DÉBÂCLE SUL CAMPO – È scoccata l’ora della verità. Nonostante promesse e aiuti, la situazione sul terreno ormai è compromessa, ma i gialloblù continuano a essere illusi

(DI FABIO MINI – ilfattoquotidiano.it) – In questo periodo di guerra ciò che si percepisce sul campo di battaglia è meno rilevante di quanto ci viene mostrato da tutte le fonti occidentali alimentate dall’Ucraina e di quanto avviene a livello strategico-politico. Sul campo gli attacchi russi sono sistematici, ma limitati. La parola è data alle artiglierie terrestri e alle fanterie diluite lungo una linea di contatto di oltre 800 chilometri, ma più concentrate nell’area di Kharkiv ormai ridotta, come tutte le cittadine e i villaggi del fronte, a cumuli di macerie. A ridosso di tale linea, dalla parte russa sono schierate le forze di riserva, i supporti e i lanciatori di razzi e missili terrestri pronti sia a favorire l’ulteriore avanzata sia a garantire il controllo del territorio. Ancora più arretrate operano le basi di fuoco aereo e missilistico e le basi logistiche. Aerei e missili battono obiettivi in profondità in tutto il territorio ucraino, o quasi, colpendo strutture energetiche, centri di comando e controllo e altri obiettivi d’interesse militare e industriale.
I danni materiali sono ingenti e significativi, mentre quelli alle persone sono largamente sproporzionati rispetto ai primi. Non si è mai visto un rapporto ucraino sui bombardamenti aerei subiti che abbia fatto più di 4 o 5 morti tra i civili, di cui gli immancabili uno o due bambini. Per contro, secondo le stesse fonti ucraine, non viene colpito nemmeno un soldato. Le perdite di combattenti sono un segreto di Stato che come tale va rispettato per la tenuta morale della nazione. Ma non convince nessuno. Da parte ucraina, a ridosso della sottile linea di contatto, peraltro molto discontinua, non c’è niente. Le poche forze disponibili sono concentrate nei punti di maggiore sforzo russo in un testa a testa che contrasterebbe con tutte le regole del combattimento se veramente i russi avessero intenzione e fretta di “sfondare” da qualche parte. Dietro le linee ucraine più in profondità operano le artiglierie e i lanciarazzi e lanciamissili forniti dai Paesi occidentali completi di munizioni, operatori e sistemi di acquisizione di obiettivi non necessariamente schierati in Ucraina. La difesa antiaerea russa copre le parti più sensibili, come Crimea, Zhaporizhia, Kherson e Kharkiv oltre alla difesa “di punto” delle basi aeree e logistiche. Quella ucraina è quasi assente e carente anche nella difesa dello spazio aereo dei maggiori centri come Kiev e Dnipro.
La situazione è quindi di per sé drammatica e non avrebbe bisogno di essere ulteriormente esasperata, come invece Kiev è costretta a fare. Dopo due anni di combattimenti a singhiozzo, l’Ucraina si è resa conto di non possedere la base né per vincere né per essere aiutata a vincere. Il tentennamento americano sui finanziamenti ha lanciato un segnale pericoloso ai dirigenti di Kiev, ha imbarazzato l’amministrazione Biden e ha costretto i vertici di Nato ed Europa a spendersi in rassicurazioni e finanziamenti oltre ogni realistica capacità di fornirli realmente e in tempo per evitare la catastrofe e di inviarli per un tempo lungo. Le manifestazioni di appoggio incondizionato e “per tutto il tempo che ci vorrà” garantito da personaggi in perenne pellegrinaggio a Kiev sono al limite tra l’ipocrisia e la goliardia. Gli ucraini l’han notato da tempo e a ogni viaggio alzano la posta.
E neppure questo sarebbe necessario perché già per proprio conto i “ragazzi” e le “ragazze” che giocano alla guerra fanno promesse che non potranno mantenere senza aggravare ancor più la situazione ucraina e la sicurezza dell’Europa e del mondo. Biden incassa il consenso a fornire altri 60 miliardi di aiuti militari all’Ucraina che mascherano un ingiusto profitto. La Von der Leyen fa altrettanto per l’Europa e Stoltenberg assicura il supporto Nato pur sapendo di non poter garantire il consenso unanime dei Paesi membri: Ungheria, Turchia, Grecia e Italia già promettono saggiamente di non inviare truppe e di limitare gli aiuti, ma come al solito si dovrà vedere cosa faranno se messi alle strette. Macron invece si spende in minacce d’intervento militare da parte della Francia, Cameron conferma la “licenza di uccidere” la Russia coi suoi James Bond, incursori e mercenari, i suoi carri e lanciamissili che da tempo operano in Ucraina e nei Paesi baltici, oltre a 3 miliardi di sterline all’anno “per tutto il tempo che ci vorrà”.
