
(Tommaso Merlo) – L’unico motivo dei continui ammiccamenti tra Italia e Stati Uniti è quello di ribadire il nostro vassallaggio, siamo una portaerei americana nel Mediterraneo. Oggi poi entrambi i governi appartengono alla stessa internazionale nera. Una assonanza evidente dalle ossessioni politiche dei rispettivi governanti anche se Trump ha il coraggio di essere più sfacciato. Tipo con gli odiati immigrati, il loro capo espiatorio preferito. Anche Trump li deporta in prigioni estere e in particolare nel Salvador dove spadroneggia quel ceffo di Bukele, altro uomo nero. Negli Stati Uniti sono al punto che girano per strada delle squadracce che arrestano gli immigrati latini e senza nessuno processo li deportano all’estero dove li ammassano dietro le sbarre. Come bestiame. Uno scandalo arrivato ai vertiti della giustizia americana anche per molti casi di immigrati regolari e persone perbene finiti in Salvador per sbaglio. Uno strappo dopo l’altro ma lo scontro con la Giustizia è un’altra ossessione dell’internazionale nera. Mal sopportano la suddivisione democratica dei poteri e chiunque osi ostacolarli. A partire dai giudici che per loro son tutti nemici politici. Da noi si è aggravato lo scontro con la Magistratura, negli Stati Uniti sono ad una tremenda ed inedita crisi costituzionale. Trump e la sua banda si ritengono al di sopra della legge e in molti temono una deriva autoritaria. Tutto ruota attorno a Trump col parlamento ridotto ad un inutile bivacco di manipoli. E come ogni destra che si rispetti, anche quella transazionale detesta ogni contestazione. Sia che arrivi dalla stampa che se osa alzare la testa discredita brutalmente, sia che arrivi dalla strada. Se da noi si litiga per il decreto sicurezza, negli Stati Uniti sono arrivati al punto di arrestare ed espellere persone per il reato di opinione. Altri inediti strappi costituzionali e in particolare verso studenti colpevoli di supportare la causa palestinese. Ne colpiscono uno per intimorirne cento col risultato di ritrovarsene in piazza mille. E siamo solo all’inizio. Se da noi i cittadini dormono e minoranze di facinorosi cedono al boomerang della violenza, negli Stati Uniti si registra una mobilitazione popolare massiccia e che fa ben sperare. Da entrambe le parti dell’oceano, la destra si rivela maestra della propaganda ma somara quando si tratta di passare ai fatti. Dai comizi ringhiano e promettono, poi una volta nei palazzi o non combinano nulla o aggravano i problemi. Come Trump che vaneggiava di età dell’oro e sta mandando gli Stati Uniti in bancarotta. Una iattura con l’aggravante di una arroganza viscerale che lo accieca. Le destre poi si caratterizzano per classi dirigenti incompetenti perché selezionate in base alla fedeltà al ducetto di turno. E quindi una volta al potere si rivelano incapaci e si limitano ad azioni più che altro propagandistiche e meschine tipo prendersela con manciate di migranti deportandoli, ma questo senza risolvere il problema dell’immigrazione. I numeri dicono che da noi gli sbarchi crescono e Biden ne ha deportati di più di Trump e legalmente. Stessa storia con le minoranze di genere con la destra transnazionale che sale sul pulpito e discrimina in nome di ammuffiti bigottismi che sono loro i primi a calpestare dietro le quinte. E che dire del fastidio verso le responsabilità ambientali e le prossime generazioni. E che dire del fastidio verso le università o meglio verso punti di vista che si basano su dati e ragionamenti e quindi ridicolizzano certi loro slogan. Imbrattano le università come fabbriche di oppositori, ma in realtà sono fabbriche della società moderna che naturalmente rigetta e sempre rigetterà certi rigurgiti da secolo scorso. La società vuole andare avanti, non indietro. E come non citare l’olocausto a Gaza. La destra transnazionale è schierata spudoratamente dalla parte del carnefice sionismo. Con agghiaccianti silenzi da noi, deliranti proposte di Gaziland in America e con quel macellaio di Netanyahu accolto da Orban a Budapest a braccia aperte. È la stessa destra transnazionale ma adattata in ogni paese per accontentare i palati locali. E’ un’unica cordata ideologica ed i pedanti ammiccamenti tra Italia e Stati Uniti di questi tempi, nascono da questo. Siamo da decenni una portaerei americana nel Mediterraneo ma oggi i nostri governi appartengono alla stessa internazionale nera. Una destra retrograda, villana, incapace ma la cui caratteristica principale è l’assenza di empatia verso gli altri. E in particolare verso i più deboli ed i diversi. Verso le minoranze, verso le future generazioni e verso chi la pensa diversamente da loro.
Capro (espiatorio), non capo.
Accecare, non acciecare.
(lo scrive sempre con la “i”)
T. Merlo ti apprezzo-quasi sempre- per i contenuti, ma la correttezza della lingua non è un optional, per un giornalista.
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mi spiace darti un buffetto sulle mani, Anail,
ma il Tommaso Merlo non è un giornalista ma un grafomane, per cui gli è concesso fare tutti gli errori che vuole.
Non mi starai mica GATTEIDANDO?
ciao
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Gatteizzando? Aiuto…
Ah, TM non scrive per nessun giornale? Lo ignoravo…🤔
Adri, forse non sai, o non ricordi, che il conflitto con Gatto, per me, iniziò perché, per “vendicarti”, gli rimproverai l’uso di “ciliege” al posto di “ciliegie”, motivando poi la cosa con il fastidio che mi creavano i suoi continui attacchi nei TUOI confronti🤭
A brigante, brigante e mezzo!🤗😄
Se leggi i vari commenti tra me e Gatto (e te) sotto l’articolo dell’epoca (ho solo scritto alcune parole chiave e Google me l’ha fornito😳) :
… scoprirai che il mio intento era ed è ben diverso, se riferito a noi commentatori, rispetto al DOVERE di rispettare la lingua italiana che attribuisco, invece, agli articolisti.
👋🏻😘
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gioia, la mia era un battuta scherzosa,
l’ho fatta perchè ricordavo le tue liti furibonde, per il suo modo di porsi da “tenutario” esclusivo della lingua.
buona Pasqua, un bacio.
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X Anail:
Io non apisco kosa sia la linguah italiana scritta pero non mi formalizzo se qualkuno parla ocme mangia spechie se manga calabrese. 😀
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Punto, due punti. Abbondiamo!
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