Le battaglie sui diritti stanno portando a una nuova divaricazione fra i generi In un anno di grandi appuntamenti elettorali, molti equilibri potrebbero cambiare

(FLAVIA PERINA – lastampa.it) – Femmine progressiste, maschi conservatori: dagli studi internazionali emerge un nuovo divario di genere che contraddice molte convinzioni del passato. Le analisi d’antan raccontavano donne tendenzialmente affezionate al dio-patria-famiglia (“meno votano meglio è per la sinistra” si diceva nel dopoguerra) e maschi come poeti santi navigatori trasvolatori di nuove esperienze, più avventurosi e volitivi. Eravamo poi approdati all’idea sessantottina di unità generazionale, secondo cui era l’anagrafe e non il sesso a fare l’approccio alla politica delle diverse leve elettorali, incendiari a vent’anni e pompieri a sessanta. Adesso scopriamo un ulteriore salto culturale. Il ragazzo-tipo e la ragazza-tipo della Generazione Z abitano le stesse case, sentono la stessa musica, amano le stesse star, sono educati più o meno nella stessa maniera, ma guardano la vita con sensibilità politiche divergenti: lui diffidente o addirittura ostile ai cambiamenti della modernità, lei interessata e disponibile a facilitarli.
Il fenomeno pare planetario. Negli Usa le donne tra i diciotto e i trent’anni sono 30 punti percentuali più liberali rispetto ai loro coetanei maschi. In Germania stesso gap: 30 punti tra i ragazzi (sempre più conservatori) e le ragazze (sempre più progressiste). Idem in Gran Bretagna, dove la differenza è di 25 punti. Ma ancor più rivelatori sono i dati sulla simpatia per i partiti conservatori: in Polonia quasi la metà dei diciottenni è affascinata dall’estrema destra nazionalista, mentre la percentuale si riduce a un sesto se si interpellano le ragazze della stessa età. Il fenomeno ha i suoi picchi in alcuni Paesi ad alto tasso di misoginia, Corea del Sud e Tunisia tra tutti, con conseguenze anche di tipo elettorale: nelle ultime consultazioni i ventenni maschi hanno votato in massa per i partiti tradizionalisti, le ventenni femmine hanno scelto il fronte liberale con la stessa compattezza, disorientando alquanto gli analisti che da sempre sono abituati a osservare tendenze unitarie nelle diverse classi di età (tra i cinquanta-sessantenni le scelte destra-sinistra restano omogenee a prescindere dai sessi).
Il principale lavoro scientifico che ha svelato e descritto il fenomeno è di Alice Evans, autorevole ricercatrice per l’università di Stanford e autrice di un recente studio sul “nuovo divario di genere globale”. E non si dica: vabbè, ha scoperto l’acqua calda. Solo ristrette minoranze finora avevano consapevolezza del fatto che il progresso – scientifico, tecnologico, sociale – abbia favorito più le donne che gli uomini. Non dobbiamo più lavare panni al fiume, morire di parto, crescere otto o dieci figli per l’orgoglio del papà (“Bella famiglia!”) e nessuno ci caccia di casa se restiamo incinte prima del matrimonio. A quanto pare, finalmente la percezione si è diffusa anche tra le ragazzine che il mondo di prima non l’hanno conosciuto affatto, nemmeno per sentito dire.
O forse il rischio di tornare indietro – visibile a molte latitudini del mondo – ha finalmente affinato i ragionamenti delle adolescenti: nessuna donna sensata ha nostalgia dei bei tempi prima della pillola e della lavatrice.
Quanto agli uomini, ecco, si capisce l’attuale smarrimento davanti ai tempi nuovi. Per loro il vantaggio progressista è stato evidente finché ha prodotto contratti collettivi, diritto di sciopero, straordinari pagati, insomma: finché si è occupato delle loro prevalenti attività e diritti. Poi è diventato un’altra cosa. Ha cominciato ad agire guardando l’altra metà del cielo, a occuparsi di questioni che alla maggior parte degli uomini apparivano irrilevanti o addirittura assurde, la parità, l’integrazione, il corteggiamento invadente, le pacche sul sedere. Anche se in nome dell’ideologia bisognava applaudire, le abitudini personali andavano da un’altra parte.
