(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Seguendo le cronache del vertice tra Putin e Kim — i discorsi roboanti e aggressivi, le coreografie da culto della personalità, i soldati che si muovevano a scatti come burattini, le comparse festanti e al contempo terrorizzate — non ho potuto fare a meno di pensare: è dunque questa l’unica alternativa al bieco Occidente, che molti intellettuali rispettabili e alcuni miei cari amici considerano la culla di ogni nefandezza? 

Altri modelli in giro per il mondo, onestamente, non ne vedo. Vi è giunta notizia di un continente governato da Buddha, Gandhi e Francesco d’Assisi? Se esiste, avvertitemi e mi ci precipito. Ma se domani sparisse l’orribile G7 di Biden e Macron, a sostituirlo sarebbe quello di Putin e Kim, con Orbán in veste di osservatore.

Nella foto di rito non mancherebbero i galantuomini di Hamas, un paio di preti iraniani e una delegazione illuminata di talebani, oltre ovviamente al capo supremo, quel Xi Jinping che si è appena rifiutato di contribuire alla liberazione della ragazza israeliana con madre cinese adducendo un argomento che avrebbe nauseato persino Vannacci: «È solo una mezzosangue».

Se si sciogliesse l’Occidente a trazione anglosassone — ingiusto, militarista, inefficiente e corrotto finché si vuole — il suo posto sarebbe preso da un sistema ancora più ingiusto, militarista, inefficiente e corrotto, con l’aggiunta di un disprezzo diffuso per la libertà e l’individuo. Una ragione in più per riformare il nostro modello, invece di limitarsi a disprezzarlo.