
(Chiara Saraceno – lastampa.it) – Trattare la questione della temporanea sospensione dall’insegnamento del professore Pini Zorea da parte del rettore del Politecnico a causa di una sua non solo inappropriata, ma tragicamente fuori contesto, descrizione dell’esercito israeliano come «il più corretto al mondo» non può, a mio parere, essere affrontata in termini di libertà di insegnamento, come invece hanno fatto su questo giornale sia Sileoni sia Revelli, pur giungendo a valutazioni opposte. L’affermazione, infatti, è stata fatta non nel contesto di un insegnamento, ma in un contesto di confronto provocato dall’interruzione della lezione (su materia che nulla aveva a che fare con il conflitto israelo-palestinese) da parte di studenti Pro-Palestina. Chi l’ha fatta non si trovava in quel momento neppure in posizione di autorità e potere, non parlava in quanto docente, con l’autorità, per altro sopravvalutata, delle parole pronunciate ex cattedra. Anzi, al contrario, si trovava di fatto in una posizione di debolezza e disconoscimento della sua autorevolezza e persino legittimità come docente da parte di chi lo aveva interrotto e contestava la sua presenza come tale al Politecnico. Quella stupida, anche sconcertante alla luce di ciò che sta succedendo, affermazione, basata, a dire del professore, sulla sua esperienza da soldato di 15 anni fa, ignorando ciò che sta facendo l’esercito in queste settimane e mesi a Gaza soprattutto, ma anche in Cisgiordania, i termini di ingaggio che ne guidano l’operato, non depone a favore della capacità di riflessione critica ed empatia di chi le ha pronunciate. Ma non riguarda la libertà di insegnamento, bensì quella di esprimere le proprie idee, per quanto discutibili o empiricamente infondate, per altro senza insultare nessuno, salvo la tragica verità dei fatti. È su questo terreno che gli studenti avrebbero dovuto ingaggiare un confronto, portando le proprie argomentazioni e ragioni. Un tipo di confronto che sembra sempre più difficile in un dibattito polarizzato tra amici e nemici. Ma che sarebbe compito dell’università promuovere e alimentare come parte del proprio compito educativo. Altrimenti si legittima, come è avvenuto di fatto in questo caso, anche al di là delle intenzioni, un’idea del confronto come esercizio di sopraffazione e azzittimento reciproco, dove vince chi è più forte, non chi ha argomenti migliori. Con il risultato di un impoverimento complessivo del dibattito, tra violenze verbali e censure, ma anche autocensure di ogni genere, per paura o quieto vivere. È un modo di (non) confrontarsi ormai molto diffuso in politica e sui social. Bisognerebbe evitare che si diffondesse anche nelle scuole e nelle università, ovvero nei luoghi ove l’educazione al confronto ragionato, alla verifica dei fatti e delle fonti, quindi alla capacità di argomentare le proprie ragioni e ascoltare criticamente quelle altrui dovrebbe essere un obiettivo altrettanto importante dell’apprendimento delle specifiche discipline.
Se
“si trovava di fatto in una posizione di debolezza e disconoscimento della sua autorevolezza e persino legittimità come docente”
poteva stare in silenzio, ed educare e insegnare ai suoi alunni a non ingaggiare un confronto dettato da provocazioni(pienamente legittime e motivate).
Anche lo stare in silenzio è insegnamento,soprattutto in luogo di lavoro e in ore di lezioni interrotte ma pagate.
Ha dato un insegnamento sbagliato, e il rettore si è preso la responsabilità di sospenderlo.
Quite simple Saraceno.
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Ma poi vorrei che qualcuno mi spiegasse ‘sta storia dell’ esercito “più morale del mondo” e altre simili caxxate…(“corretto”? perché prende bene la mira alla testa, al cuore, ai genitali dei bambini…forse per non farli soffrire da vivi, ma senza arti?🙄😱)
Su che cosa si basterebbe l’assunto?
Ps Anche prescindendo dai fatti recenti, eh!
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Non chiederlo a me Anail.
Io sono daccordo con Giansenio nell’altro post: ci vogliono infilare in tunnel senza ritorno, per distogliere come minino l’attenzione da altro.