Le ragazze non lo sanno (possono googlare alla voce: “La Ragazza con la pistola”) ma noi boomer intuimmo le prime tracce di divergenza politica di genere nel 1968 di Assunta Patané che lascia il nero siculo con cui è partita da Palermo per vendicare il disonore di un mancato matrimonio, si fa bionda, minigonnata, londinese e alla fine invece di sparare a Macaluso Vincenzo lo lascia a bocca aperta sul molo dopo una notte di passione. Ovvio che una così avrebbe votato a sinistra. Ecco, mezzo secolo dopo par di capire che i Macaluso Vincenzo si sono risvegliati. Sanno che il progresso cosmopolita e femminista non presenta vantaggi per loro. Logico che scelgano la chiave ideologica opposta.
Secondo Alice Evans a muovere all’improvviso la curva del divorzio politico tra maschi e femmine è stato il MeToo: la chiara distanza tra conservatori e progressisti sul tema molestie ha incardinato orientamenti che si sono poi estesi ad altre questioni. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania le giovani donne hanno cominciato ad assumere posizioni molto più liberali sull’immigrazione e sull’integrazione rispetto ai giovani uomini: sono andate “a sinistra” mentre i loro coetanei restavano fermi oppure si spostavano “a destra”. In Gran Bretagna i laburisti sono così preoccupati della perdita di contatto con i giovani maschi che stanno pensando di copiare l’esperienza australiana dei capanni degli uomini, luoghi di incontro dove dedicarsi alla falegnameria, all’orto o ad altre attività comuni per trovare conforto, e anche qui l’inversione di senso è rivelatrice: una volta la depressione e il bovarismo erano femmine ed erano le signore a riunirsi nei pomeriggi del cucito per sfuggire all’ansia indistinta del futuro. Adesso il circolo del fai-da-te serve ai maschi.
Magari ha ragione Evans, magari è stato il MeToo. Ma nel caso ci sarebbe da chiedere: la perdita del diritto alla pacca sul sedere è stato davvero un evento così traumatico? La masculinity era tutta lì, al “vero uomo che ci deve provare”? A sette anni dal lancio di quell’hashtag fatale era lecito aspettarsi che lo choc rimanesse limitato agli over-60 cresciuti in altre culture, con altre idee delle donne e del potere. È strano scoprire che la perdita del privilegio della mano morta abbia avuto effetti tanto significativi sulla generazione teen, quella delle identità fluide che (in teoria) nega addirittura la prevalenza della biologia nelle questioni di sesso, attrazione, polarità degli istinti.
Alla fine, con tutto il rispetto per la ricercatrice, viene il dubbio che la scelta conservatrice di questi Ragazzi Z sia effetto di una più larga adesione a valori, aspirazioni, suggestioni che una volta appartenevano solo alle ragazze. Nell’estetica: le creme antirughe e le sopracciglia ad ala di gabbiano, la fissazione per il fitness e per le diete detox. Nei rapporti sociali: l’ansia da prestazione, il buon partito (“la donna giusta”) come ambizione prioritaria, l’angoscia del cosa dirà la gente. Sul lavoro e negli studi: una certa svagatezza dell’impegno seguita da picchi di stress quando l’orologio biologico – sì, esiste anche per gli uomini – intorno ai trent’anni segnala l’imminente fine di eterne adolescenze trascorse senza combinare niente.
Guardandoli così questi giovani conservatori, questi nostalgici dell’ancient regime, più che truci reazionari decisi a riappropriarsi dei privilegi della mascolinità, sembrano altro. Sembrano le nuove Assunta Patané prima versione: signorine che difendono una vecchia idea di onore, sognano il matrimonio in bianco sulla piazza del paese e maledicono il mondo che va da un’altra parte.
Stimo Perina, ma quest’accozzaglia di luoghi comuni poteva evitarla. Ma poi dove sta scritto che la sinistra è buona e la destra cattiva? Ormai è quasi impossibile distinguerle. La vera divisione è tra elite e popolo.
