci anni di carriera cambiando regione) e una linea di comando che isola il Pm, rendendolo vulnerabile a pressioni politiche.
Falcone stesso, nella sua biografia professionale, smentisce la narrazione dei fautori della riforma: passò quattro volte da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa. Per lui, l’interscambiabilità era una ricchezza. “Un elemento di crescita“, lo definiva. Anche Borsellino fece lo stesso percorso. La cultura dell’osmosi tra le funzioni era parte integrante della loro idea di giurisdizione.
Le vere radici della separazione: la P2
Chi promuove oggi la separazione delle carriere cita Falcone, ma dimentica – o finge di dimenticare – che quel progetto era parte integrante del Piano di Rinascita Democratica della loggia P2 di Licio Gelli. In quel documento, sequestrato nel 1981, c’era scritto nero su bianco: “Separazione delle carriere. Sottoposizione del pubblico ministero all’esecutivo. Riforma del Csm”.
Non è una coincidenza. È una genealogia ideologica. Quel piano voleva controllare l’azione penale, ridurre l’autonomia della magistratura, proteggere gli interessi della politica corrotta e della criminalità organizzata. Falcone e Borsellino, che per primi indagarono sulle connessioni tra mafia e apparati deviati dello Stato, erano il bersaglio diretto di quella visione.
I fautori di oggi non ne fanno mistero. L’attuale ministro della Giustizia ha dichiarato di volere la separazione delle carriere “fin dal 1995“, quando ancora Falcone e Borsellino erano vivi nella memoria, ma già assenti come ostacolo. Antonio Tajani, commentando l’approvazione della riforma in Senato, ha detto chiaramente: “Si realizza il sogno di Berlusconi”. Non certo quello di Falcone.
Un tradimento, non un’eredità
Chi invoca Falcone per giustificare la riforma odierna nella migliore delle ipotesi sbaglia. Perché tutti gli atti, i testi, le testimonianze raccontano l’opposto: che Falcone e Borsellino difendevano una magistratura unitaria, indipendente, coesa. Un pubblico ministero libero di indagare anche sul potere. Un giudice che potesse comprendere le dinamiche dell’accusa. Una giustizia che non fosse selettiva, ma obbligata a cercare la verità, anche quella a favore dell’imputato.
Separare le carriere, oggi, significa isolare il Pm, renderlo più debole, assoggettarlo all’esecutivo, politicizzare le inchieste. Significa rovesciare il modello costituzionale del 1948, costruito proprio per evitare che accadesse quanto oggi si vuole legalizzare. Significa, in sintesi, cancellare il lascito di chi per quella indipendenza ha perso la vita.
Basterebbe una lettura onesta dei fatti per non invocarli più “nel proprio nome”.
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Cercate di capire: non stiamo parlando del trasferimento di funzionari da una funzione a un’altra, stiamo parlando di un attacco a uno dei tre Poteri massimi dello Stato, dunque di un attentato alla democrazia! Di un attacco alla nostra libertà!!
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la manina
Quello sulla separazione delle carriere non sarà un referendum sulla giustizia ma il primo referendum in cui saremo chiamati a scegliere tra democrazia e dittatura. Se lo vinceranno, si sentiranno ancor più legittimati ad andare avanti.
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Cercate di svegliarvi! Non si sta discutendo del trasferimento di funzionari da una funzione all’altra! Si sta tentando un colpo di stato per estromettere il potere della Magistratura come si sta già estromettendo il potere della Corte dei Conti per instaurare un potere che vuole essere libero da ogni controllo!!!! Il che significa uscire dalla democrazia!!
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MARIO CAVALLARO
Sono molto preoccupato da avvocato e da cittadino, nonché da genitore di un giudice a cui mi onoro di aver insegnato l’integrità morale che egli pratica quotidianamente come la quasi totalità dei giudici che conosco, tantissimi in 45 anni di avvocatura, da questa deriva autoritaria che ormai, gettata la maschera della ricerca dell’”efficienza”, il governo nella sua più alta espressione sostiene ed anzi richiede. Alla destra al potere ogni controllo, ogni osservazione, ogni contrasto alle sue scelte (comprese quelle che costano miliardi ai cittadini) è sgradita e inaccettabile e gli unici giudici che si desiderano e si vogliono sono quelli che chinano il capo, come del resto per i giornalisti e per tutti coloro che hanno l’ardire di opporsi a obbiettivi su cui non si può e non si deve discutere. Sappiamo come va ineluttabilmente a finire questa storia per le nostre e le altrui esperienze. Per quanto mi riguarda ritengo un dovere civico oppormi con ogni mezzo legale e con ogni dichiarazione pubblica a questa deriva. Segnalo ai cittadini comuni, magari ora distratti da argomenti populisti o rassegnati che di poteri di controllo liberi autonomi ed indipendenti non si nutre solo una astratta democrazia ma la difesa dei loro diritti quando inciamperanno anche loro nella volontà del potere.
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MONTANARI E LA GIUSTIZIA
VIDEO
https://www.la7.it/piazzapulita/video/riforma-giustizia-montanari-i-padri-nobili-del-centrodestra-sono-dei-pregiudicati-allinferno-esulta-30-10-2025-618319
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Io solo perché la Melona ha fatto approvare questa roba in maniera così autoritaria, senza alcuna vera discussione parlamentare dopo che l’hanno decisa a tavolino i 3 amici al bar, voterei NO anche se ci fossero cose buone (il sorteggio in effetti non mi pare balorda come idea).
Un calcetto negli stinchi di questa arrogante arrivista che ha tradito ogni promessa elettorale appena ne ha visto l’utilità, incluso il cosiddetto sovranismo. Tra bacetti di Biden e bacetti al qulo di Trump il passo è stato sempre quello: dell’oca (giuliva).
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Conosciamo prima gli eventuali i benefici di questa legge:
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