Nelle norme per le candidature ci sarà un colloquio per verificare le competenze

M5S, le regole per le Europee: la norma pro-Raggi e il test sulle lingue

(di Emanuele Buzzi – corriere.it) – Una norma pro-Raggi e una anti-Qatargate: unire, mescolare e aggiungere una competenza linguistica che – come gli altri requisiti – potrà essere verificata al momento della candidatura. In sostanza sono queste le novità più eclatanti delle regole per le candidature all’europarlamento proposte dal Movimento. Ciò che salta più all’occhio leggendo i requisiti proposti dal regolamento stellato è l’articolo 3, comma l. Chi si candida, si legge, «non deve ricoprire una carica elettiva, salvo che la stessa non abbia scadenza nell’anno 2024 o che si tratti di un consigliere comunale». Una distinzione che pare cucita su misura per Virginia Raggi. Non solo. Qualche riga dopo si ricorda che il candidato «non deve avere svolto due mandati», ma «è escluso dal limite dei due mandati elettivi un mandato da consigliere comunale». Insomma, un altro tassello che sembra puntellare una eventuale candidatura dell’ex sindaca di Roma. L’ala romana pro-Raggi del Movimento è numericamente importante e da mesi spinge perché l’ex sindaca venga valorizzata pienamente dai vertici. Nelle ultime settimane sono aumentati persino i rumors su frizioni e tensioni tra la sindaca e Giuseppe Conte. Ora la mossa a sorpresa che sembra cambiare lo scenario (e gli equilibri) tra gli stellati. La domanda ora è: che cosa vorrà fare Raggi?

Ma tra le regole ci sono altre due novità rilevanti. Per la prima volta (articolo 3, comma j) viene richiesta una documentazione a chi «abbia percepito contributi, prestazioni, controprestazioni o altre utilità di valore complessivo superiore a 5000 euro in ragione d’anno erogati, direttamente o indirettamente da governi o da enti pubblici di Stati esteri o da persone fisiche o giuridiche aventi sede in uno Stato estero». C’è chi tra gli stellati la considera una norma «preventiva» nel caso si verifichino condizioni simili a quelle del caso Qatargate. Ma non è tutto stavolta i papabili eurodeputati dovranno «dichiarare i livello di conoscenza, sia scritto che parlato, di una delle lingue straniere maggiormente utilizzate nell’ambito dei rapporti all’interno del Parlamento europeo» (articolo 4). Anche questo punto, come gli altri, potrà essere oggetto di «un colloquio teso a verificare la veridicità delle dichiarazioni rese».