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E se fosse che le ragazze sono, mediamente, molto più istruite di certi buzzurri rincoglioniti da PlayStation e dei finti maschi che sfogano nelle violenze di gruppo la perduta virilità per mancanza di carattere?
Che poi…. Conosco pure tante sciroccate fascio razziste, tutte legge&ordine ma di stampo suprematista.
Dov’è sparito il loro istinto materno e protettivo quando si esaltano per le morti in mare di bambini innocenti o dei palestinesi giustiziati con raffiche di mitra?
E le aspiranti mignotte televisive?
E lle l’influencer che incassano in proporzione ai centimetri quadrati di carne esposta in video? Sarebbero di sinistra questi prototipi umani o allevate nell’anarco egoismo di stampo Berlusconide?
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Che fai, ti contraddici da solo adesso 😀 😀 😀 ?
Te lo meriti ‘sto video 😀
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Eccolo il bimbominkia del blog.
u continua pure ad attaccare il nulla, come un novello Don Chisciotte con la Panza.
Una donna che nel 2014 si era subito accorta della deriva di certi impostori apparsi come novelli salvatori della Patria, una che ha subito angherie e offese che proseguono ancora oggi, dopo la sua morte.
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1- ma che fai, scrivi anche t- u in CORSIVIiooo?
😀 😀 😀 😀 😀
2- sì, sto attaccando il NULLA, come te ne sei accorto?
😀 😀 😀 😀 😀
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Perina ma chi te la fa fare a scrivere “si Peri-gliosi” articoli?
Generalizzare su milioni di persone…..Ma va là, Ma va là!
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La dottoressa Perina che trasborda ricerche estere sui giovani italiani senza se ne ma è qualcosa di indigesto. I dem hanno fallito e i tentativi di vestirci alla mariling sono nauseanti. Gran Bretagna, Germania e America.. siamo noi, grazie per l’informazione ancora non si sapeva.
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Invece di etichettarci nel grande crogiolo della cultura anglosassone che non ci appartiene se non per una distopica e distorta apposizione, la giornalista se rivelasse lo stallo dentro alle nostre università sarebbe più onesta: le regole evolutive o invutive, la sociologia darwiniana non sono frasche spoglie di un albero secco e noi siamo una popolazione con una multitudine di dialetti e folklori che l’atlantismo economico sta’ lentamente cancellando per creare una popolazione suddita senza alcuna identità reale e solo a parole per indirizzare i grandi fenomeni di massa a favore di una lederschip estranea e al contempo protesa sulle nostre tasche e possibilità. Ma le diversità restano e si incuneano portando invero a quegli effetti devastanti di smembramento attraverso una superiorità effimera quanto falsificata di un modus operandi rispetto ad un sistema più vecchio ma più umano e quindi più funzionale a circoscrivere un’identità reale alla quale si agganceranno poi sviluppi, idee proposte , fattive invece che separatismi, odi e corruzione.
Questo mare piatto dei democratici nostrani ha solo l’onere di coprire il mare di spazzatura che invade ora l’uno ora l’altro posto dove la dissoluzione della cultura di origine si accompagna ad una allegra sostituzione etnica, volente o nolente con amore o con la forza basta che accada. Mentre intere periferie giacciono nel completo degrado molti trovano il coraggio di imporsi altrove invece che sul suolo natio dove i madrigali hanno altro peso e colore.
Vergogna totale.
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Quindi io che sono donna/femmina ho inequivocabilmente un atteggiamento a sx ? Gli ombrelloni ideologici con pere e mele ormai, disvelati molti veli, appaiono come la ribollita della ribollita e, cottura dopo cottura arriviamo al super market delle f distopie.
Sulla massa perseverano i venti atlantici quando sia gli alisei che i monsoni hanno una loro risultante nel fare girare le rotelline.
Siate meno evasivi e allusivi di lungo corso, tanto la pagnotta non vi mancherà se incidete un solco leggermente più profondo di una ruga.
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