I suoi passaggi in tv adesso suscitano amarezza. E la propaganda per la sua lista alle Europee «Pace Terra e Libertà» sembra nascere dal fatto che non si rassegna a non avere più un programma da condurre

Roma, 14 febbraio 2024
"Mi sembra che non riuscendo a ottenere risultati in altri ambiti, il Governo fa la voce grossa sull'ordine pubblico, in maniera più efficace e autoritaria. Questo scarto mi preoccupa. Se le città migliorassero davvero i loro standard di vita, tramite un intelligente gestione delle forze di polizia, allora sarebbe una cosa che capirei. Eppure vedo che sulle autostrade che per esempio i tir vanno come gli pare e piace. Ci siamo eccitati per le pennellate degli ambientalisti con vernici lavabili, ma sui trattori che stavano bloccando tutta l'Italia nessuno ha detto nulla sul fatto che bloccavano il traffico. L'ordine vale per tutti? O vale solo per certe categorie? L'ordine deve essere giusto e per tutti" lo ha detto Michele Santoro, a margine della conferenza con cui ha annunciato la formazione della iista "Pace terra e dignità" che sarà presentata alle elezioni europee.

(di Fabrizio Roncone – corriere.it) – Michele Santoro, più che un giornalista o un conduttore, è stato un grande condottiero del piccolo schermo. Talento pazzesco, fazioso e appassionato, furbo e spregiudicato. Molto popolare, molto amato, molto odiato: le sue trasmissioni – per anni – hanno raccolto ascolti enormi e scatenato polemiche roventi, perché o stavi con Michele o contro Michele, però poi tutti se lo dovevano comunque vedere Michele, e sentire, anche se ad un certo punto le trasmissioni diventavano comizi pieni di populismo, il primo vero populismo della nostra tivù. Che però è diventato leggendario perché aveva un senso, uno scopo finale. Giusto o sbagliato, era chiaro che ce l’aveva. Per questo, adesso, i passaggi di Michele, le sue ospitate nei talk scatenano una certa dose di amarezza. Un po’ per il tempo che passa, con le rughe e i capelli non più di quel bel rosso mogano. Ma molto di più perché Michele sembra la parodia di sé stesso. 

Un Buffalo Bill che si esibisce per spettatori nostalgici o solo incuriositi, che si fermano a guardare uno che urla, paonazzo: «Il giornalismo s’è ridotto a descrive Putin come un mostro e un mentitore! Invece non è un mostro e non sempre racconta balle!»

Michele, davvero? Michele, ma perché? Perché s’è messo a fare propaganda politica, impregnata di pacifismo demagogico, alla sua lista per le Europee (candidati Vauro e Odifreddi, più il sostegno di Jo Squillo), una lista chiamata “Pace Terra Dignità”, che significa tutto e non significa niente, o forse significa solo che Michele non s’arrende, non si rassegna al fatto che un programma non glielo danno più, perché c’è un tempo per ogni cosa, perché è la vita, e pure Totti che era Totti, con le buone o con le cattive, alla fine ha capito che non poteva più giocare a pallone. Michele cerca invece ostinatamente di risalire a cavallo e prova a ripartire in un tragico galoppo. Anche Buffalo Bill, dopo una stagione da formidabile esploratore e cacciatore di bisonti, finì a esibirsi nelle arene dei circhi, con spettacoli in cui fingeva d’essere ancora nelle praterie americane. Portò il suo spettacolo – Wild West Show – persino a Roma. Dove, l’8 marzo del 1890, perse la celebre sfida nella doma dei puledri contro i butteri arrivati da Cisterna di Latina, guidati da un certo Augusto Imperiali. Caro Michele, pensaci.