Ridurre tutto il Pd a clientelismo e trasformismo è però profondamente ingiusto. Di più: è sbagliato e controproducente

(EMANUELE FELICE – editorialedomani.it) – Dal riscatto del sud dipendono le sorti dell’Italia. E il riscatto del sud è possibile solo con una classe dirigente agli antipodi del trasformismo e del malaffare. È la precondizione. A dirla tutta, il problema riguarda soprattutto il centrodestra, storicamente connesso alle aree più torbide della società meridionale, ai ceti più estrattivi e alla politica, clientelare e opportunistica, quando non malavitosa, che ne consegue. Ma sappiamo che riguarda anche il centrosinistra e il Partito democratico.
Qui però si trovano anche esempi positivi, importanti, con buone conseguenze per la vita dei meridionali. Difatti proprio nel Pdsi confrontano oggi due visioni opposte su quella che dovrebbe essere la politica nel Mezzogiorno, entrambe profondamente radicate nella storia d’Italia.
TRADIZIONI
Una è quella clientelare e trasformista, che risale all’epoca post-unitaria, viene cavalcata anche da Giolitti, e poi si incardina nella Democrazia Cristiana, con figure come Remo Gaspari, nella versione meno grave, protagonista di un clientelismo capillare e inclusivo, molto dispendioso, che ha finito per alimentare la mentalità assistenziale; nell’accezione peggiore abbiamo invece un sistema di potere aggrovigliato alle mafie e che infatti negli anni Settanta e Ottanta ha devastato le grandi regioni meridionali (ma quel sistema è poi transitato in larga parte nel centrodestra).
L’altra è quella del cambiamento sociale e dell’innovazione, una storia di lotta e di riscatto dei cittadini meridionali che origina nel Risorgimento (ma si tende a dimenticarlo), passa per Salvemini, Dorso, Gramsci, attraversa tutto il Novecento, dal sindacalismo di Giuseppe Di Vittorio alla sinistra di Emanuele Macaluso, ma anche all’impegno per l’industrializzazione del Sud profuso dalla Svimez, il quale soprattutto negli anni Sessanta diede buoni frutti e fu guidato dalle parti più innovative delle forze di governo (democristiani di sinistra, socialisti, repubblicani).
TENDENZE OPPOSTE
In continuità con questa seconda visione, il centrosinistra e il Pd hanno realizzato gran parte di quel che di buono, in questi decenni, abbiamo visto nel Mezzogiorno: si pensi alla modernizzazione impressa in Puglia da Nichi Vendola, o a Bari dallo stesso Antonio Decaro, o si pensi ancora prima alla stagione dei sindaci, impersonata al meglio dalla Napoli di Bassolino.
Di recente vi sono stati protagonisti anche a livello nazionale, con ministri come Provenzano (che non a caso viene dalla Svimez e aveva un legame molto forte con Macaluso), Speranza, Amendola.
Ma il Pd e il centrosinistra hanno rappresentato anche la visione opposta, incardinata nei sistemi di potere guidati da Emiliano e De Luca, in cui il clientelismo e il trasformismo, e a volte il vero e proprio malaffare, si combinano oggi con tratti cesaristi, populisti.
IL TENTATIVO DI SCHLEIN
Ridurre tutto il Pd a clientelismo e trasformismo è però profondamente ingiusto. Di più: è sbagliato e controproducente (a meno che l’unico obiettivo non sia lucrare qualche consenso di breve periodo, nuocendo però agli interessi dei meridionali).
Ed è ingiusto e sbagliato soprattutto nei confronti di Elly Schlein e della sua segreteria: Schlein si è imposta proprio contro i «cacicchi» meridionali del suo partito, e viene da loro osteggiata con durezza; e Schlein sta cercando di rinnovare il Pd innanzitutto nel Mezzogiorno, a cominciare dalle scelte per le amministrative in Sardegna e in Abruzzo (e sì, anche in Basilicata, con eloquenti difficoltà), o per lo stesso comune di Bari.
Questo è un impegno che tutti coloro che hanno a cuore il riscatto del Mezzogiorno dovrebbero sostenere o, se non ne condividono alcuni punti, dovrebbero almeno trattare con rispetto: perché in genere fatto da persone oneste e competenti, che spesso lottano, da tutta la vita, contro la politica peggiore e in condizioni improbe.
Se le altre forze che si dichiarano progressiste, a cominciare dai Cinque stelle di Conte, non capiscono che questo impegno va aiutato, e non azzoppato, allora davvero c’è poca speranza per il Mezzogiorno (e per l’Italia).
E’ vero, non si può ridurre tutto il pd a clientelismo e trasformismo: c’è molto di peggio in quel… non dico cosa.
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ciao core ‘
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Il problema che ha il sud e non solo è di tipo culturale.
E’ la mentalità, per usare un termine più popolare, che va cambiata.
I cambiamenti culturali richiedono quantomeno lustri; non è una faccenda di poche settimane o mesi.
Nel frattempo lo spopolamento galoppa senza limiti; non si fanno figli visto le prospettive economiche/occupazionali da incubo; coloro che dovrebbero costituire la classe dirigente prendono la via del Nord o, visto l’andazzo che c’è anche li, la via dell’estero.
L’unica cosa di stanziale al sud è il malaffare e la rassegnazione da parte delle persone oneste che li vivono e che per i più disparati motivi non vogliono andarsene.
Quindi, fermo restando che ci sono state e ci sono persone per bene ad ogni livello, la situazione attuale e quella futura, date e premesse, risultano seriamente compromesse.
“Se le altre forze che si dichiarano progressiste, a cominciare dai Cinque stelle di Conte, non capiscono che questo impegno va aiutato, e non azzoppato, allora davvero c’è poca speranza per il Mezzogiorno (e per l’Italia).”
Il M5S ha nel sud un bacino elettorale di tutto rispetto; quindi trovo sia autolesionistico non voler aiutare il sud.
C’è invece da chiedersi cosa si intende per aiutare.
Se per aiutare si intende allearsi comunque con questo PD, intriso di malaffare e rendersi connivente coi vari capi bastone che da quelle parti dettano “legge”; direi che è altrettanto autolesionistico.
Se invece per aiutare si intende che io mi alleo a condizione che tu faccia repulisti del verminaio che da decenni vive da quelle parti, allora ci sono margini di manovra.
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