
(Tommaso Merlo ) – Il governo neofascista israeliano avanza a Rafah con la consueta viltà. Bombarda dal cielo una città inerme per farsi strada e poi avanza coi carrarmati in una delle aree più densamente popolate al mondo, contro civili che non hanno nemmeno più un posto dove scappare. Scene raccapriccianti con la complicità politica ed i mezzi occidentali anche se si susseguono i segnali che sta cambiando il vento. Biden pare abbia bloccato la fornitura di armi ad Israele per impedire una carneficina a Rafah, del resto quel matusalemme in questo momento non può permettersi di essere complice di una vergogna di tali proporzioni sotto gli occhi del mondo. Nessuna remora morale, solo cosiddetta politica. Avendo ricevuto milioni di dollari dalla lobby pro Israele per venire eletto, Biden dovrebbe evitare capricci e chiudere occhi e orecchie come da tradizione della Casa e come da patti, il problema è che in questo periodo c’è politicamente molto di più sul suo piatto. Quel puttaniere di Trump lo tallona nei sondaggi nonostante passi le sue giornate in tribunale ad assistere al crollo sistematico delle sue menzogne seriali. Ogni volta poi che Biden e i sui sodali salgono su un podio vengono apostrofati come criminali di guerra e tutto questo mentre è in corso un processo per genocidio all’Aja che potrebbe addirittura voler ascoltare la campana di chi ha fornito armi a genocidio in corso. Gli studenti nel frattempo sono stati presi a manganellate e la stampa organica li denigra, ma l’indignazione popolare contro la sanguinaria deriva neofascista israeliana è a livelli inauditi e nessuno vota candidati con le mani sporche di sangue. Ed è qui che casca l’asino. Come per ogni politicante che si rispetti, anche Biden non ha dubbi se in gioco c’è il proprio sederino. Ed eccoci che dopo mesi di stucchevoli tira e molla, l’amministrazione americana blocca la fornitura di armi destinate a sterminare civili a Rafah. Una novità che potrebbe cambiare il corso della storia. I tonti gerarchi israeliani si perdono tra le chiacchiere diplomatiche, ma se gli togli le munizioni guai. E soprattutto con Israele che si ritrova isolato come non mai, in uno stato di mobilitazione militare da mesi e circondato da nemici. Se perdesse l’appoggio americano alle spalle e restasse senza soldi ed armamenti, sarebbe davvero la fine. L’intero progetto sionista si regge sulla centralità dell’esercito e sull’imposizione anche con la violenza dei propri interessi. Togliergli le armi, significa togliergli l’ossigeno. E questo mentre al nord nel frattempo gli Hezbollah non danno tregua da mesi ed hanno cominciato a mirare postazioni militari israeliane causando vittime. Una strategia di logoramento quotidiano a cui Israele risponde con bombardamenti di presunte postazioni nemiche sia in Libano che in Siria ma che finora non hanno avuto esito. Le terre rubate da Israele nel nord tra cui la verdeggiante vallata del Golan sono desertiche con migliaia di sfollati che vivono in hotel da mesi. C’è poi la rogna politica interna. Benito Netanyahu è politicamente deceduto da mesi, è ancora lì solo grazie alla guerra e al conseguente stato di emergenza. Egofascismo. Girano già nomi di sostituti, Mussolyahu sa di essere al suo ultimo giro di giostra e vorrebbe congedarsi coronando il suo sogno sionista. Ma avanzare a Rafah significa non negoziare sul rilascio degli ostaggi come chiedono da mesi i famigliari sostenuti da gran parte della società civile. Sono mesi che le proteste bloccano settimanalmente le autostrade principali con manifestazioni anche davanti all’ufficio di Netanyahu a Gerusalemme e alla sua residenza privata di Cesarea Marittima. La novità è che l’esasperazione ha causato scontri con la polizia che per un governo neofascista sono inaccettabili. Netanyahu ed i suoi gerarchi sono indifferenti alle sofferenze perfino dei propri cittadini, detestano ogni forma di dissenso soprattutto interno e da buoni fascisti vogliono raggiungere i loro scopi anche a costo di calpestare chiunque trovano sul loro cammino. Egofascismo il cui vero obiettivo non è sconfiggere Hamas come starnazza la propaganda. Hamas alla fine è un partito politico e che si possa annientare le idee altrui uccidendo chi le pensa, è una panzana da secolo scorso. Tantopiù se si prova a farlo bombardano la popolazione civile. Il consenso di Hamas non è infatti mai stato così forte e si è allargato ad altri paesi mediorientali. Il vero obiettivo di Netanyahu è invece quello sionista di sempre, l’annessione di tutti i territori ancora occupati dai palestinesi. Cogliere cioè l’assist del 7 ottobre per strappare pezzi di terra e sovranità ai palestinesi occupando brandelli di Striscia, costruendo nuovi muri ed avamposti militari, stringendo in sostanza l’assedio su Gaza con la prospettiva che prima o poi vengano deportati tutti altrove come sempre fatto in passato in altre aree. Nessun segreto, l’esodo in Egitto era una delle proposte politiche all’inizio della guerra. E nessuna novità tranne la brutalità di questa ennesima carneficina. Il governo neofascista di Netanyahu ha superato il limite della decenza scatenando in Occidente proteste popolari che a loro volta stanno costringendo gli insulsi politicanti del pensiero unico a correre ai ripari. Perfino quel matusalemme di Biden che pare abbia sospeso la fornitura di armi. La lobby globale pro Israele è all’opera per correre ai ripari ed utilizzerà tutto il suo potere ricattatorio per piegare Washington anche se non c’è periodo peggiore. Vi sono le elezioni presidenziali e in quest’epoca di deliri fantapolitici di massa, puttanieri e mentitori seriali piacciono molto come insegnano storicamente paesucoli come l’Italia, mentre le vecchie élite democratiche danno la nausea. In attesa di sviluppi e ulteriori inedite novità, a Rafah piovono bombe e i carrarmati procedono tra civili inermi che non hanno nemmeno più un posto dove scappare.
Torturato e ucciso in una prigione israeliana l’eroe medico che ha cercato di salvare la vita ai civili feriti e mutilati a Gaza.
Non dimenticheremo il tuo nome, la tua grande anima, il tuo sacrificio.
Onore a te Adnan Al Bursh.
https://edition.cnn.com/2024/05/03/middleeast/gaza-surgeon-adnan-al-bursh-israeli-prison-intl-hnk/index.html
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si onore a lui,
ma noi siamo si pacifisti , ma prima di essere tali siamo euroatlantisti pro nato pro sanzioni e pro ebrei
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