(Tommaso Merlo) – La chiamano russofobia ma in realtà è propaganda bellica. Serve a dipingere Putin come un mostro ed alimentare paura di un’invasione immaginaria in modo da tenere compatte le masse mentre la lobby della guerra gli succhia risorse ed un domani pure carne ed ossa. Una propaganda a cui le masse europee stanno rispondendo con pernacchie e gesti dell’ombrello. Nessuno vuole crepare in trincea e nemmeno che risorse per ospedali e scuole finiscano nelle tasche dell’industria della morte. Eppure nemmeno la disfatta sta servendo. Elite da una parte, realtà e popolo dall’altra. In balia di un cocktail lobbistico sempre più micidiale. Dopo decenni di debordanti provocazioni verso est, l’Occidente era convinto che piazzando un burattino come Zelensky a Kiev ed imbottendolo di armi e soldi avrebbero vinto facile costringendo Putin ad inginocchiarsi al cospetto della superiore civiltà occidentale, fino al giorno della gloriosa entrata a Mosca dei paladini della libertà, della democrazia, dei diritti umani e pure della pace. Ed invece i russi in guerra si confermano un osso durissimo mentre la Nato una vera iattura. Continua a scatenare guerre a vanvera e non ne vince una nemmeno per sbaglio. Invece di difenderci offende a casaccio il mondo intero esponendoci a crescenti rischi di guerre nucleari. La Nato è la nostra principale minaccia in quanto baraccone istituzionale della lobby della guerra che decide anche per conto di stati membri sempre più mosci. L’unico vero casus belli, è il profitto. E dato che più le guerre durano e più lorsignori ingrassano, ormai siamo alla guerra permanente senza senso e senza nemmeno bisogno di vincere. Tanto non ne risponde mai nessuno e il riciclaggio poltronistico è una delle poche certezze dei nostri tempi. Secondo gli esperti militari, la guerra con la Russia è persa. Una questione di quantità di uomini ma anche di capacità industriali belliche e di solidità alle spalle. Putin gode di ottima salute mentre l’Ucraina era il paese più corrotto d’Europa già prima della guerra ed adesso è pure un cumulo di macerie. Anche sociali, con giovani sequestrati per strada e spediti a calci in trincea mentre scorrono fiumi di soldi sempre più carsici ed armi Made in Occidente che ricompaiono sui mercatini neri di mezzo mondo. Quanto all’Europa, ormai versa in uno stato davvero pietoso. Disprezzata non solo dal mondo intero per la sua profonda e spudorata ipocrisia. Ma anche dai suoi stessi cittadini che non si rassegnano a perdere la democrazia per mano di bande di tecnocrati lobbistici. Quella ucraina è una pericolosa disfatta militare ma anche politica. Serve una exit strategy altrimenti rischiamo che ci piovano ordigni nucleari russi sul groppone. E senza uno straccio di perché. Se davvero l’Occidente avesse a cuore l’Ucraina, avrebbe ordinato a Zelensky di stracciare il copione e siglare un accordo con Putin già da mo’. Quando era evidente la disparità delle forze in campo e che gli occidentali non avevano nessuna intenzione di smuoversi dal divano. Ed invece è prevalsa la russofobia delle classi dirigenti o meglio la propaganda bellica. Lo hanno capito anche i piccioni di Piazza Garibaldi che fare la guerra alla propria principale fonte energetica è come tagliare il ramo su cui sei appollaiato. Un ridicolo suicidio economico ma anche strategico. E ai piccioni più anziani non sfuggono nemmeno le implicazioni geopolitiche, abbiamo fatto finire la Russia tra le braccia della Cina, uno scenario sempre evitato quando la politica era una cosa seria. I piccioni capiscono invece di più la questione del conformismo, nel senso che anche loro si muovono in stormo e al primo botto scattano in volo all’unisono. D’istinto, anche quando il pericolo è solo immaginario. Ma col tempo i piccioni imparano e comunque sono molto più democratici e tra loro prevale sempre il bene comune. Non come tra noi esseri sempre meno umani. Guidati da un cocktail lobbistico sempre più micidiale, con élite da una parte e realtà e popolo dall’altra. E col profitto unica vera rotta. Ormai lo hanno capito anche i piccioni di Piazza Garibaldi, la chiamano russofobia ma in realtà è propaganda bellica ed è sempre più urgente una ventata politica di cambiamento radicale che liberi l’Europa dalle incrostazioni lobbistiche e dai deliri guerrafondai della Nato restituendo centralità ai cittadini. Serve una exit strategy dall’Ucraina e riconquistare al più presto una democrazia autentica.