Ad esempio da quando seguo attivamente la questione palestinese(2014) per me il genocidio c’è da decenni, non dal 2023. Ma mi guardo bene dal discutere di questi argomenti con chi la pensa diversamente da me,perchè dopo ore di battaglie dialettiche😂, se dovessi mai prevalere sull’altro,ciò non salverebbe una vita ad un palestinese.
Innanzi tutto deve finire la mattanza,poi si discuterà; ma penso che il peggio deve ancora arrivare,purtroppo.
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Sono d’accordo con te, Carl…la mia era una curiosità reale: a che cosa si riferiscono con quell’aggettivo? Perché “il più morale, il più corretto”?
In che senso? (A parte che ORA, più che mai, dà i brividi)
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Anail sinceramente non lo so; di questi tempi e con questi personaggi non si sa mai se prenderli sul serio o se stanno facendo il doppio o triplo gioco,poi la frase estrappolata dal contesto è ancora più criptica.
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abbondiamo con le P😆 EC ESTRAPOLATA
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😆👍🏻 Ma sì… Abbondandis in adbondandum!! (cit Totò)
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😂😂😂😂😂Ne faccio talmente tanti che ormai ne correggo solo 1 su 10 nelle occasioni speciali:conoscendoti da un pò,con te mi sento abbastanza osservato e al centro del mirino.😉👍😆😂
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Ma vaaaaa… a parte che anche a me la tastiera ne combina di ogni! È una lotta, specie con le “e”, che mi accenta continuamente!🤣😂 😘
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Ma guarda Anail, ripensandoci un po,visto che oggi sto cazzeggiando un po’ e sfruttando la fregola dello scrivere, posso raccontarti la mia esperienza di 10 giorni di vagabondo per ostelli in Israele nel marzo 2018 proprio una settimana dopo il nostro 33% alle elezioni politiche.
Magari ti puoi fare una tua idea sulla situazione e sull’esercito israeliano e sulle parole del prof. suddetto
Per farla breve ed essere il più obiettivo possibile
1) ho visto ragazzine e ragazzini di 18 anni o poco più in divisa militare dappertutto.(loro hanno una leva militare di qualche anno) ed è abbastanza scioccante per un europeo vederli girare per le strade o sui treni con il mitra in mano come se portassero lo zainetto di scuola e alternare momenti di serietà ad altri momenti dove 2 ragazzine soldato ridono fra di loro come se stessero confidandosi le prime esperienze coi fidanzatini,sempre con il mitra in mano.Quando ci sono attentati questi poco più che bambini ci lasciano le penne o sono feriti,proprio per inesperienza.
2) in Israele all’entrata di ogni centrocommerciale anche quelli piccolini (tipo3/4 negozietti), c’è sempre un metal detector tipo quelli dell’aereoporto (antiterrorismo), ma proprio tutti,nessuna eccezione. Per dirti che se vuoi andare al supermercato il sabato fai la coda(anche un ora) per entrare proprio per questi controlli. E i militari sono sempre presenti in queste situazioni.
Ovviamente succede lo stesso alle stazionicapolinea dei pulman e a tutte quelle dei treni.Non sono situazioni sempre simpatiche nella vita di tutti i giorni.
3) a Tel Aviv ho soggiornato per 2 giorni in una soffitta con un letto (per sparagnare sui costi) di un israeliano militare che lavorava in ufficio. Facevo colazione a casa sua, e ti posso garantire che il pomeriggio ospitava un ragazzino arabo-isrealiano (famiglia palestinese) in casa sua con i figli compagni di scuola in attesa che i genitori arabi tornassero dal lavoro per riprendersi il ragazzino.Ero presente e l’ho visto coi miei occhi.
4) ho visto tante situazione quotidiane dove israeliani e arabipalestinesi vivevano d’amore e d’accordo,ma proprio tante.
Mi piacerebbe sapere come sono ora i rapporti tra queste famiglie.
Ai tempi ero benissimo a conoscenza delle porcherie che facevano ai palestinesi in cisgiordania e a gaza, ma ero tornato in italia con la certezza di “non fare di ogni erba un fascio”…
oggi sono molto più perplesso…per usare un eufemismo.
Buonaserata
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Interessante… e contraddittoria come ogni esperienza umana…
Gli elementi attuali, piuttosto, sembrano non avere più nulla di umano…
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