L’élite simbolica si è creata una giustificazione morale della sua posizione privilegiata, costruendo spesso una retorica a cui seguono impegni concreti poco rilevanti

(Giovanni Fattore – ilfattoquotidiano.it) – La diseguaglianza viene ancora oggi spesso spiegata tramite la differenza tra capitale e lavoro. Pochissimi ricchi costruiscono fortune per merito del possesso di ingenti capitali impiegati nei mercati finanziari o direttamente in attività imprenditoriali. In questo senso il capitalismo contemporaneo di Bezos or Zuckerberg non è molto diverso da quello di Rockfeller o Ford di cent’anni fa. Ma la stratificazione sociale di oggi è più complessa e quindi anche la distribuzione del reddito e della ricchezza.
Per dirla con il grande sociologo francese Bourdieux, è emersa una élite simbolica composta da medici, avvocati, esperti di finanza, consulenti, professionisti dell’high tech, professori universitari, alti dirigenti nell’amministrazione pubblica. Si tratta di una nuova classe sociale, definibile élite simbolica, che si posiziona sotto i grandi capitalisti ma che appartiene comunque alla parte apicale della piramide socio-economica.
Uno dei tratti di questa classe sociale è essere “woke”, ovvero, “attenta” alle tematiche sociali: le diseguaglianze, i diritti degli emigrati, le pari opportunità tra uomini e donne, i diritti del variegato mondo LBGTQ+ e le questioni ambientali. A prima vista sono tematiche che dovrebbero trovare ampio consenso e invece “woke” è diventato, in America apertamente e in Europa in modo più nascosto, un termine fortemente divisivo. In molte occasioni Trump ha annunciato di volere stroncare la cultura “woke” a partire dai temi del genere e delle preferenze sessuali. Musa Al-Ghabi, un professore afro-americano mussulmano, ha recentemente pubblicato un libro Non siamo mai stati woke per evidenziare i tratti e le contraddizioni di questa sensibilità tanto diffusa nell’America progressista e nel partito democratico.
L’élite simbolica si è creata una giustificazione morale della sua posizione privilegiata, costruendo spesso una retorica a cui seguono impegni concreti poco rilevanti e comunque mai radicali abbastanza per mettere in pericolo la sua posizione. È appagata dal contenuto intrinseco delle professioni (tutelare la salute, insegnare, fare ricerca, sviluppare nuove tecnologie) e considera il suo lavoro un impegno sociale implicito.
L’élite simbolica giustifica il suo vantaggio sociale con idee apparentemente semplici e comprensibili. Cosa c’è di male a diventare ricchi? Basta farlo onestamente e con il proprio lavoro. Ciò che deve contare più di tutto è il merito. Ma non riconosce che diventare ricchi implica molto spesso che altri devono essere poveri, soprattutto se l’economia non cresce o lo fa con dinamiche fortemente diseguali. E non riconosce che non c’è vero merito se si parte sin da bambini da condizioni fortemente diseguali.
Una lettura dell’emergere di questa élite simbolica può ricondursi alla lotta di classe. Semplificando, la società è composta da tre classi: chi detiene il capitale materiale, chi detiene il capitale simbolico e la gente comune. In un sistema democratico, le due classi privilegiate competono per il potere cercando consenso nella terza, che ovviamente è la gran parte della popolazione.
I super-capitalisti stanno vincendola per diverse ragioni: la globalizzazione, fortemente sostenuta dal pensiero progressista ha generato maggiore diseguaglianza all’interno dei paesi ad alto reddito, le politiche redistributive della sinistra sono state poco incisive e spesso destinate ad una fascia limitata di beneficiari (i molto poveri), non vengono proposte, sempre da parte della sinistra, idee di rottura come fa invece la destra (a prescindere dalla loro bontà). E conta anche la contraddizione interna all’élite simbolica: da un lato proclama l’ingiustizia sociale ma dall’altro ha una posizione di privilegio. I super-capitalisti sono visti come più coerenti.
Queste dinamiche sono particolarmente accentuate negli Stati Uniti dove c’è più diseguaglianza, meno capitale sociale, meno welfare e le idee liberiste sono ancora oggi più diffuse che in Europa, anche da parte dei progressisti. Ma anche in Italia è forte una élite simbolica attaccata da una destra tradizionalista, in questa fase vincente.
Per quelli come me che appartengono a questa élite simbolica e credono sinceramente che occorra lottare contro le diseguaglianze non è facile capire e decidere cosa fare. Una possibile strada è uscire dall’élite, in sostanza fare come San Francesco, cioè rinunciare ai privilegi e vivere come la gente comune. Un’altra, sicuramente più comoda, è impegnarsi molto di più nella vita politica e mettere onestamente al servizio della lotta contro le diseguaglianze il proprio capitale simbolico. Resta certamente vero che l’esempio è un formidabile meccanismo di credibilità.
Veneziani, perché non vai a spiegarlo a centinaia di crape rapate che strillano presente! cosa sono il nichilismo e i futili motivi? Mi sa che ne hanno tanto ma tanto bisogno, ben piú di noi.
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Hai sbagliato Post…
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Mannaggia è vero! Grazie
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Analisi decisamente fondata.
La contraddizione tra privilegio di classe e coscienza sociale è messa bene in evidenza, così come il fallimento della sinistra nel proporre visioni credibili di giustizia sociale.
