
(di Nanni Delbecchi – ilfattoquotidiano.it) – Nei millanta talk show che presidiano la televisione italiana dalle sei del mattino a notte fonda, caso unico al mondo, si discute molto dell’irrefrenabile assenteismo elettorale. Forse più di tanti battibecchi sui massimi sistemi – l’astensione è più di destra o di sinistra? Ne strega più Meloni o ne manda in fuga più Vannacci? – e di tanti cartelli irti di flussi sarebbe utile uno specchio. Uno di quegli specchi a figura intera di una volta; o, meglio ancora, i “trittici” da barbiere con le ante apribili, in modo che uno possa vedere i suoi profili e fare qualche domanda a se stesso. La buttiamo là: e se i cittadini fossero così nauseati dal vedere politici, opinionisti e conduttori, quasi sempre piazzati lì dal potere che fingono di interrogare, da avere una crisi di rigetto che li tiene alla larga dalle urne? Perché mai ogni giorno devo sapere come si è svegliato Calenda, dove è andato ospite Renzi, cosa ha postato Salvini? Perché devo votare questi buffi di varietà?
È dura credere che il proprio voto conti qualcosa quando si ha sotto gli occhi un’oligarchia molesta e asfissiante, ogni giorno le stesse facce, gli stessi alterchi, le stesse manicure spacciate per interviste. Se la scelta è quella proposta dalla società dell’avanspettacolo, meglio restarsene a casa. Non abbiamo né cartelli di Floris, né il tavolo luminoso di Porro; è il principio dei vasi comunicanti a dire che la saturazione della politica sui media è inversamente proporzionale allo svuotamento delle urne. Più aumentano i follower (non si sa quanto autentici), più diminuiscono gli elettori veri. C’è un unico caso televisivo in cui i politici non accorrono alla chiamata, anzi tirano di lungo, scantonano, addirittura mandano a quel paese chi li vuole ascoltare e poi mandano querele. Stiamo parlando di Report, il programma di Sigfrido Ranucci. Il potere volta le spalle alle sue inchieste, anche se poi qualcuno le segue talmente tanto da mettergli una bomba sotto casa. Bello che oggi si stringano attorno a Report. Più bello ancora se domani smettessero di scappare.
A volte mi domando se l’ aste sionismo elettorale è un fenomeno prettamente italiano . Non è semplice curiosità ma un tentativo di comprenderne le motivazioni . Se fosse come sembra un comportamento solo o prevalentemente del bel paese bisognerebbe dedurne che qualcosa di particolarmente grave è avvenuto nel corso degli ultimi decenni visto che per i primi trent’anni della repubblica votava più del novanta per cento.
I talk-show sono la telecasta che si è ripreso gli spazi con gli interessi nelle TV che aveva in parte perso nei primi lustri del millennio.
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”A volte mi domando se l’ astensionismo elettorale è un fenomeno prettamente italiano”.
Direi di no, è il prodotto naturale dei sistemi maggioritari, non a caso in USA e UK, paesi con sistema maggioritario e bipolarismo, la partecipazione si attesta da decenni attorno al 50/60%.
In Italia elementi di maggioritario sono stati introdotti dopo il referendum Segni del 1993, con lo scopo dichiarato di portare ad un sistema bipolare.
Quindi si può ragionevolmente pensare che l’astensione, in Italia, sia stata perseguita, incoraggiata e pianificata.
Meno persone votano meno persone devi influenzare, meno partiti ci sono meno ne devi corrompere. Se sono solo due ancora meglio…
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Esatto, un paio d’ anni dopo la svolta della Bolognina. In Italia serviva in partito di massa al passo coi tempi, moderno. Un partito dem di stampo americano al servizio dei più deboli. Talmente americano che oggi è diretto da una cittadina (anche) americana. Ma è solo un di più: chiunque sia deve prendere ordini d’oltreoceano. Come tutti gli altri, del resto.
Però col solipsismo cosa si combina? Niente. Meglio adattarsi..
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Ottimale potrebbe essere che nessuno, ma proprio nessuno, andasse più a votare.
Ma l’utopia purtroppo, non serve a nulla.
Quindi in cosa sperare ? Innanzitutto, a mio modesto parere, in una coesione dei vari partiti di sinistra, che capiscano che proseguendo di questo passo, la Meloni & C. avrà sempre più la strada spianata, per fare quello che vuole. Se non si mettono i freni a questa situazione, le condizioni di vita della gente comune non potranno che peggiorare.
Non dimentichiamoci che i non votanti sono in costante aumento e che siamo governati da gente che ha preso poco più dell’11 % dei voti degli italiani…
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Ne parlavo tempo fa con un amico. Il 30% del paese, i più benestanti, quelli che detengono 85% della ricchezza nazionale, voteranno sempre, per mantenere la propria posizione sociale. Il 70% che si spartisce il 10%, invece, in gran parte non va a votare. Direi che il minimo di partecipazione non può scendere sotto il 40%, perché poi c’è anche il voto ideologico. Il problema è che quel 30% elegge il 90% dei parlamentari, tenendo conto della distorsione dovuta alla parte maggioritaria.
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I media impostati in tal maniera sono macchine perfettamente tarate per fottere la mente degli utenti.
Ci sono lievi cambiamenti nella narrazione che propongono solo nelle fasce serali, perché il pubblico è più eterogeneo.
I contenitori che vanno in onda da mattino a pom inoltrato è composto prevalentemente da anziani, come l’elettorato. E sono loro che vanno a fare la spesa e ad acquistare i prodotti che gli inserzionisti propongono negli spazi pubbliciari.
I TG potrebbero essere l’unico spazio veramente equilibrato rispetto al 95% del palinsesto totale, ma è da ingenui credere che le sofisticate tecniche utilizzate per fottere le menti non vengano usate mentre gli italiani sono riuniti a tavola in compagnia del tubo catodico (vecchia espressione).
Poiché siamo tutti consumatori, esiste una unica maniera per mettere in ginocchio questo sistema: il boicottaggio dei prodotti.
È una cosa di una semplicità estrema: è sufficiente prendere di mira due tre prodotti di largo e larghissimo consumo proposti negli spot ed evitarne l’acquisto per un mese, sostituendoli con prodotti equivalenti ma meno famosi (e non per questo meno buoni). Dopo un mese altri tre prodotti diversi, e così via.
Vien giù tutto come un castello di carte nel giro di un trimestre. E non è tutto: verrebbero aiutate imprese minori che hanno il pregio di non sovvenzionare certe “centrali” .
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