Numeri e promesse sono impressionanti, ma non tanto da rassicurare i dirigenti ucraini che hanno perso la fiducia e devono esasperare le percezioni per affrettare l’afflusso di armamenti e gli accrediti di denaro prima di essere costretti a capitolare non tanto nei confronti della Russia, ma dello stesso blocco occidentale sempre a rischio di frantumazione. Zelensky e i suoi sanno che tali promesse non saranno comunque sufficienti a ribaltare le sorti della guerra. I miliardi di aiuti, tolti quei tanti per le spese di mantenimento dell’apparato statale e quei pochissimi destinati agli scopi umanitari, vanno in armamenti forniti direttamente dai singoli Paesi.
In pratica, come già evidenziato dalla commissione armamenti del Senato americano, “nemmeno un dollaro di aiuti militari all’Ucraina uscirà dagli Stati Uniti”. I soldi andranno alle industrie americane come un qualunque aiuto di Stato. E così è anche per gli altri Paesi generosi sostenitori. Inoltre i materiali che vengono ceduti e tramutati in dollari sono quelli esuberanti le capacità di difesa e deterrenza. Gli Himars, lanciamissili relativamente moderni, sono stati centellinati e ognuno di tali sistemi richiede più risorse per la propria difesa che per il lavoro che dovrebbe fare. Abbondano invece le forniture di lanciamissili tattici Atacms con gittata di 300 chilometri, iniziate nell’autunno 2023 anche da parte inglese. Si tratta di materiali obsoleti già radiati dal servizio o alla fine della vita tecnica per la crescente instabilità dei propulsori. E sono dirette all’esasperazione della guerra le accuse di ricorso alle armi “proibite” che periodicamente tornano alla ribalta fin dai primi giorni dell’invasione con la “scoperta” in Ucraina di siti medici dove si testavano agenti di guerra biologica.
Ora la situazione dei combattimenti non è in stallo, come qualcuno afferma, ma sta peggiorando ogni giorno per l’Ucraina. Russia e Ucraina non hanno mostrato alcuna intenzione di negoziare ed entrambe fanno credere di poter vincere sul campo: l’Ucraina non da sola, ma con il sostegno armato di Usa ed Europa; la Russia con la deterrenza nucleare e il sostegno politico-strategico di Cina e altri Paesi del sud del mondo. Sono due presunzioni errate, ma proprio per questo ancor più pericolose: entrambe portano direttamente a una guerra continentale con l’impiego di armi nucleari tattiche, reso altamente probabile dalle forniture di armi occidentali all’Ucraina.
In una situazione del genere sembra inutile e ipocrita chiedere ai due Paesi di rinunciare alla lotta mentre il resto del mondo spinge per continuarla, per un motivo o per l’altro, per l’interesse di qualcuno o di qualcun altro.
Pertanto i vari appelli
per il negoziato che si stanno moltiplicando più per motivi elettorali che per considerazioni di sicurezza dell’intera Europa dovrebbero essere accompagnati da azioni concrete volte a rimuovere da entrambe le parti le false certezze sul sostegno di cui ancora godono.
L’Ucraina sembra avviata verso una fine ben più grave della neutralità alla quale ha rinunciato volontariamente o forzatamente. È intrisa e circondata da amici e nemici che applicano uno dei Trentasei stratagemmi dei classici cinesi della guerra: “Trarre utile proficuo anche da un cadavere”.
Ordine governativo: silenzio elettorale
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/05/04/lega-contro-le-armi-e-meloni-le-cancella-dal-programma-fdi/7535250/
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Non dimentichiamo a chi giova questa ennesima carneficina e chi avrà maggior profitto dalla futura corsa al riarmo e dall’onda di conflitti che seguiranno:
https://italian.cri.cn/2023/12/08/ARTI4YGAF2h7ZlmfjcGQSzVg231208.shtml
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Per capire in maniera soddisfacente quali rischi stiamo correndo è necessario avere un minimo di spirito di immedesimazione: legioni di cervelli avariati (capi di stato, politici e “”giornalisti””), perfettamente consci che la storia da loro sostenuta sta prendendo una gran brutta piega, stanno pensando a tutto fuorché al destino degli ucraini, perché sono preoccupati di salvare il proprio e la faccia. È in questo clima che possono uscire le trovate più demenziali, nei palazzi e nelle edicole. È un momento di transizione assai pericoloso.
