(Tommaso Merlo) – Le piazze sono piene e le urne vuote perché le tasche sono vuote e le palle sono piene. Stipendi e pensioni sono da fame e l’unica cosa che sale sono i prezzi e la pressione sanguinea. Destra e sinistra si passano la palla godendosi l’alta società romana, ma nella realtà dei poveri cristi non cambia mai una mazza se non in peggio. La politica in paesi come il nostro è talmente conciata male da alienare i cittadini e quindi danneggiare la democrazia. Già, il problema è nei palazzi, non per strada. Gli Italiani saranno anche impoveriti ed esasperati infatti, ma sono politicamente vivi al punto da scendere in piazza per i palestinesi. Quello che invece non fanno più, è tapparsi il naso per partiti e politicanti invotabili. La speranza è che presto gli italiani scendano in piazza anche per se stessi perché solo quel giorno si potrà ricominciare a sperare in un cambiamento. Siamo letteralmente ostaggio di partiti e classi dirigenti che invece di guidarci verso il futuro, fungono da tappo. Ormai siamo ad un deprimente stallo che si deve all’assenza di meritocrazia per i potenti. L’Italia è il paese che licenzia i camerieri dopo due comande sbagliate, mentre politicanti incapaci ed inconcludenti si godono carriere decennali. Invece di selezionare i migliori, l’Italia si affida ai peggiori che tra i privilegi hanno pure quello di non dover mai rispondere dei risultati ottenuti. Mediocri che una volta entrati nel giro che conta, non smuove più nessuno. Quanto a togliere il disturbo, non gli passa neanche per l’anticamera del cervello perché più sali più paradossalmente sensibilità ed altruismo sono beni rarissimi. E poi si sa, potere e visibilità e soldi e prestigio diventano una vera e propria droga per l’arzillo ego del politicante e quindi saldarsi a qualche poltrona la sua vera ed unica competenza. Una deriva autodistruttiva personale e collettiva perché la qualità della democrazia dipende dalla qualità della politica e quindi della qualità di chi la fa. E l’Italia è davvero messa malissimo. Partiti e politicanti non hanno uno straccio di visione alternativa, sono sfumature diverse dello stesso pensiero unico neoliberista eppure litigano dalla mattina alla sera sul nulla. Partiti e politicanti che si dividono in due cordate e competono sul mercato elettorale come se vendessero divani in saldo perenne. Più che politica marketing, più che politici influencer che postano a raffica nella speranza che i followers superino gli odiatori e la festa ego-poltronistica continui per l’eternità. Partiti e politicanti che una volta al potere cara grazia se si limitano all’ordinaria amministrazione di condominio sventolando di tanto in tanto qualche bandierina identitaria per convincere se stessi e i cittadini di essere diversi dagli odiati nemici e di avere un senso politico e perfino esistenziale. Una deriva aggravata dal fatto che siamo sommersi di debiti e quindi in mano agli strozzini del mercato finanziario globale. Con politicanti mediocri che non riescono a sfruttare gli esigui margini di manovra che la mafia lobbistica concede. Passerà alla storia il mega riarmo di un paese con le pezze al culo e pure al cuore. Vi è poi una progressiva perdita di sovranità verso entità globali senza volto ed anima, col potere vero traslocato altrove insieme alla radice dei nostri problemi. Nuovi scenari, nuove dinamiche, nuove sfide di un mondo sempre più globale e in perenne e drastico cambiamento che richiede urgentemente una politica all’altezza. Per riuscire a tenere il passo, un paese come l’Italia dovrebbe esprime il meglio e favorire un ricambio continuo delle classi dirigenti. Altro che stallo, altro che tappo, altro che mediocrazia poltronara. Un suicidio epocale, con l’Italia infatti fanalino di coda occidentale ormai da decenni, economicamente e culturalmente stagnante, politicamente deprimente e all’estero insulsa badante del malconcio impero americano e dei tecnocrati brussellesi. Senza visione, senza slancio, senza attributi, senza contenuti. L’unica speranza viene dalle piazze piene e dalle urne vuote. Dal fatto che in molti hanno capito che tifare e farsi ridurre a follower permette solo ad un fallimentare sistema partitocratico di sopravvivere. Inutile infatti aspettarsi cambiamenti dai palazzi, se sapessero fare politica in modo diverso l’avrebbero già fatto. La strategia di partiti e politicanti, è quella di far finta di niente e trascinarsi da elezione ad elezione spartendosi i voti superstiti. L’unica speranza viene dalle piazze che dopo essersi riempite per i palestinesi si riempiono anche per se stesse. Protestando contro una politica inadeguata, ma anche proponendo nuovi progetti politici che dall’esterno sfidino il sistema. Con nuove idee ma anche un nuovo modo di intendere e fare politica in modo da tenere il passo col mondo e costruire un paese più vivibile ed intelligente.