Eccellente nel mettere in discussione narrazioni scomode che le elite (si) costruiscono per sentirsi dalla parte giusta.
Più che sacrosanta l’affermazione
E non riconosce che non c’è vero merito se si parte sin da bambini da condizioni fortemente diseguali.
L’unica nota negativa che vedo è quella di considerare, almeno in quanto scritto, le masse, la gente comune più come soggetto passivo, solo come destinatario delle strategie delle elite.
Ma questo è in parte realtà.
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Dico che nessun ricco lo è diventato, comportandosi moralmente ed eticamente in modo ineccepibile! Pagando le tasse totalmente, completamente sin dall’inizio! Non ce n’è uno che sia uno! Poi magari alcuni si sono “redenti” e hanno trovato la retta via ma ripeto nessun ricco lo è diventato comportandosi bene! Perché sostengo questo perché ne ho conosciuti abbastanza per saperlo!
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C’è un dogma liberista che si è ben radicato nel sistema americano ma si è sparso poi in tutta quella parte del mondo che è dominata dal capitalismo. Secondo questo dogma, introiettato come fosse etico, se sei povero, sei un fannullone incapace e pigro che deve essere punito; se sei ricco è per meriti che da finanziari diventano persino etici, in quanto la società ti considererà uno dei “migliori” e ti tributerà onori e valori. Ci sono sempore state due Americhe: una è quella propagandistica dei film holliwoodiani col mito dell’uomo “che si fa da sé”, partendo dal basso e che può essere anche un Forrest Gump, L’altra è l’America reale dove se nasci poveri muovi povero e sarai pure punito per questo. È lo stesso dogma che spinge destra e sinistra e persino i sindacati in Paesi da similcopie americane ad andare contro il salario minimo, il reddito minimo di cittadinanza, l’aiuto ai migranti, la tutela dei poveri, i diritti del lavoro, la sanità pubblica, le case popolari, la scuola pubblica, la difeda allo sfruttamento schiavistico del lavoro, lo stato sociale, un fisco equo, la lotta all’evasione, le sanzioni ai paradisi fiscali,la difesa delle piccole imprese. E tra destra e sinistra non c’è nessuna differeza. Il sistema tutto è a favore dei ricchi che hanno tutti i diritti a diventare più ricchi e che si facilitano in ogni modo con patteggiamenti, elargizioni, depenalizzazioni, alleanze sudditanze, anche se sono criminali acclarati. Persino nel sistema americano che esalta sé stesso come esempio di democrazia, i Padri Fondatori decisero a priori di scrivere una Costituzione che privilegiasse prima e sempre i più ricchi, in quanto considerati i migliori per reggere lo Stato perché la plebaglia avrebbe abusato della democrazia non sapendo cosa farsene.
Com’è andata a finire lo abbiamo visto, con una serie di Presidenti tutti ricchissimi, guerre a catena, uno stato sociale che fa acqua da tutte le parti, una divisione del Paese in “caste” per cui se nasci povero resti povero a meno che non delinqui e una classe dirigente sempre più facoltosa fino ad arrivare all’Affarista Trump, il cui capitale paterno cresce proprio in base a manovre non esattamente etiche o legali. Eppure se il mondo oggi va molto male, è proprio per colpa di una cricca di ricchi sempre più ricchi, sempre più viziati, sempre più potenti, sempre più disumani, sempre più maledetti e pericolosi. Qualcuno migliore degli altri c’è stato: un Ford, un Baden Powell,un Olivetti…ma sono le eccezioni che confermano la regola.
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a me già stanno sul grugno chi prende più di 2000 euro al mese.
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Paola Bassi
Partita di calcio di serie A = prestazione di gruppo di atleti miliardari contro gruppo di atleti miliardari, in campi sportivi guardati a vista da poliziotti in assetto da combattimento, per fronteggiare le bande di scalmanati. Le gesta dei miliardari verranno commentate da TV e giornali tutta la settimana per il beneficio di altri miliardari e altri scalmanati.
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Civiltà superiore
Oggi chi ama la Costituzione
è un carbonaro.
Chi rispetta la legge
è obsoleto
La buona educazione?
Distorta
La civiltà?
Sorpassata.
Le regole?
Fregole!
L’onesto,
chi glielo fa fare?
Se hai un’idea
ti chiedono per chi lavori.
Se ti esponi per gli altri
sei deriso.
Fanno trend i magnaccia, i bulli, i rompicoglioni.
Non sono di moda i valori,
ma i contanti.
È la cosiddetta
Civiltà Superiore.
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ABERRAZIONI DELLA NATURA
E w a n
I poveri contrari a una patrimoniale. La scienza non ha ancora dato una spiegazione a tutto questo.
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Paglia Giovanni
Oggi al mondo 15 persone hanno un patrimonio che supera i 100 miliardi.
Molti pagano in proporzione meno tasse di un operaio, alcuni hanno ereditato la loro fortuna, tutti controllano aspetti fondamentali della vita di milioni di persone
E c’è chi si agita se sente la parola “patrimoniale”!
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Figurati che c’è ancora gente che dà di matto se sente parlare di reddito minimo o banchi a rotelle!! Poi dicono dei manicomi…
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QUANDO L’IDIOZIA E’ AL POTERE
Lollobrigida: “Tante guerre non ci sarebbero state con cene ben organizzate”.
Magari cene eleganti??
Ecco, bastava che Cristo, invece di fare l’ultima cena, avesse fatto la penultima
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