
(Michele Serra – repubblica.it) – Non spendo neanche mezza parola per dire, tra il Vannacci e Paola Egonu, da che parte sto. Ma credo che il Tribunale di Lucca abbia fatto bene ad archiviare l’accusa di diffamazione mossa da Egonu al Vannacci per averla definita “non rappresentativa dell’italianità”. Frase “impropria e inopportuna” secondo lo stesso Tribunale, ma non tale da costituire reato. Traduzione dal giudicese all’italiano: dire minchiate non è reato. La vicenda serva da lezione a tutti noi che stiamo con Egonu. Non bisogna offendersi. Non bisogna indignarsi. Non bisogna querelare (a parte i rari casi nei quali la querela è nelle cose, è dovuta, è inevitabile). Non bisogna mostrare le ferite. Bisogna andare sorridendo alla guerra delle parole e dunque alla guerra della politica, ribattere colpo su colpo, chiamare pregiudizio il pregiudizio, razzista il razzista, minchiata la minchiata, Vannacci i Vannacci. La principale prova a carico dei razzisti è la realtà, contrapposta ai loro fantasmi. E dunque impariamo a sbandierare la realtà e vinceremo la guerra. Se Egonu entrasse nell’aula dell’eventuale processo alle opinioni di Vannacci, non sarebbe la parte lesa. Sarebbe la prova vivente (stavo per dire schiacciante, che nel suo caso calza benissimo) che Vannacci ha torto: sì, ho la pelle scura, sì, sono italiana. Altre domande?Non si tratta di porgere l’altra guancia, si tratta di sollevare entrambe le guance di qualche spanna al di sopra. C’è una overdose di suscettibilità che va trasformata in combattività. Abbiamo ragione, che diamine, e per dimostrarlo non serve andare dall’avvocato. Serve dirlo a viso aperto, ogni giorno, senza paura.
“La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi.” È uno dei capisaldi con cui inizia il Manifesto della Razza del 1938 mentre nella copertina della rivista si confrontano i tratti somatici di un africano, un ebreo e un ariano. Vannacci con le sue oscenità non ha fatto altro che ripetere questi deliri. Il giudice lucchese o meglio, il critico letterario che ha archiviato la querela di Paola Egonu ha emesso una sentenza molto particolare, degna di un tribunale speciale.
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Francamente peso che i Vannacci si sia detto tanto, praticamente tutto, puntando ovviamente il faro sul peggio. Personalmente non mi piace granché (e sono figlio di militari da tre generazioni).
Di quel che dice ci sono alcune cose che comprendo o, in parte condivido (che la signora Enogu “somaticamente parlando” non faccia pensare immediatamente ad una italiana è di tutta evidenza. Solo che i caratteri somatici non sono tutto ed essere italiani non è ovviamente una questione di colore della pelle, forma del naso o delle labbra.Ma è difficile farlo capire a qualcheduno …).
La cosa che più mi disturba è l’attenzione intorno ad un personaggio che è sulla rampa di lancio (missilistica per lui) per diventare un novello Razzi: molto macchietta, poca sostanza e tanta pubblicità fatta come da migliore tradizione, proprio da chi non lo vorrebbe vedere. Autentica coglionaggine proseguire con articoli quotidiani (per dire, Salvini è ancora lì nonostante tutto ….
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