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i crucchi ci riprovano, non gli è bastata la lezione,
“Sullo sfondo di una mostra molto popolare di attrezzature rotte catturate a Mosca, Scholz riempie silenziosamente la flotta di carri armati ucraini di “leopardi”.A parte i “leopardi” eliminati, oggi le forze armate ucraine hanno novanta “leopardi” in servizio, questo è praticamente un reggimento di carri armati pronto al combattimento, addestrato e ben coordinato.Entro la fine di giugno la Bundeswehr spedirà altri 20 “leopardi” sul fronte orientale.Ed entro la fine dell’anno arriveranno altri 25 “leopardi” sul fronte orientale, che aumenteranno la flotta “leoparda” delle forze armate ucraine a 135 veicoli da combattimento.Tuttavia, le forze armate ucraine non hanno ancora deciso di formare una brigata di carri armati separata (4 battaglioni di carri armati) con i leopardi.Pertanto, tutti i “leopardi” entrano in servizio presso la venticinquesima brigata meccanizzata. Secondo i piani dei consiglieri della Bundeswehr, sarà completamente equipaggiato con equipaggiamento tedesco (leopardi + veicoli da combattimento di fanteria marder).I tedeschi credono di aver tenuto conto di tutti i fallimenti nell’uso dei carri armati da parte della quarantasettesima brigata di fanteria, dall’ingloriosa “offensiva” estiva alla fuga da Avdeevka e Ocheretin.A ciascun battaglione carri armati “leopardo” saranno assegnati ufficiali della Bundeswehr e prenderanno anche il comando del quartier generale della brigata per pianificare l’uso dei carri armati e monitorare l’esatta attuazione degli ordini e dei regolamenti tecnici.”Nessun drone fermerà un attacco adeguatamente pianificato ed eseguito con competenza da parte di una massa di “leopardi””, hanno riferito la direzione BT e le truppe meccanizzate della Bundeswehr”.
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altra ciliegina sulla torta avvelenata che gli esportatori di democrazia donano ai bisognosi.
Mano di Soros: il primo ministro georgiano denuncia le tattiche di rivoluzione colorata degli Stati Uniti
“Un grave scandalo è emerso nel 2016 a causa della smentita teoria del complotto secondo cui l’“ingerenza” russa avrebbe influenzato l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi. Ma ciò che i sostenitori della narrativa infondata del Russiagate non sono riusciti a riconoscere è che gli Stati Uniti sono colpevoli esattamente dello stesso tipo di interferenza politica di cui accusano altri, e su scala molto più ampia.
Le accuse di tale ingerenza straniera sono arrivate al culmine venerdì quando il primo ministro della Georgia ha criticato il sostegno degli Stati Uniti alla “violenza” e ai “tentativi di rivoluzione” nel mezzo delle proteste antigovernative nella capitale del paese, Tbilisi. Il Primo Ministro Irakli Kobakhidze sta promuovendo un progetto di legge sulla “Trasparenza dell’influenza straniera” che obbliga le organizzazioni e i media sostenuti dall’estero a rivelare le fonti dei loro finanziamenti.
Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno criticato la proposta di legge, anche se leggi simili esistono in numerosi paesi occidentali. Gli Stati Uniti si oppongono spesso altrove a tali leggi perché minacciano il loro “ soft power ”, rappresentato dal finanziamento di organizzazioni non governative (ONG) in paesi stranieri per miliardi di dollari.
Le indagini hanno rivelato che l’agenzia governativa americana USAID ha investito 1,9 miliardi di dollari in interferenze politiche solo in Georgia. Il budget annuale per i suoi progetti in corso ammonta a circa 70 milioni di dollari. Si è scoperto che numerosi leader dell’opposizione e organi di stampa sono sul libro paga degli Stati Uniti, e anche la Fondazione della società civile di George Soros spende milioni di dollari nel paese.
I legislatori statunitensi hanno minacciato di sanzionare il Paese se andrà avanti con la prevista legislazione sulla trasparenza”.
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È evidente e lo dovrebbe essere per tutti,anche per quei atlantisti più sfegatati, che se la Russia avesse voluto invadere l’ Ucraina intera avrebbe usato molte più forze e ne era capace. Il generale come al solito ci ha descritto in modo non fanatico la situazione in campo e quella geopolitica affidando alla nostra coscienza critica la possibilità di farci un’idea realistica su ciò che sta accadendo. Peccato che la sua opera sia sconosciuta si più.
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